Un gruppo di artisti cinesi ha donato quasi 2mila tute sanitarie agli ospedali italiani. La storia

Una catena umanitaria, un atto di grande generosità. Un’iniziativa non governativa partita da un gruppo di artisti cinesi e arrivata in Lombardia grazie a una rete di preziosi contatti. Ce lo ha raccontato Manuela Lietti in questa intervista.

“We’re all in the same boat”, scriveva Marina Abramovic sul manifesto della Barcolana di Trieste del 2018. Frase che meglio che mai descrive i giorni tumultuosi che stiamo affrontando; con una pandemia in atto che non fa distinzione alcuna tra continenti e frontiere. Una lezione pienamente recepita anche dalla popolazione cinese, che con qualche mese di anticipo ha vissuto tutto ciò che noi stiamo vivendo ora. Un senso di empatia e una voglia di condivisione che hanno guidato numerose iniziative solidali: tra queste c’è la cordata umanitaria che ha portato a compimento la donazione di oltre 1500 tute protettive agli ospedali lombardi da parte di un collettivo che opera nel mondo dell’arte e della cultura in Cina. I loro rappresentanti sono Jiang Dou Team & Dai Ying, Liu Gang, Zhang Xiaolong, Zhang Jianing e 99′ BBI Charity Group (della Communication University of China).

La donazione di un gruppo di artisti cinesi agli ospedali italiani

La donazione di un gruppo di artisti cinesi agli ospedali italiani

TUTTO IL MONDO SULLA STESSA BARCA

Un elemento fondamentale di questa operazione è stato chi ha contribuito all’organizzazione e alla comunicazione affinché questo ponte Cina-Italia potesse diventare realtà. Questo ruolo l’ha avuto Manuela Lietti, curatrice e critica d’arte italiana che vive e lavora stabilmente in Cina dal 2003 e che ha partecipato al team organizzativo dell’ultima Biennale di Urbanistica e Architettura di Shenzhen. Come ci racconta, ha vissuto in prima persona, assieme al marito Luan Xiao e ai figli, lo scoppio iniziale dell’epidemia cinese e la conseguente, drastica ma essenziale, messa in quarantena della popolazione. Poco prima del blocco dei voli, la famiglia decide di prendere un aereo e volare in Lombardia, dai parenti della curatrice, dove appena arrivata si mette in quarantena volontaria per ben oltre i 14 giorni di osservazione suggeriti. Non ha, però, neanche il tempo di riprendere i contatti con la vita sociale, che il virus li segue. Vedono così delinearsi in Lombardia lo stesso scenario pauroso che avevano appena visto dall’altra parte del mondo.

La donazione di un gruppo di artisti cinesi agli ospedali italiani

La donazione di un gruppo di artisti cinesi agli ospedali italiani

IL GRANDE GESTO DI SOLIDARIETÀ VERSO GLI OSPEDALI ITALIANI

L’iniziativa di sostegno alle strutture ospedaliere era già nata ad opera del collettivo cinese tempo addietro, con l’intento di raccogliere donazioni da destinare ai medici di Wuhan e non solo. “Già quando ero in Cina avevo seguito questa iniziativa, soprattutto perché Liu Gang, uno degli iniziatori di questa catena di beneficenza cinese, è un caro amico di lunga data. Una volta tornata in Italia ho continuato a seguire il progetto, che poi è stato sostenuto da molti operatori del mondo dell’arte e della cultura, non solamente artisti ma anche curatori, collezionisti, imprenditori, attori, associazioni studentesche”, afferma Manuela Lietti, raccontando a Artribune della genesi del progetto. “Questo gruppo si è mobilitato il più velocemente possibile e in maniera capillare, utilizzando una fitta rete di contatti e tutto ciò che aveva a disposizione per fornire aiuto agli ospedali non solo di Wuhan ma anche di altre città. Quando ho realizzato che la Lombardia si trovava in uno stato di emergenza evidente, ho iniziato a cercare tra tutti i miei contatti cinesi gli amici che avrebbero potuto dare una mano, chiedendo consiglio”.

UN PONTE CINA-ITALIA: QUASI 1900 TUTE ALLA SANITÀ ITALIANA

Subito Liu Gang con il suo gruppo è stato un interlocutore eccellente: il caso ha voluto che avessero delle tute protettive per personale medico all’interno di un magazzino di Francoforte, che avevano già acquistato per poterle spedire a Wuhan ma che non erano potute partire a causa della chiusura totale da parte della Germania verso l’esportazione di materiale medico in Cina”, prosegue Manuela Lietti. “Quindi ho parlato con l’Ambasciata d’Italia in Germania a Berlino, rapportandomi direttamente alla figura del Dott. Francesco Leone, Primo Consigliere (Cultura, Economia) grazie a Alexandra Wolframm, un contatto fornitomi da Loris Cecchini che ha abbattuto di non poco i tempi dell’operazione. Grazie agli sforzi diplomatici e alla totale devozione al progetto da parte del Dott. Leone, alla sinergia con il Consolato Generale d’Italia a Francoforte, tutto è stato compiuto nell’arco di pochissimi giorni. Abbiamo anche ottenuto il supporto generoso di Generali Deutschland e di Air Dolomiti per fare in modo che queste tute potessero arrivare in Italia per essere donate agli ospedali della Lombardia nel minor tempo possibile. La fortuna è stata che queste tute si trovassero già in Europa, seguita dalla decisione molto generosa del gruppo di benefattori cinesi di donarle alla nostra regione senza remore. Parliamo di una donazione molto cospicua, per il valore economico di questo equipaggiamento specifico ma soprattutto perchè si tratta di dispositivi essenziali per tutti i nostri medici, un vero e proprio salva vita”.

Lettera di intenti dei donatori cinesi agli italiani

Lettera di intenti dei donatori cinesi agli italiani

L’IMPORTANZA DELLA COOPERAZIONE

L’operazione prova, ancora una volta, che per le grandi imprese non sono necessari muri, ma una grande cooperazione, ben venga se tra un capo e l’altro del globo. La curatrice conclude quindi con un importante appello: “Ogni figura di questa catena è stata fondamentale, ogni piccolo gesto ha portato a questo risultato. Ognuno di noi può fare la differenza. Che questo dramma purtroppo transnazionale e transculturale, ci restituisca il senso più profondo della parola compassione, ci faccia restare umani, e come tali vulnerabili ma coscienti di essere parte di una grande comunità in cui nessuno si deve sentire escluso o intoccabile e in cui il diritto alla vita di tutti deve prevalere sul resto. Questo gruppo di amici che io ho la fortuna di avere in Cina, non ha solamente donato, ha anche condiviso il know how che medici e volontari cinesi hanno accumulato nel corso del tempo. Questi ultimi hanno sperimentato a proprie spese e in prima persona questa malattia nuova, ci sono vicini e ci possono aiutare a capire che cosa serve maggiormente in questo momento, sia a livello emotivo, sia pragmatico e razionale.

-Giulia Ronchi

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Giulia Ronchi

Giulia Ronchi

Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando…

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