Bilancio in pareggio e arte contemporanea: dopo la crisi, rinasce il Metropolitan di New York

Il museo newyorchese, dopo anni di turbolenze economiche con conseguenti tagli del personale e riduzione del programma espositivo, annuncia di aver superato la crisi e di puntare sull’arte contemporanea

Met, New York
Met, New York

Bilancio in pareggio e programmazione all’insegna dell’arte contemporanea: sono questi gli obiettivi raggiunti – ma anche le basi su cui costruire il futuro – dal Met di New York, con la direzione di Max Hollein, alla guida dell’istituzione dal 2018. Sembrano essere ormai lontani i tempi in cui il museo versava in crisi economica, con un deficit di 10 milioni di dollari in due anni e conseguenti tagli del personale, riduzione del programma espositivo e la formulazione di nuove regole di accesso al pubblico, passato da gratuito a pagamento.

LA CRISI DEL MET E LA RIPRESA

Sebbene nel 2015 abbia attirato oltre 6 milioni di visitatori – anche grazie alla politica del “pay-as-you-wish” –, il museo ha visto aumentare il deficit passando dai 3,5 milioni del 2014 ai 7,7 del 2015 fino ai 10milioni del 2016. Situazione dalla ostica gestione, e che nel 2017 ha portato Thomas P. Campbell a rassegnare le dimissioni dalla direzione del Met. Dopo l’uscita di scena di Campbell, il museo è stato guidato da Daniel H. Weiss, presidente e CEO dell’istituzione, che nel gennaio 2018 ha avuto l’“ingrato” compito di comunicare le nuove e a quanto pare necessarie regole di accesso al Met:  dopo 50 anni, il museo è passato dal già citato “pay-as-you-wish” – ovvero una libera offerta – al pagamento di un biglietto pari a 25 dollari per tutti i visitatori non residenti a New York. “La nostra attuale politica di ‘pay-as-you-wish’ non è più sufficiente per soddisfare le esigenze operative quotidiane del museo”, dichiarava senza mezzi termini Weiss che, manco a dirlo, ha attirato feroci critiche da parte dell’ambiente culturale newyorkese. Tre mesi dopo, precisamente nell’aprile 2018, è stato nominato il nuovo direttore del Met, Max Hollein, storico dell’arte austriaco che è stato alla guida dei Fine Arts Museums di San Francisco e in precedenza direttore e amministratore delegato di tre delle più prestigiose istituzioni d’arte tedesche, tra cui lo Städel Museum di Francoforte, oltre ad aver lavorato anche al Guggenheim Museum di New York. In una recente conferenza stampa, in cui è stato presentato il programma espositivo, il presidente e amministratore delegato del Met Daniel Weiss ha mostrato in bilancio del museo in pareggio, per la prima volta in tre anni. Stando a quanto riportato da The Art Newspaper, il Met ha chiuso l’anno fiscale 2016 con un deficit di 8 milioni di dollari, mentre il suo attuale bilancio operativo annuale è pari a 350 milioni. L’attuale condizione è stata conquistata anche grazie alla discussa decisione di annullare la politica del pay-what-you-wish per i non newyorchesi, che “ci ha aiutato con le nostre finanze, ma non ha influito sull’accesso o sul sentimento di benvenuto”, ha spiegato Weiss.

L’ARTE CONTEMPORANEA AL MET

Le commissioni d’arte contemporanea, promosse ideate e proposte da Hollein, vede il coinvolgimento di artisti del panorama contemporaneo, invitati a confrontarsi con gli spazi del Met. Attualmente al Robert Lehman Wing è in corso (fino al 2 settembre) la videoinstallazione immersiva Death is Elsewhere dell’artista islandese Ragnar Kjartansson. L’artista keniana Wangechi Mutu è stata selezionata per realizzare una serie di sculture per le nicchie della facciata del Met sulla Fifth Avenue: i lavori rappresenteranno la prima installazione mai realizzata per gli spazi esterni del museo e saranno svelati il 9 settembre 2019. L’artista canadese Kent Monkman invece realizzerà per la Great Hall del Met una serie di dipinti monumentali, visibili a partire dal 19 dicembre 2019. “Questi progetti sono una manifestazione del desiderio e della capacità del Met di collaborare in modo insolito con gli artisti contemporanei”, ha dichiarato Max Hollein. “Il Met stesso, l’edificio e i suoi spazi pubblici diventeranno piattaforme temporanee per presentare nuovi lavori, offrendo al nostro ampio pubblico l’opportunità di sperimentare l’arte contemporanea”.

– Desirée Maida

www.metmuseum.org

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.