Cresce Antinori Art Project: svelata l’opera pittorica ambientale di Sam Falls

Il tempo e la natura sono stati i “coautori” di “Untitled (Antinori)”, l’intervento site specific che l’artista statunitense Sam Falls ha realizzato per l’Antinori Art Project. L’opera resterà esposta in forma permanente nella cantina Antinori nel Chianti Classico, dove hanno già lavorato, tra gli altri, Tomàs Saraceno, Yona Friedman e Stefano Arienti

Sam Falls, “Untitled (Antinori)” per Antinori Art Project – Photo Courtesy Marchesi Antinori
Sam Falls, “Untitled (Antinori)” per Antinori Art Project – Photo Courtesy Marchesi Antinori

È trascorso un anno dalla prima mostra in una sede museale italiana di Sam Falls (San Diego, 1983). In quell’occasione, intervistato da Artribune, l’artista statunitense si era soffermato sulla tecnica grazie alla quale “prendono vita” i suoi Rain Paintings. Il lavoro sfrutta la pioggia: metto piante, rami o foglie sopra le tele insieme a un pigmento secco; quando piove, il pigmento crea la traccia degli elementi naturali. Ancora prima di lavorare in questo modo, usavo il sole: lasciavo una gomma o un pezzo di stoffa su una tela sotto il sole per mesi, finché non imprimeva sulla tela la propria sagoma”, aveva raccontato a proposito dei lavori esposti a Trento, in Nature is the New Minimalism. Proprio durante quel suo viaggio in Italia, Falls ha accettato l’invito di Alessia Antinori e ha visitato, per la prima volta, la cantina Antinori nel Chianti Classico, a Bargino (Firenze). La sua Untitled (Antinori), svelata nei giorni scorsi, costituisce l’atto culmiante del rapporto avviato con la famiglia attiva da 26 generazioni nel settore vinicolo, che negli ultimi anni porta avanti il proprio spirito mecenatistico attraverso l’Antinori Art Project.

Sam Falls, “Untitled (Antinori)” per Antinori Art Project – Photo Courtesy Marchesi Antinori
Sam Falls, “Untitled (Antinori)” per Antinori Art Project – Photo Courtesy Marchesi Antinori

IL VALORE DEI GIORNI (E DELLE NOTTI)

Curato da Ilaria Bonacossa e appositamente concepito per la cantina toscana, Untitled (Antinori) è l’esito di un processo di trasformazione-creazione, al quale hanno “preso parte” anche la mutevolezza del tempo e l’imprevedibilità della natura. Nell’arco di una decina di giorni, Falls ha vissuto e operato nella storica Tenuta Tignanello, di proprietà degli Antinori da due secoli. Tra le sue vigne ha disposto una tela, stretta e lunga, dopo averla cosparsa di pigmenti a secco: sulla sua superficie, di giorno e di notte, hanno agito tutti i fattori naturalmente presenti nell’ambiente. Il sole, l’umidità, le gocce di pioggia (generatrici di particolare brillantezza), la caduta spontanea di foglie e arbusti, il passaggio fortuito degli animali hanno impresso ciascuno la propria traccia: in altre parole, la tela è stata “dipinta” anche dalla natura. Come ha sottolineato Bonacossa, sarebbe inopportuno – e comunque distante dai propositi dell’artista – assimilare questa forma di frottage a un’opera di Land Art. Falls, infatti, fissa nell’ambiente naturale solo delle pre-condizioni (la tela; i pigmenti) che non incideranno in forma permanente sul contesto di inserimento, mutandolo o impossessandosene. Piuttosto, sono i suoi lavori a diventare testimoni del “transito” nel paesaggio, a raccontare la memoria di quella particolare genesi.

NELL’ARCHITETTURA IPOGEA DI BARGINO

Particolarmente efficace, da un punto di vista sia architettonico, sia concettuale, si può considerare la scelta di allestire Untitled (Antinori) sulle pareti di uno dei due corpi scala della cantina. Non solo, così facendo, l’opera si presta a essere vista da molteplici punti di osservazione e da diverse distanze. Accompagnando il passaggio dei visitatori verso i piani sotterranei dell’edificio, progettato da Marco Casamonti – Archea Associati, si rivela in grado di condurre elementi distintivi del paesaggio del Chianti Classico, diversi dal vino, fino al cuore dell’architettura ipogea della cantina. Il risultato è un riuscito percorso di ibridazione tra interno ed esterno, che genera anche l’illusione dell’apertura di un ampio varco verticale: la tela dipinta come una finestra verso un paesaggio immaginario, “co-generato” dalla mano dell’artista.

– Valentina Silvestrini

www.antinorichianticlassico.it

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Valentina Silvestrini
Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito l'abilitazione professionale. Ha intrapreso il percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi presso studi di architettura e all’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero fino al 2011. Successivamente ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia" della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha curato gli eventi e la comunicazione della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura, a Perugia. I suoi articoli sono stati pubblicati anche su Abitare, abitare.it, domusweb.it, Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa, Cosebelle Magazine e Sky Arte. Oltre all'architettura, ama i viaggi e ha una predilezione per l'Asia e il Medio Oriente.