La Biennale dell’Immagine in Movimento alle OGR. Da Ginevra a Torino, oltre lo schermo

Per la prima volta nella sua lunga storia, la Biennale dell’Immagine in Movimento lascia la casa madre del Centre d’Art Contemporain Genève e trova nuova accoglienza nelle navate post-industriali delle OGR – Officine Grandi Riparazioni di Torino.

Biennale dell'Immagine in Movimento alle OGR di Torino, 2019
Biennale dell'Immagine in Movimento alle OGR di Torino, 2019

In virtù di una preziosa e inedita collaborazione tra il Centre d’Art Contemporain Genève e le OGR di Torino, co-produttrici di alcune opere dell’edizione presentata a Ginevra nel 2018, The Sound of Screens Imploding, curata da Andrea Lissoni, Senior Curator della Tate Modern di Londra, e Andrea Bellini, che dirige il museo svizzero, rivive ora nelle ex officine di Corso Castelfidardo, con un nuovo e scenografico allestimento di Andreas Angelidakis, già architetto della Biennale di Berlino 2014 e di Documenta 2017 (e presente in mostra anche come artista).

LE OPERE

8 le opere ospitate per la trasferta italiana al Binario 1 e 2 delle OGR. Lawrence Abu Hamdan, Andreas Angelidakis, Korakrit Arunanondchai & Alex Gvojic, Meriem Bennani, Ian Cheng, Elysia Crampton, Tamara Henderson e Kahlil Joseph ripropongono quasi integralmente la versione originale del progetto (assente, rispetto a Ginevra, il progetto di Fatima Al Qadiri & Khalid al Gharaballi, mentre per alcune installazioni, oltre che per il progetto espositivo più in generale, si è contenuto il grado di immersività delle opere) di cui Artribune vi aveva raccontato approfonditamente qui. Legate dalla condivisione di un unico continuum espositivo, nel quale si evitano divisioni nette e artificiose black box per non occultare le stratificazioni architettoniche che caratterizzano le OGR, le opere appaiono ulteriormente connesse da una stessa tensione costante, dal punto di vista dell’ideazione e del display, ad andare “oltre lo schermo”, a espandersi in una dimensione “ambientale”, come sottolineato da Andrea Lissoni. Le immagini in movimento vanno infatti a prolungarsi, a invadere lo spazio reale dello spettatore – e della vita –, alla ricerca di più ampie ed evocative possibilità di creazione e ricezione dell’opera filmica.

PROSSIMI APPUNTAMENTI

Bisognerà, invece, aspettare settembre per un ulteriore step del progetto torinese con l’arrivo in città anche dell’equivalente della sezione ginevrina FILM, che si articolava in una serie di proiezioni al Cinéma Spoutnik in città e al Cinema Dynamo del Centre svizzero, e che ora vedrà la collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema per una ricca programmazione di film selezionati dai due curatori. E sempre a settembre è prevista anche una grande festa in conclusione della mostra, con la presenza annunciata di Nico Vascellari e la partecipazione – immancabile – dello storico Club to Club.

LA STORIA E IL FUTURO DELLA BIENNALE

Fondata nel 1985 come International Video Week da André Iten, la Biennale è diventata presto il momento e la piattaforma fondamentale per l’aggiornamento e l’approfondimento dedicato al mondo delle moving images, di tutte quelle opere che si muovono tra cinema e arti visive. Con la direzione del Centre d’Art Contemporain assunta da Andrea Bellini si è di certo accentuato il ruolo dell’istituzione come leva attiva di promozione di nuove generazioni di artisti e nuove commissioni, per l’unica biennale che presenta esclusivamente opere inedite e prodotte dalla Biennale stessa. Un evento ibrido, ripensato nella forma e  negli intenti, allora, che è, attualmente, al tempo stesso un festival e una rassegna di mostre e performance, ma anche e soprattutto una piattaforma per la ricerca e la produzione di film e video. L’istituzione si configura infatti come attore centrale nel processo di finanziamento e realizzazione di video arte a livello globale, ricoprendo un ruolo imprescindibile in un sistema artistico che, il più delle volte, colma le lacune degli investimenti istituzionali con il coinvolgimento delle gallerie o dei collezionisti privati. Una “sfida” ambiziosa, non priva di insidie e complessità, quella accettata da Nicola Ricciardi, Direttore Artistico di OGR – che in conferenza stampa confessa un debito di riconoscenza a Ilaria Bonacossa per avere, per prima, suggerito la possibilità dell’intesa poi realizzata con la Biennale – che segna il ritorno a Torino di Andrea Bellini, già protagonista al Castello di Rivoli e ad Artissima, e promette il consolidamento di una partnership anche per il futuro tra l’istituzione ginevrina e quella torinese.

      Cristina Masturzo

Biennale dell’Immagine In Movimento
a cura di Andrea Bellini e Andrea Lissoni
21 giugno – 30 settembre 2019
OGR – Officine Grandi Riparazioni
Corso Castelfidardo 22, Torino

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Cristina Masturzo
Cristina Masturzo è nata a Salerno e vive a Milano. Ha studiato Economia dei beni culturali all'Università di Napoli e Storia dell'arte e della critica d'arte all'Università di Salerno, trascorrendo un periodo di ricerca all'Archivio Luciano Caruso a Firenze. Dopo anni di esperienza professionale in una galleria d'arte contemporanea, ha conseguito il diploma di master in Contemporary Art Markets alla NABA di Milano e trascorso un periodo di internship in Sotheby's Italia. Attualmente collabora con il dipartimento di Arti Visive di NABA e con FM Centro per l’Arte Contemporanea. Particolarmente interessata alle dinamiche del mercato dell'arte contemporanea, segue come freelance progetti di ricerca sul sistema dell'arte e progetti editoriali indipendenti.