Morto l’artista svizzero Markus Raetz. Aveva 78 anni

L’artista è scomparso dopo una lunga malattia. Tanti gli omaggi e i ricordi dal mondo dell’arte.

Markus Raetz, Looking Glass, 1988-92
Markus Raetz, Looking Glass, 1988-92

“Caro Markus, ti ringraziamo per la poesia che ci hai donato e che ci parla in ogni tua opera”, così la galleria Monica De Cardenas di Milano e Zuoz, in Svizzera, saluta l’artista Markus Raetz nato nel 1941 a Büren an der Aare vicino Berna. Come riporta il Corriere Ticino, l’annuncio della sua scomparsa, avvenuta il 14 aprile dopo una lunga malattia a 78 anni, è stato dato dalla radio SRF. Dall’esordio nella seconda metà degli anni ’60 ad oggi, l’artista ha esposto nei maggiori musei internazionali, dalla Kunsthaus di Zurigo al New Museum di New York, fino alla Serpentine Gallery di Londra. Nel 1969 è tra i protagonisti della mitologica mostra When Attitudes become forms, nella sua Berna. È del 2012 invece la retrospettiva al Kunstmuseum Basel, mentre del 2016 la grande monografica presentata dal Masi di Lugano.  Se i primi anni sono maggiormente dedicati alla pittura è negli anni ’80 che l’artista dà grande spazio alla propria vocazione di scultore. Proprio nell’84 dà vita alla famosa installazione Der Kopfancora oggi nel Marian Park di Basilea, che raffigura con pochi segni un volto. Ma moltissime sono le opere di arte pubblica che l’artista ha disseminato nel mondo.

L’OPERA DI RAETZ

“Raetz parla alla mente e al cuore con immagini essenziali e poetiche. I meccanismi della rappresentazione e la pluralità della visione sono i temi attorno ai quali si snoda il suo percorso artistico. Nei taccuini degli anni Sessanta e Settanta l’artista traccia le basi della sua ricerca: le linee formano figure, paesaggi e oggetti, la cui continua trasformazione ci rende partecipi del processo creativo e consapevoli della fluidità delle immagini e dei punti di vista”, continua così il racconto della galleria Monica De Cardenas, che ha rappresentato l’artista per ben venticinque anni e che ha inaugurato lo spazio a Zuoz nel 2006 proprio con una sua mostra. Negli anni ’90 comincia invece la popolare serie delle Metamorfosi, che si intitolano così proprio per la capacità mutevole di modificarsi a seconda del punto di vista dal quale le si osserva. In alcune di esse compie anche degli omaggi alla grande arte riferendosi a Beuys o a Morandi.

GLI OMAGGI

Tanti gli omaggi che appaiono sui profili social di colleghi, curatori e musei. Il Kunstmuseum di Lucerna lo saluta scrivendo: “con Markus Raetz ci lascia un artista straordinario, presente nella collezione del Museo d’arte Lucerna con numerose opere meravigliose”. Dal Musèes d’Art et d’histoire di Ginevra scrivono:“è con grande tristezza che apprendiamo della morte di Markus Raetz. Un artista fecondo che è stato molto vicino alla nostra istituzione e molto generoso grazie a scambi regolari con i nostri conservatori fin dagli anni ‘ 70 contribuendo all’arricchimento della collezione con donazioni. Il MAH ha circa 338 sue opere. La sua scomparsa è indubbiamente una grande perdita per l’arte svizzera. Tutti i nostri pensieri vanno alla sua famiglia.Raetzha rappresentato la Svizzera alla Biennale di Venezia nel 1988 e ha partecipato a Documenta, Kassel nel 1968, nel 1972 e nel 1982. Le sue opere sono nelle collezioni dei maggiori musei svizzeri, del MoMa di New York, della Tate Gallery di Londra, del Centre Pompidou di Parigi, del Museo d’Arte Moderna di Francoforte, tra gli altri.

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