Il supermercato delle immagini. La nuova mostra al Jeu de Paume di Parigi

Apre a febbraio al Jeu de Paume di Parigi la mostra “The Supermarket of Images”, ispirata all'omonimo libro di Peter Szendy. 48 artisti, quasi 70 opere e 5 sezioni, per una ricognizione a tutto campo nell'universo ipertrofico delle immagini

Viviamo in un mondo sempre più saturo di immagini. Il loro numero sta crescendo in maniera così esponenziale – ogni giorno più di tre miliardi di immagini vengono condivise sui social network –  che tutto lo spazio visibile sembra letteralmente inondato. Come se non potesse più contenere le immagini che lo costituiscono. Come se non ci fosse più spazio, nessun interstizio”.
Si apre con questa osservazione, abbastanza ovvia ma incontestabile, la presentazione della nuova mostra collettiva del Jeu de Paume di Parigi, che sarà aperta dall’11 febbraio al 7 giugno 2020. The Supermarket of Images, questo il titolo del progetto, riprende i temi dell’omonimo libro del 2019 di Peter Szendy, che cura la mostra insieme a Emmanuel Alloa e Marta Ponsa. Ciò che si vuole indagare, attraverso il lavoro di 48 artisti internazionali, è “l’economia” che regola questa iperproduzione di immagini: la gestione, il trasporto (fisico ed elettronico), i percorsi di diffusione e naturalmente il valore, in termini sia culturali che strettamente monetari. Per riassumere la pluralità di questi concetti, l’autore ha coniato il termine “iconomy”, efficace risultato dell’unione delle parole icon ed economy.

LE OPERE IN MOSTRA

Tra i tanti nomi celebri presenti nelle cinque sezioni della mostra, si segnala la presenza di Andreas Gursky con la monumentale fotografia Amazon (2016) che ritrae uno dei magazzini del colosso mondiale dell’e-commerce: un’immagine memorabile che sembra condannare, senza bisogno di parole, gli eccessi sempre più sfrenati della cultura del consumo. È dedicata invece al mondo dell’informatica e della rete l’installazione di Evan Roth Since You Were Born (2019-2020). L’artista americano, che porta avanti questo progetto da molti anni, tappezza stanze intere con i materiali (testi e immagini) salvati automaticamente dalla cache del suo computer durante le quotidiane sessioni di navigazione. Una specie di ritratto automatico, personale ma in un certo senso anche universale, che la macchina produce conservando ogni traccia del suo passaggio. Presente anche Maurizio Cattelan con un lavoro del 2001 (Untitled), la nota installazione dei due ascensori in miniatura; Martha Rosler con lo storico collage Cargo Cult (1966-72) e Trevor Paglen (che sulle immagini contemporanee ha scritto anche diversi saggi) che espone una delle sue fotografie dei cavi sottomarini usati dall’NSA per le su operazioni di sorveglianza globali (NSA-Tapped Undersea Cables, North Pacific Ocean, 2016).
Non mancano gli autori storici, come Yves Klein, Sergueï Eisenstein, Victor Vasarely e László Moholy-Nagy. Di quest’ultimo è stata scelta la famosa serie Telephone Pictures (Construction in Enamel 1, 2 and 3), del 1923, un gruppo di dipinti realizzati, stando alle dichiarazioni dell’autore, dettando le istruzioni al telefono da un’azienda che produceva insegne, anticipando di diversi decenni il futuro delle immagini, che sarebbero presto divenute immateriali e composte di pura informazione.

– Valentina Tanni

www.jeudepaume.org

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Valentina Tanni

Valentina Tanni

Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova…

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