Biennale d’Arte di Venezia 2019. I 5 migliori Padiglioni nazionali selezionati da Artribune

In questi giorni di preview abbiamo girato in lungo e in largo i Padiglioni partecipanti alla Biennale, e abbiamo stilato una lista quelli che ci hanno convinto di più. Voi cosa ne pensate?

May You Live in Interesting Times è il concept della mostra curata da Ralph Rugoff per la Biennale d’Arte di Venezia di quest’anno, e in un certo senso, anche le mostre presentate dai numerosi Padiglioni nazionali rispecchiano l’attualità dei tempi odierni: politica, denuncia sociale, minoranze etniche, migrazioni, totalitarismi, condizione femminile e giovanile, ambiente e sostenibilità, a volte affrontato con veemenza, altre con ironia o persino delicatezza, altre ancora con lucidità quasi documentaristica. In questi giorni di preview, abbiamo girato in lungo e in largo la Biennale, e provato a tirare le somme su quali Padiglioni, tra tutti, potessero essere quelli che meglio raccontano o rappresentano gli Interesting Times. Gran Bretagna, Australia, Svizzera, Russia e Francia sono i Padiglioni che ci hanno convinto di più, non dimenticando però Albania e Brasile: il primo, con la mostra Maybe tech cosmos si not extraordinary dell’artista Driant Zeneli, un’installazione video ambientata nella città di Bulqize; mentre il secondo con SWinguerra di Bárbara Wagner e Benjamin de Burca, una videoinstallazione che racconta i fenomeni sociali e culturali che interessano la città di Recife in Brasile. Si tratta di due progetti perfettamente calzanti rispetto al tema e all’approccio di questa Biennale. Ma adesso ecco i nostri top, rigorosamente in ordine casuale.

1. GRAN BRETAGNA – CATHY WILKES

Padiglione della Russia, Biennale di Venezia 2019

Prende forma attorno alla dinamica del confine tra oggetto e soggetto il lavoro di Cathy Wilkes che si dipana fra gli ambienti del Padiglione britannico. Accolti dall’intervento installativo della prima sala – una struttura radicata nell’idea di assenza, di lutto e di perdita ‒, si procede lungo un percorso fatto di sculture e dipinti. Presenze discrete e cariche di intimità, capaci di immergere lo sguardo in atmosfere soffuse e lontane, ma vicine all’esperienza di ciascuno. Un tentativo riuscito di accorciare il grado di separazione tra oggetto artistico e l’occhio di chi osserva.

2. AUSTRALIA – ANGELICA MESITI

Padiglione Australia – Biennale di Venezia 2019. Ph. Irene Fanizza

Il potere unificante della musica e del gesto performativo è la scintilla che accende la riflessione alla base di Assembly, l’installazione video a tre canali presentata da Angelica Mesiti nel Padiglione australiano. I meccanismi che determinano lo sviluppo di una società sono esplicitati dall’artista trasformando le parole in musica e assegnando al gesto del performer il compito di creare comunità. La stessa comunità di spettatori che, per assistere alla proiezione su tre schermi, sono invitati a sedersi in cerchio, gli uni vicini agli altri. Il risultato è un’opera davvero corale, che evoca, con delicatezza e coerenza, temi fortemente attuali legati alla politica e alla gestione del potere.

3. SVIZZERA – PAULINE BOUDRY / RENATE LORENZ

Padiglione Svizzera – Biennale di Venezia 2019. Courtesy Biennale di Venezia

Appena entranti nel Padiglione si ha l’impressione di trovarsi in un night club: musica e luci  disco, una tenda glitterata scorre davanti a uno schermo in cui è proiettato un video per niente rassicurante nei contenuti. Pauline Boudry e Renate Lorenz con il loro Moving Backwards denunciano i “passi indietro” compiuti dalla società e dai governi contemporanei. “L’incitamento all’odio non solo sembra accettabile, ma diventa il motore di un’aggressività che ci blocca in quella che è considerata una vita normale. Hai mai avuto la sensazione di essere pesantemente costretto ad andare all’indietro?”, scrivono le artiste rivolgendosi ai visitatori. Nel video i personaggi apparentemente camminano in avanti, ma indossando le scarpe al contrario. Ironico e amaro.

4. RUSSIA – ALEKSANDER SOKUROV / ALEXANDER SHISHKIN-HOKUSAI

Padiglione della Russia, Biennale di Venezia 2019

Curato dal Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo, il Padiglione della Russia si intitola emblematicamente Lc. 15: 11-32, riferendosi ai versi tratti dal Vangelo di Luca in cui è narrata la parabola del Figliol prodigo. Il regista Alexander Sokurov e l’artista Alexander Shishkin-Hokusai mettono in scena una macchina una macchina teatrale complessa, ispirata al dipinto di Rembrandt Il ritorno del figliol prodigo del 1668 custodito all’Ermitage; Sokurov ripropone così una delle sale del museo e uno studio d’artista, che si affacciano sul “tumulto e la guerra che circondano il mondo moderno”; mentre Shishkin-Hokusai sorprende il pubblico con un intervento ispirato alla scuola fiamminga e “dedicato agli intricati meccanismi del Palazzo d’Inverno e all’Orologio del Pavone”. Scenografico, teatrale, drammatico e probabilmente tra i Padiglioni più colti di questa Biennale.

5. FRANCIA

Padiglione Francia – Biennale di Venezia 2019. Ph. Irene Fanizza

Lei è la più britannica tra le artiste francesi (o la più francesi tra le artiste britanniche) tanto che lentrata sotterranea del suo Padiglione Francia per un po di tempo è stata vista dai rumors di preopening come un tunnel che avrebbe collegato lo spazio francese e ladiacente spazio britannico. Laure Prouvost ha fatto davvero un lavorone, proponendo al pubblico forse il padiglione più completo in assoluto. Una installazione, un sovvertimento topografico con il cambio dellentrata, una serie di performance, un film di nuovissima produzione tutto allinsegna dellintrospezione, dello scavo in se stessi, nel quadro di u viaggio (questo il tema del video) a mo di Odissea tra Parigi e la Biennale. E poi i protagonisti te li ritrovi allinterno del padiglione, con azioni a sorpresa tra apparizioni e tanta, tanta ironia.

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