L’Africa e l’Europa si baciano nell’opera di Carlo De Meo. Un progetto impossibile

Perché non far sfiorare i due continenti? È la proposta di Carlo De Meo che, attraverso il suo lavoro visionario, ci mette di fronte a temi sociali e politici attualissimi

Carlo De Meo, IL BACIO
Carlo De Meo, IL BACIO

IL BACIO è un progetto politico, provocatorio, visionario e utopico, in poche parole, un progetto impossibile”. Così Carlo De Meo (Maranola, Latina, 1968) definisce la propria opera, costituita da un progetto grafico, un cartellone con delle indicazioni per avvicinare, fisicamente, l’Europa e l’Africa, portandole come a sfiorarsi. Come tutte le utopie, pare un’idea surreale, ma non per questo insignificante o priva di attuali spunti di riflessione. L’opera, che è stata recentemente esposta nell’atelier 1 del MACRO di Roma, rispecchia la pratica di un artista che guarda anche al minimo dettaglio del reale con sguardo meravigliato, e che tratta nelle sue audaci opere temi universali. De IL BACIO, ce ne ha parlato personalmente.

IL BACIO DI CARLO DE MEO: UN’OPERA VISIONARIA

Nata circa un anno fa, l’opera di Carlo De Meo si mette al centro di una tematica sociopolitica che sta investendo l’Europa, scuotendo governi e infiammando l’opinione pubblica: l’ondata migratoria dall’Africa. “Come opera visionaria”, ci racconta l’artista, “si basa su una provocazione spingendo lo spettatore a credere in una sua possibile realizzazione: la costruzione grafica ne è la base, come in un vero rendering architettonico, essa si presenta come già fatta e coadiuvata da un testo sintetico che, imitando quelli dei grandi interventi infrastrutturali, ne descrive le varie fasi in una sorta di “similvero” ponendo lo spettatore in una ambigua, leggera e ironica sensazione ma che lo porterà a riflettere su un tema estremamente serio e complesso”. Come in un “manuale di istruzioni”, l’opera consiste in un progetto grafico accompagnato da un testo che spiega come poter dare all’estremità dei due continenti la forma di due bocche che si sfiorano. Una proposta che difficilmente verrà accolta, ma che prende spunto da una disuguaglianza (quella sì, effettiva) tra i due continenti, “Europa e Africa sono in contrapposizione su una dilatazione ingiustificabile delle distanze sociopolitiche, mentre quelle fisiche rimangono ferme nelle loro remote forme” e, conclude De Meo, “è proprio su queste che io intervengo: su quell’aspetto “immodificabile”, sulla materia originaria intervenendo come un titanico scultore che, percependo alcune suggestive coincidenze con l’anatomia umana, giunge all’essenziale per far emergere la propria visione indotta… due bocche che si sfiorano per un bacio non ancora dato”.

CARLO DE MEO, ULTIMI PROGETTI

Carlo De Meo, formatosi alla fine degli anni ’80 all’Accademia di Belle Arti di Frosinone, dalla metà dei ’90 ha condotto una ricerca in cui objet trouvé di ogni tipo e il suo corpo erano soggetto di rielaborazioni e performance. Una ricerca non-lineare che si è concretizzata in ERRARE, i cui sviluppi sono visibili nel suo sito web. Un archivio che diventa “un luogo dove le infinite possibilità di coincidenza possono svelarsi nelle loro piccole singolarità. Costruirlo significa destrutturare un percorso, deviarne la direzione, sbagliare e sbadigliare nell’attesa della prossima fortunata coincidenza”, in cui poesie e testi redatti dall’artista si mescolano a scatti e documentazioni di opere. Recentemente, De Meo è stato invitato dall’ambasciata italiana in Armenia come rappresentante nella Giornata della Lingua Italiana nel Mondo. Si è presentato senza opere né progetti e ha iniziato a vagare per la città per una settimana, durante la quale ha raccolto oggetti abbandonati in strada per realizzare CANCELLATA A JEREVAN – o dell’errare nelle parole: una sintesi della capitale armena immortalata attraverso i suoi scarti, una grande installazione ambientale fatta di scultura, disegno e parola, posta davanti all’ambasciata che reca – come ci si potrebbe aspettare da questo artista – un messaggio di pace. IL BACIO sarà presentato in occasione de festival Memorie Urbane a Gaeta quest’estate, con un’affissione su un tabellone pubblicitario pubblico.

-Giulia Ronchi

www.carlodemeo.com

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.