Il diario di bordo del progetto Reciproco a Melbourne. Il racconto del curatore Domenico de Clario

Si conclude il diario di bordo del progetto Reciproco a Melbourne. Il co-curatore (insieme a Laura Cionci) Domenico de Clario racconta in questo testo l’esperienza. Che si completa con due racconti d’artista

Laura Cionci, Twinlights, 2017, still da video
Laura Cionci, Twinlights, 2017, still da video

Dieci artisti contemporanei, cinque italiani e cinque australiani di origini italiane, si sono impegnati a contemplare, per oltre 3 settimane durante questo recente autunno Melbourniano, alcune semplici domande: nel contesto dell’enorme emigrazione italiana durante gli ultimi 150 anni e del recentissimo flusso d’immigrazione in Italia, cosa significa oggi essere italiano? Che impatto ha avuto sugli emigrati italiani ora in Australia, e viceversa che effetto ha avuto questo impatto su coloro che non hanno mai lasciato l’Italia?  Come si evolve una cultura e la sua lingua manifestante? Chi sono i suoi principali seminatori, raccoglitori e consumatori, visto che si potrebbe dire che un atto di reciprocità culturale costituisce sia semina, sia esito?

GLI ARTISTI

Gli artisti italiani che si sono presentati a questo appuntamento con entusiasmo e grande curiosità sono Angelo Bellobono, Alessandro Cannistrà, Rocco Dubbini, Luana PerilliLaura Cionci che ha anche curato la dimensione italiana di questo progetto. Gli artisti australiani di origine italiana sono Damiano Bertoli, Angela Cavalieri, Wilma Tabacco, Eugene Carchesio e Domenico de Clario, che è stato il curatore del progetto a Melbourne.
RECIPROCO è nato nel febbraio del 2016 durante un incontro al Brunetti’s Cafè di Melbourne (che assomiglia ad un’enorme ed affollatissimo caffè/tavola calda/pasticceria degli anni ‘50 di certe stazioni ferroviarie italiane) tra Laura Cionci, Lella Cariddi (attivista culturale locale con oltre trent’anni di esperienza) e me. Una volta che l’idea prese forma, le sovvenzioni di supporto furono identificate e richieste e di conseguenza il progetto fu avviato.
Laura curò l’operazione italiana e io il progetto a Melbourne, e alla fine, dopo molte conversazioni  transcontinentali, otto artisti furono invitati a partecipare, quattro italiani e quattro australiani di origine italiana. Lella Cariddi, in collaborazione con Jill Morgan, allora direttore di Multicultural Arts Victoria, iniziarono a strutturare gli aspetti strategici.
Una volta identificato l’elemento catalizzatore in questa serie di azioni di reciprocità culturale – una serie di incontri che imitano il processo di migrazione, ulteriormente accelerato ed intensificato attraverso un diretto confronto – sono state presentate le opere raccolte come risultati.

COLLABORAZIONE E PARTECIPAZIONE

Laura ed io abbiamo ragionato – ed anche sperato – che attraverso questo processo collaborativo gli artisti ricercassero e articolassero aspetti del tessuto vivente che collega una cultura all’altra, di conseguenza descrivendo anche il ruolo determinante che il contesto sociale determina nella formazione sia di una singolare sensibilità artistica, sia della pluralità culturale che tutti noi viviamo.
Così nasce Reciproco / RECIPROCAL, riunendo questi dieci artisti in cinque progetti collaborativi, sperando di scoprire frammenti e sfumature nelle narrative che descrivono sia le cronache della secolare emigrazione italiana in Australia ma anche quelle che hanno segnalato l’evoluzione millenaria di italianità nel suo Paese d’origine.

I LUOGHI

Il quartiere di Carlton, a pochi passi dal centro di Melbourne, mi è sembrato il luogo ideale: Carlton come crogiolo, in cui, dagli anni ’50, questo scambio culturale alchemico ha avuto luogo.
Di conseguenza, Readings Bookshop e Brunetti’s Café, La Mama Theatre (dalla fine degli anni ‘60 il cuore del teatro sperimentale e della performance Australiana) e il Museo Italiano, sono diventati i luoghi ideali per le cinque installazioni. E il Melbourne General Cemetery (il cimitero monumentale di Melbourne) per me, e per molti altri immigrati, una raccolta importantissima di memorie sociali, non solo per noi, ma per molti altri gruppi etnici; i primi coloni anglo-sassoni e cinesi, migranti della fede greco-ortodossa e di quella ebraica e musulmana. Mentre si percorre il cimitero, si acquisisce una comprensione più profonda della complessità culturale che tutti noi abbiamo sentito e vissuto in tanti modi diversi.
I proprietari e i gestori di queste cinque istituzioni iconiche hanno risposto con grande generosità all’idea alla base di Reciproco e così il progetto si è innestato nella storia vivente di questo luogo che tutti amano così tanto. La mostra ha inaugurato il 12 aprile nelle varie sedi, con un grande seguito di pubblico, cominciando dal cimitero, dalla tomba di mia nonna che ho ricostruito per Reciproco dopo la sua profanazione avvenuta sei mesi fa, e successivamente toccando tutti i punti nevralgici del quartiere.
Infine, Alessandro Cannistrà ha condotto una performance relazionale negli spazi del Brunetti.
Una deliziosa polenta al sugo di carne, cucinata dai cuochi del caffé, è stata servita su un grande tavolone su cui l’artista ha raffigurato una mappa dell’Australia, suddivisa secondo le diciannove regioni italiane. Mentre il pubblico consuma con entusiasmo la polenta insaporita dal sugo, un’Italia finora invisibile ma vivente nel tessuto profondo del continente viene lentamente rivelata.
Un momento che descrive così una perfetta chiusura per il progetto attraverso la più classica delle azioni reciproche.

– Domenico de Clario

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