In cammino verso Amatrice: l’ultima opera di Giorgio Andreotta Calò promossa da Nomas Foundation

L’artista camminerà per 30 giorni da Venezia ad Amatrice, percorrendo la Faglia Gloria, confine tra due zolle sismiche tra Africa e Europa, alla ricerca di implicazioni simboliche e apotropaiche. Ce ne ha parlato Raffaella Frascarelli, curatrice del progetto

Giorgio Andreotta Calò Torino Guarene, azione cammino di 58km da Torino a Guarene, 2008
Giorgio Andreotta Calò Torino Guarene, azione cammino di 58km da Torino a Guarene, 2008

La Via Francigena è indubbiamente elemento di interesse da parte delle istituzioni pubbliche e private. A dimostrarlo, le installazioni recentemente allestite nel viterbese e la candidatura a Patrimonio Unesco dell’itinerario che i pellegrini percorrevano verso la Terra Santa. Oggi la Via Francigena diventa lo scenario anche di Meridiani, il programma lanciato dalla Nomas Foundation di Roma che punta a valorizzare il patrimonio storico e paesaggistico, trasformandolo in uno spazio simbolico di solidarietà e condivisione culturale attraverso l’arte contemporanea. Il progetto, vincitore del Bando Regione Lazio Arte Sui Cammini, include gli artisti Chiara Camoni, Francesco Arena e Giorgio Andreotta Calò. Quest’ultimo darà il via al suo progetto la notte del 24 agosto: Senza Titolo (Gloria) un’opera performativa che porterà l’artista a intraprendere un lungo cammino di 30 giorni da Venezia a Amatrice, a tre anni esatti dal terremoto che ha devastato il Centro Italia. “Artista viaggiatore e pellegrino, Giorgio mappa il territorio anche filosoficamente, delineando una geografia relativa alla comunità umana: l’opera è immateriale ma lascia dietro sé una traccia in grado di segnalare una via intellettuale, una geo-semiotica etica riconoscibile e percorribile da altri”, spiega Raffaella Frascarelli, presidente della Nomas Foundation e curatrice del progetto che, in questa intervista, ci ha parlato dell’attività della fondazione e della collaborazione con la Regione Lazio per la riattivazione di questi luoghi carichi di storia.

Il progetto Meridiani è composto da diversi appuntamenti che si stanno susseguendo in varie zone d’Italia. Quali sono le tematiche centrali?
Tutti gli artisti hanno in comune un profondo senso di responsabilità civile, solidarietà culturale, appartenenza sociale, cogliendo lo spirito di un paese che si trova dinanzi a scelte politiche fondamentali. In un quadro globale socioeconomico complesso, l’Italia deve progettare a lungo termine una governance pubblica relativa ad ambiente (penso alla piazzola di sosta/monumento alla natura e al paesaggio di Chiara Camoni), risorse umane e culturali (vedi il tema dei migranti nelle sculture di Francesco Arena), protezione, riprogettazione e garanzie di sviluppo nelle aree a rischio geologico (ecco il cammino di solidarietà e presa di coscienza di Giorgio Andreotta Calò). 

Chiara Camoni, Tra terra e cielo
Chiara Camoni, Tra terra e cielo

Come si inserisce la Regione Lazio in questa iniziativa?
La scelta della regione di sostenere la creazione di un museo a cielo aperto che corrisponde alle Francigene del Lazio è un gesto concreto, un’intuizione brillante che ha importanti effetti sul territorio regionale, soprattutto sulla conservazione e valorizzazione di aree magnifiche e meno conosciute ai grandi flussi turistici come Giulianello, Cori, Rocca Massima, Itri, Leonessa e la stessa Amatrice. Questi comuni hanno straordinarie risorse non soltanto di natura paesaggistica, storico-artistica, culturale, culinaria, ma soprattutto umane: spero davvero che Meridiani possa essere un motore per far scoprire reti sociali che sono eccellenze, dove solidarietà, impegno sociale, imprese creative, crescita culturale sono pratiche quotidiane portate avanti con impegno e senza fare chiasso.

Come giudica la recente candidatura della via Francigena a Patrimonio Unesco, proposta dalle diverse regioni italiane?
La trovo una notizia bellissima che rivela quanto le amministrazioni locali abbiano visioni sinergiche e si proiettino già dentro prospettive future determinate a creare stabilità economica difendendo “storicità, autenticità e integrità” del territorio. Una notizia che riflette l’intelligenza di proteggere il patrimonio da potenziali depauperamenti e futuri saccheggi che s’innescano laddove non si ha rispetto del territorio. L’innovazione non arriva sempre dal nuovo, ma anche dalla consapevolezza che si acquisisce quando ci si rende conto che tutto ciò di cui si ha bisogno è già sotto i propri occhi: il paesaggio italiano è il più grande capolavoro artistico che abbiamo, che ispira quell’umanesimo italiano che si pone dinanzi alla vita pronto a comprendere, accogliere, includere.

C’è stato un criterio attraverso il quale avete selezionato gli artisti di Meridiani?
Chiara, Francesco e Giorgio sono soltanto alcuni degli artisti che appartengono a una generazione che è cresciuta insieme a Nomas Foundation. Questa generazione di artisti sta dando vita a un periodo luminoso dell’arte italiana: tutti loro lavorano con profondo rispetto verso i maestri dell’ultimo secolo e al contempo creano narrazioni che hanno una valenza storico-artistica, socioculturale e politica impossibile da ignorare.

Ovvero?
Dal mio punto di vista, questa generazione di artisti italiani risponde alla complessità del nostro tempo con un umanesimo che ha radici nell’umanesimo pagano pre-monoteista: su tale questione di natura teorica è in corso la scrittura di un saggio. La loro sensibilità apre una nuova concezione nel rapporto tra uomo, natura e società, esprime impegno civile, manifesta una rottura tra intellettuale e potere, difende posizioni etico-politiche di solidarietà sociale, sostiene la teoria del soggetto non assoggettato, suggerisce direzioni non ideologiche.

Francesco Arena, Monolite diviso e distante (113 km)
Francesco Arena, Monolite diviso e distante (113 km)

Come sarà il cammino di Calò, carico di implicazioni simboliche, storiche apotropaiche?
Giorgio partirà da Venezia, sua città natale, la notte del 24 agosto, tre anni dopo il terremoto del 2016. Proprio tre anni fa nello stesso giorno, Giorgio si trovava a Venezia e ha sentito l’eco potente del terremoto che si è propagato fino a lui. Il suo cammino è la risposta a quel sentire che è rimasto dentro lui in questi anni, un motus in risposta al terremoto. Camminerà in solitario lungo la faglia Gloria, quella frattura orogenetica che corre lungo la catena appenninica e sta in parte ridefinendo la geografia italiana. L’artista si è confrontato con geologi ed esperti, ha approfondito le questioni scientifiche relative alla faglia, ma il suo cammino esprime una scelta che ha diverse implicazioni di natura estetica, politica, sociale, culturale.

Spiegandolo meglio…
Simbolicamente Giorgio camminerà come segno di solidarietà verso le popolazioni che hanno sofferto gli effetti deteriori del terremoto, ma in questo attraversamento del paesaggio, nel costeggiare la faglia Gloria, si creeranno incontri umani, riflessioni personali, esperienze intime di contatto con la natura.

C’è un significato attribuibile al gesto del cammino in sé?
Storicamente a qualsiasi latitudine e in qualsiasi epoca, da quello del monaco buddista Xuanzang a quelli dei pellegrini delle francigene, il cammino esprime la volontà di una ricerca, il desiderio di nuovi orizzonti, la necessità di scoprire nuovo significato dentro e fuori sé stessi. Il cammino ha una valenza apotropaica intrinseca, è la ragione che ha spinto gli ominidi a esplorare nuovi territori, a mutare fisicamente e contattare il proprio inconscio maturando conoscenza e coscienza. Quello di Giorgio è un rituale personale che amplia la capacità soggettiva ed esperienziale a una dimensione che ha conseguenze collettive, pubbliche, comunitarie. Manifestare solidarietà in modo reale, mettendo in gioco il proprio corpo.

Come si lega Senza titolo (Gloria) di Giorgio Andreotta Calò alla poetica dell’artista?
Giorgio resta fedele a tutti gli altri cammini già da lui percorsi in passato. Siamo dinanzi a una sintassi estetica che possiamo riconoscere e che colloca l’opera di Giorgio all’interno di una pratica quasi magica nella quale l’arte immateriale si offre come risposta limpida alla reificazione e all’alienazione dominanti. Dinanzi alla retorica della società dell’algoritmo e a una dimensione logico-storica dell’astrazione dai confini nebulosi, ecco che l’arte si fa portatrice di un’antropologia positiva che annulla qualsiasi tentativo di misurabilità, restituendo socialità, partecipazione, azione, libertà personale e collettiva. 

-Giulia Ronchi

Giorgio Andreotta Calò, Senza Titolo (Gloria)
Dal 24 agosto 2019
Nomas Foundation
Viale Somalia 33
00199 Roma
+39 06 86398381
[email protected]

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.