L’universo evolutivo di Koen Vanmechelen da ottobre in mostra a Mendrisio

Una retrospettiva con più di sessantacinque opere tra sculture, neon, stampe, installazioni e dipinti allestiti all’esterno e nei tre piani del Teatro dell’architettura di Mendrisio.

The Worth of Life, 2019 © Koen Vanmechelen
The Worth of Life, 2019 © Koen Vanmechelen

A partire dal 4 ottobre, il Teatro dell’architettura di Mendrisio, progettato dall’architetto Mario Botta, rende omaggio alla carriera di Koen Vanmechelen (Sint-Truiden, Belgio, 1965), artista internazionale conosciuto anche come performer, studioso e attivista dei diritti umani. Una figura eclettica che, a partire dagli anni Ottanta, tramite l’uso di pittura, scultura, installazione, stampa e fotografia, ha affrontato il tema del rapporto tra mondo umano, vegetale, animale e creativo. Un risultato surreale e talvolta spiazzante, espressione di un’estetica della meraviglia e di un’etica fondata sul valore della vita. Le sue sperimentazioni l’hanno portato a singolari progetti di “arte vivente”, come accaduto a LABIOMISTA, iniziativa realizzata in un’ex miniera di carbone di Genk, in Belgio: attraverso il Cosmopolitan Chicken Project, ha attuato un programma di incroci tra polli di differenti paesi per diversificarne il patrimonio genetico e aumentarne così la fertilità, l’immunità e la varietà estetica. Di grande rilievo è l’attenzione dell’artista fiammingo all’iconografia dei suoi soggetti che richiamano uno stile neo Barocco, come l’uovo, il serpente, la perla scaramazza e la gallina, quest’ultima diventata simbolo dell’evoluzione bioculturale su cui insiste la ricerca di Vanmechelen. Ricerca che gli ha fatto guadagnare nel tempo importanti raggiungimenti nel sistema dell’arte internazionale, come la recente partecipazione a FOOD: Bigger than the Plate, la collettiva del Victoria&Albert Museum di Londra sul cibo del futuro. Un universo di possente impatto emotivo, attraversato in tutta la sua estensione tanto dall’energia della vita quanto dall’esuberanza del gesto creativo, nel quale la sollecitazione dell’intelletto è in primo luogo effetto del coinvolgimento estetico e del fascino viscerale che la trasfigurazione di forme naturali in immagini chimeriche esercita sullo sguardo”, spiega il curatore Didi Bozzini, “Vanmechelen concepisce l’arte come prassi di re-invenzione della natura, porta di accesso privilegiata ai suoi segreti e presupposto della sua salvaguardia”.

 -Giulia Ronchi

KOEN VANMECHELEN, THE WORTH OF LIFE – 1982/2019
A cura di Didi Bozzini
4 ottobre 2019 – 2 febbraio 2020
Teatro dell’architettura Mendrisio
Via Turconi 25
6850 Mendrisio, Svizzera
+41 58 666 50 00
http://www.arc.usi.ch

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.