L’autoritratto come sintesi. Matteo Fato a Milano

Studio Museo Francesco Messina, Milano – fino al 23 giugno 2019. Cos’altro è l’autoritratto se non una sintesi tra autore, soggetto e spettatore? Tema ricorrente nell’arte di Matteo Fato, stavolta, però, “sotto gli occhi” di Francesco Messina.

Matteo Fato, Eresia (del) Florilegio, 2018. Photo Carlo Alberto Sereni
Matteo Fato, Eresia (del) Florilegio, 2018. Photo Carlo Alberto Sereni

Un’allegoria della pittura che prende vita nel museo-studio dello scultore Francesco Messina. Così potrebbe apparire Il presentimento di altre possibilità, mostra personale di Matteo Fato (Pescara 1979), momento di elaborazione del suo percorso artistico. A essere richiamato alla memoria è Il pittore nello studio di Rembrandt, probabile spunto di riflessione per l’artista anche nel passato. Matteo Fato parte dalla pittura per scomporla nei suoi elementi costitutivi e giungere a una nuova sintesi capace di contenere ulteriori sviluppi.

IN PRINCIPIO FU IL SEGNO

Certo guardare a questa evoluzione pensando agli esordi legati a un’indagine sul segno, prevalentemente nero e fortemente gestuale, appare strano, ma il segno che si struttura e consolida nella figurazione ritorna molte volte estrapolato e accostato alle opere quasi a ricordarne la germinazione.
All’interno dello studio, una chiesa barocca sconsacrata, l’attenzione va all’artista stesso attraverso l’autoritratto, tema che ritorna spesso all’interno della mostra e lungo un arco cronologico che si estende dal 2005 a oggi. Tutti gli strumenti ed elementi in cui la pittura stessa può scomporsi riempiono lo spazio innescando un legame profondo tra pittura e contesto; lo spettatore sembra essere invitato a percorrere lo spazio, l’ambiente in cui l’arte, l’ispirazione prendono vita. Cavalletti considerati nella loro valenza anche scultorea, opere mostrate all’interno di casse da trasporto o su di esse montate, agglomerati di colore lasciati ad asciugare. Ma c’è spazio anche per nuove combinazioni. Il discorso si complica quando si entra nella contaminazione tra generi artistici, ritratto/natura morta. Le teste dei personaggi che abitano le tele mutano in pigna, in tavolozza, in ammasso di colore. In Cose Naturali una testa umana è sostituita da una pigna che ritorna come oggetto scultoreo all’interno dell’installazione.

Matteo Fato. Il presentimento di altre possibilità. Exhibition view at Studio Museo Francesco Messina, Milano 2019. Photo Carlo Alberto Sereni
Matteo Fato. Il presentimento di altre possibilità. Exhibition view at Studio Museo Francesco Messina, Milano 2019. Photo Carlo Alberto Sereni

OLTRE LA PITTURA

La tendenza all’ibridazione appare anche nella sintesi che Fato istituisce tra dipinto e scultura, tra dipinto e installazione. La pittura valica i propri limiti al cospetto delle sculture di Francesco Messina e assume la valenza di un oggetto all’interno di una cassa oppure diviene parte di una scultura come accade in Il presentimento di altre possibilità, in cui resta solo un accumulo di colore al posto di una testa montata su un busto.
Un momento molto forte è rappresentato dall’incontro dell’Autoritratto di un Autoritratto e il Ritratto di un Autoritratto di Messina, posti uno di fronte all’altro rivelando tutto il senso di questa mostra: esporsi agli occhi di un artista storicizzato quasi ad affrontare un momento di valutazione, di verifica e rilettura del proprio percorso. Per poi intraprendere ancora nuove strade, nuove possibilità.

Antonella Palladino

Evento correlato
Nome eventoMatteo Fato - Il presentimento di altre possibilità
Vernissage23/05/2019 ore 18
Duratadal 23/05/2019 al 23/06/2019
AutoreMatteo Fato
CuratoreSabino Maria Frassà
Generiarte contemporanea, personale
Spazio espositivoSTUDIO MUSEO FRANCESCO MESSINA
IndirizzoVia San Sisto, 4, 20123 - Milano - Lombardia
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Antonella Palladino
Dopo la laurea in Conservazione dei beni culturali, negli anni napoletani svolge degli stage presso la Fondazione Morra e il Pan, collabora poi come assistente con la galleria Umberto Di Marino. Fondamentale si rivela essere l’esperienza presso l’ufficio comunicazione del Mart di Rovereto. È assistente di Filippo Tattoni-Marcozzi per un breve e felice periodo. Si trasferisce in Trentino Alto-Adige e inizia l’attività di critico scrivendo per diverse riviste tra cui Artribune e Juliet Art Magazine. Cura delle mostre per la galleria Paolo Erbetta, Stop Motion di Alessio Rota e Noisy di Gianluca Capozzi. A Benevento presenta Lichtkammer dell’altoatesino Harry Thaler. Per ora lascia il Trentino e inizia una nuova avventura.