Il super-gallerista Massimo Minini dona il suo archivio alla Triennale di Milano

Tra i galleristi italiani più stimati nel mondo, Massimo Minini donerà il suo archivio (contenente oltre quarant’anni di carriera) all’istituzione milanese. A disposizione di studenti e studiosi

Massimo Minini
Massimo Minini

“Torno, pochi anni dopo, sul luogo del delitto. Giuro che non volevo, non pensavo. Ma la Triennale di oggi mi ama come quella di ieri e proprio non potevo esimermi, pena essere un ingrato. Così ho accettato questo nuovo, diverso invito”. A parlare è Massimo Minini, gallerista tra i più noti e influenti in Italia e tra i più apprezzati all’estero, che nel corso di oltre quarant’anni ha fatto della sua galleria di Brescia un punto di riferimento indiscusso nel sistema dell’arte nazionale. Oltre quarant’anni di carriera, dicevamo, costellati da collaborazioni con artisti che hanno segnato la storia dell’arte del Novecento: Carla Accardi, Robert Barry, Alighiero Boetti, Daniel Buren, Giuseppe Chiari, Luciano Fabro, Hans-Peter Feldmann, Alberto Garutti, Dan Graham, Anish Kapoor, Bertand Lavier, Sol LeWitt, Giulio Paolini, Ian Wilson, e la lista è ancora lunga.
Il “luogo del delitto” di cui parla Minini è la Triennale di Milano, che nel 2013 ha dedicato al gallerista una grande mostra per festeggiare i suoi quarant’anni di carriera. E Massimo ritornerà, alla Triennale, il prossimo 16 settembre, per festeggiare il suo compleanno. Un’altra mostra? Sembrerebbe di no, ma da una persona brillante, ironica ed eclettica come Minini c’è da aspettarsi davvero di tutto. Un esempio? La Triennale decide di dedicargli una grande festa di compleanno e, a fare il regalo, è proprio lo stesso festeggiato: il gallerista ha infatti deciso di donare il suo archivio all’istituzione milanese.

L’ARCHIVIO DI MASSIMO MININI ALLA TRIENNALE DI MILANO 

“L’idea di donare il mio archivio arriva per ricambiare l’opportunità che la Triennale mi sta dando, dopo la mostra che mi è stata dedicata nel 2013 per i miei quarant’anni di carriera: il 16 settembre la Triennale mi fa una festa di compleanno nel grande salone d’onore”, ci racconta Massimo Minini. “Avevo invitato Stefano Boeri a venire al mio compleanno, e mi ha risposto: ‘no, non vengo, vieni tu che ti facciamo la festa qui’. Ma guarda un po’ questi qua che mi vogliono così bene!”. Come mai la scelta di ricambiare l’affetto dimostrato dalla Triennale è ricaduta proprio sull’archivio? “In un primo momento mi sono chiesto: contraccambio con una Mont-blanc al direttore o un libro di Gropius firmato al Presidente? Poi ho pensato di donare il mio archivio, tanto lasciarlo adesso o tra dieci anni non cambia nulla. Lasciandolo adesso, però, potrà essere utilizzato da studiosi e studenti, anziché tenerlo nascosto”, ci risponde Minini.

L’ARCHIVIO DI MASSIMO MININI. OLTRE 40 ANNI DI ARTE CONTEMPORANEA

Cosa contiene l’archivio di Massimo Minini? “A un certo punto della carriera, uno si rende conto di avere costruito involontariamente un archivio”, risponde il gallerista. “L’archivio è una cosa involontaria: le cartoline, gli inviti delle altre gallerie, i libri, i poster, le lettere, le fatture… A un certo punto diventa una cosa talmente grande da essere ingestibile. E ho sempre pensato che a un certo punto lo avrei lasciato a qualcuno a cui potesse essere utile”. Un archivio che raccoglie documenti, ma non solo: “nell’archivio ci sono cose anche più importanti delle opere d’arte, sono custoditi momenti di riflessione, momenti in cui nascono le idee… Penso alle lettere di Paolini, Kapoor, Boetti, Fabro…”. Un piccolo tesoro ambito da diverse città, come racconta lo stesso Minini: “l’archivio mi è stato chiesto da Dresda, Rivoli, Brescia, alla fine ho preso la decisione di donarlo alla Triennale. Non volevo fare un torto a nessuno, ma la Triennale è un posto importante, moderno, accessibile, e un luogo d’incontro oltre a essere un museo per una certa Milano e una certa Lombardia, è un posto molto vivace, i miei appuntamenti li ho sempre dati in Triennale. E poi Milano è la ‘città che sale’: l’Expo e le Olimpiadi invernali sono stati un colpo mica da ridere! Uno/due come ai tempi di Cassius Clay”. E conclude con la sua tipica ironia: “avrò ingresso libero in Triennale finché campo!”. 

– Desirée Maida

www.galleriaminini.it
www.triennale.org

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.