Morbide, ambigue, deformate. Le ceramiche di Miquel Barceló a Faenza

MIC, Faenza ‒ fino al 6 ottobre 2019. Su grandi tavoli di legno, come quelli dell’atelier, sfilano forme morbide che da lontano sembrano vasi “sbagliati” e da vicino rivelano forme antropomorfe; e poi il grande muro, le teste di animali, i pesci e i filosofi. Un universo visionario che nasce dalla terra, materia prima della ricerca ceramica di Miquel Barceló.

Miquel Barceló, Pinocchio mort, 1994, BischofbergerCollection, Männedorf Zurich
Miquel Barceló, Pinocchio mort, 1994, BischofbergerCollection, Männedorf Zurich

È Borges a dare il titolo a una parte della mostra di Miquel Barceló (Felanitx , 1957), allestita al Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza: Il tempo è un fiume che mi trascina, ma io sono il fiume. Per la prima volta in assoluto, l’artista – ritenuto uno dei maggiori pittori spagnoli fin dalla sua partecipazione a Documenta di Kassel nel 1982 – espone esclusivamente le ceramiche, di certo affascinato dall’istituzione faentina che da sempre accoglie, studia e mostra i più prestigiosi manufatti realizzati a partire dall’argilla e dal fuoco. E in questo tempio della terracotta & co. l’artista spagnolo non si è accontentato del pur vasto spazio destinato ai progetti temporanei: per cominciare a visitare la mostra è infatti necessario salire al primo piano e addentrarsi alla scoperta del dialogo instaurato fra le antiche ceramiche prodotte in loco e i lavori contemporanei.

BARCELÓ E LA CERAMICA

Dopo aver affrontato The Wall – un muro composto da autoritratti incorporati in un tessuto di mattoni forati –, al centro dei lunghi corridoi che da sempre ospitano le vetrine con le collezioni permanenti si trovano ora anche dei tavoloni in legno grezzo che replicano quelli originali dello studio maiorchino di Barceló e sui quali scorre, in “un fluire dove la storia della ceramica si unisce alla storia dell’artista, alla sua rappresentazione” (Irene Biolchini), una lunga teoria di vasi forati, collassati, sformati, crepati, riempiti di frammenti. Del resto, quando agli inizi degli Anni Novanta per la prima volta l’artista cominciò a lavorare la terra nei laboratori dei vasai del Mali, imparando una tecnica ancestrale e impastando argilla, sterco di mucca e cammello, paglia e cocci rotti, non aveva certo intenzione di prepararsi a produrre dei semplici contenitori. “L’artista elabora un vocabolario plastico tridimensionale che esalta i temi presenti nel suo prolifico immaginario: ritratti e autoritratti, maschere, nature morte, frutti, legumi e pesci” (Cécile Pocheau Lesteven), oltre a teschi e vanità, come dimostra il suo primo lavoro in ceramica realizzato con la tecnica dogón, il Pinocchio mort del 1994.

Miquel Barceló, Cap de peix, 1998, MB, Mallorca, collezione privata
Miquel Barceló, Cap de peix, 1998, MB, Mallorca, collezione privata

PITTURA E MATERIA

Le installazioni più grandi, raggruppate per temi che spesso hanno a che fare con gli affetti familiari o con i topos della cultura spagnola – su tutti, la tauromachia e l’inevitabile ricordo di Picasso –, trovano accoglienza nell’ala del museo riservata alle mostre temporanee.
In molte opere la presenza della pittura prevale quasi sulla materia, come in 7 Peixos, Pans i Cap de Boc, o come nella serie dei Neri. Altre volte è la lettura simbolica – non esente da una spiccata ironia – a balzare immediatamente all’occhio, e valga ad esempio il caso dei Filosofi, strambi ritratti di Kant, Nietzsche, Simone Weil ecc., che scaturiscono da vasi come se fossero fiori (ma il pensiero corre anche ai canopi egizi ed etruschi). Quell’antico processo secondo cui le forme classiche della ceramica, grazie all’intervento dell’artista, assumono un nuovo significato e diventano personificazione dell’uomo, dei suoi desideri e dei suoi corrispettivi animali, nelle opere di Barceló si veste di abiti contemporanei e contiene in sé le tracce di un’estetica espressivo-gestuale che deriva senza dubbio dalla sua pratica pittorica.

Marta Santacatterina

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Nome eventoMiquel Barceló - Il tempo è un fiume che mi trascina ma io sono il fiume
Vernissage31/05/2019 su invito
Duratadal 31/05/2019 al 06/10/2019
AutoreMiquel Barcelò
Generearti decorative e industriali
Spazio espositivoMIC - MUSEO INTERNAZIONALE DELLE CERAMICHE
IndirizzoViale Alfredo Baccarini 19 - Faenza - Emilia-Romagna
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Marta Santacatterina
Giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte – titolo conseguito all'Università degli Studi di Parma con una tesi in Storia dell’arte medievale –, svolge da molti anni la professione di editor freelance per conto di varie case editrici ricoprendo anche, dal 2015 all’inizio del 2018, il ruolo di direttore editoriale del marchio Fermoeditore e della rivista collegata “fermomag”, sulla quale si è dedicata alle rubriche di arte, fotografia e mostre. Scrive per “Artribune” fin dalla nascita della rivista nel 2011, mentre più recenti sono le collaborazioni con il sito “Art&Dossier” – sul quale recensisce progetti allestiti in gallerie private –, con “La casa in ordine”, dove si occupa di designer emergenti e autoprodotti, e con la rivista “Dolcesalato”, su cui propone ai pasticceri suggestioni tratte dall'arte contemporanea. Scrive inoltre testi storico-artistici e sul fumetto per case editrici italiane (Giunti editore, Grafiche Step editrice ecc.) e statunitensi (Fantagraphics Books). Ha partecipato come giurata a concorsi di arte o fotografia e raramente cura delle mostre per artisti che riescono a convincerla grazie alla qualità dei lavori e alla solidità della loro poetica. Per la sede di Parma del Boston College, si occupa inoltre di attività di tutoring sull'arte contemporanea per studenti americani.