Illycaffè alla Biennale: le opere di Ulrike Müller incontrano lo chef Sang Hoon Degeimbre

Le immagini dell’evento C’è arte in tutto ciò che facciamo che ha fatto incontrare l’artista austriaca con lo chef bistellato belga. Grazie a illycaffè

Cene Biennale: l'artista Ulrike Müller e lo chef Sang Hoon Degeimbre
Cene Biennale: l'artista Ulrike Müller e lo chef Sang Hoon Degeimbre

L’ambiente è immersivo ed ispirato all’opera d’arte di Ulrike Müller. Il pavimento reticolato ed i tre tavoli di tre colori diversi danno la sensazione di essere in un’opera ambientale degli anni ’60. L’arte crea uno spazio ambientale, nella stessa misura in cui l’ambiente crea l’arte”, diceva Celant, e quando il contesto è l’Arsenale della Biennale di Venezia, l’apporto del fattore ambientale è naturalmente importante. Per l’ultimo degli appuntamenti “C’è arte in tutto ciò che facciamo”, una serie di 4 cene-evento, un dialogo creativo organizzato da illy tra artisti e chef in occasione dei 10 anni di partnership con la Biennale Arte, ed in collaborazione con le Guide Michelin, il dialogo è tra l’opera di Ulrike Müller (Austria, 1971) e Sang Hoon Degeimbre (Belgio, 1969). L’artista è stata selezionata da Ralph Rugoff in persona, direttore della 58. Esposizione Internazionale d’Arte. 

LE OPERE

L’arte della Müller usa l’astrazione con l’intenzione di combinare esperienze sociali e individuali, rimescolando le relazioni tra l’artista e lo spettatore. I suoi lavori sono in gran parte influenzati dall’astrazione geometrica per creare un rapporto intimo tra colore e forma, ma anche come rappresentazione di identità e corpo. La sua pittura astratta e geometrica non è fine a se stessa ma crea collegamenti tra forma, contesto sociale e identità. Ulrike Müller lavora con diversi media (tra cui pittura a smalto, stampe e tappeti) per esprimere un formalismo grafico e rigoroso, carico di possibilità femministe e queer. L’abbinamento con lo chef Sang Hoon Degeimbre, pensato da Illy e Guide Michelin, diventa in questo caso particolarmente azzeccato. Nel suo ristorante Air du Temp a Noville sur Mehaigne, in Belgio, lo chef bistellato di origine coreana dà vita a una cucina che si basa su due principi essenziali: l’uso di prodotti raccolti ad un massimo di 15 km di distanza e un approccio ‘food pairing’. Il concetto di food pairing consiste nel mappare tutti gli ingredienti naturali in base alle loro molecole aromatiche per trovare affinità di gusto o idiosincrasie gustative e creare così accoppiamenti o sostituzioni. In parole povere, per esaltarsi due cibi devono avere in comune le componenti aromatiche più importanti, e per scoprirle va fatta una analisi aromatica che separa i componenti del sapore. Graficamente vi apparirà il prodotto da cui si parte circondato dalle diverse combinazioni possibili. L’abbinamento dei sapori secondo scienza.

IL MENU DELLA SERATA

Un esempio di proposta nella serata? Pomodori, scampi grigi e whisky. Ma anche carote, lardo e furikaké. Anche se il piatto più identitario dello chef nella serata è stato ’15 sfumature di cavolo’. Questo approccio scientifico, che per certi versi avvicina il lavoro dello chef ad un lavoro di alta pasticceria, potremmo immaginarcelo da un punto di vista visivo come una griglia nella quale inserire gli elementi e creare connessioni inaspettate. La griglia creata per la tazzina da Ulrike Müller, riproposta sul pavimento della sala ristorante Le Bombarde all’Arsenale, sembra partire da un presupposto simile, per poi creare la struttura nella quale le relazioni sociali e le identità delle persone possono incrociarsi in maniera inaspettata.  In un breve discorso lo chef ha dichiarato ‘il colore è gusto, ogni colore ha il suo gusto e ogni gusto il suo colore’, in questo gioco di rimandi e di intrecci. Scienza e geometria come base per la creatività. Che da un lato si avvicina al pensiero di chi sostiene che la committenza e l’apposizione di regole e limiti non ostacoli la libertà di espressione e l’arte, anzi possa diventare un contesto più definito e stimolante per chi si appresta a ‘creare’.

CHICCERA

Alla serata sono intervenuti, tra gli altri, l’amministratore delegato di Illy Massimiliano Pogliani, il direttore artistico Carlo Bach, ed alcuni ospiti del mondo arte, cultura e cibo. Prima del caffè Illy, servito nella tazzina disegnata dalla Müller, un interessante dessert di basilico viola e shiso è stato proposto dalla pasticciera Julie Malcorps.  Tra gli scopi della serata, anche quello di dare sostegno all’Archivio Storico delle Arti Contemporanee (ASAC) che tutela, conserva e valorizza il patrimonio documentale della Biennale di Venezia e delle arti del Novecento, raccolto dal 1895 a oggi. Le tazzine che compongono la Illy Art Collection raccolgono ad oggi il lavoro di più di 100 artisti internazionali.

Marco Trevisan

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