SPAZIENNE, un progetto artistico fortemente sperimentale a Garbagnate Milanese

Un progetto in continuo divenire, una pratica costantemente aperta: abbiamo intervistato il collettivo SPAZIENNE, un gruppo di 5 artisti emergenti che ha fondato uno studio/spazio espositivo nella provincia milanese

I membri di spazienne ©spazienne
I membri di spazienne ©spazienne

SPAZIENNE è un progetto nato dall’incontro di cinque artisti: Nicolò Colciago, Stefano Comensoli, Federica Clerici, Alberto Bettinetti e Giulia Fumagalli. Presentano il primo progetto a maggio 2014, con la mostra +N1 nel loro attuale studio, uno stabile all’epoca completamente vuoto, a Garbagnate Milanese. Il progetto, carico di multidisciplinarietà e contaminazione tra campi artistici e non, è poi diventato uno spazio fisico aperto al pubblico chiamato Megazzino, che oggi prosegue con numerosi appuntamenti. Abbiamo fatto alcune domande ai membri del gruppo SPAZIENNE per capirne di più.

Quali sono le tematiche a cui si lega maggiormente la vostra ricerca?
SPAZIENNE nasce dalla voglia e dalla curiosità di confrontarsi con varie tipologie di spazi, esplorandone tutte le peculiarità. Una modalità nomade che attiva luoghi differenti, dalla galleria d’arte a spazi più generici, fino a luoghi urbani. Fin dall’inizio abbiamo voluto mantenere aperta la definizione del progetto, per dar modo a ogni artista di perseguire la propria ricerca personale e il proprio pensiero artistico.

Ci sono però tematiche che vi accomunano tutti e cinque?
Beh sì ad esempio lo spazio e la possibilità. Inoltre, nelle nostre mostre abbiamo voluto confrontarci su alcuni macrotemi che a nostro giudizio costituiscono degli archetipi del pensiero artistico contemporaneo. Il confronto teorico e pratico confluisce in una pratica che comprende l’aspetto installativo, la comunicazione grafica ed editoriale, oltre all’aspetto auto-curatoriale.

Avete inaugurato a Dicembre 2018 Megazzino, uno spazio attiguo in cui proseguire un’attività di sperimentazione. Spiegateci cosa succede in questo luogo.
Megazzino è uno spazio all’interno del nostro laboratorio. È un’area di circa 100 mq, luogo di ricerca e sperimentazione condivisa. Includendo figure che non provengono necessariamente dal campo dell’arte, ma da una visione più ampia del pensiero contemporaneo, è un luogo che rimane aperto per accogliere diversi ambiti culturali.

A quali ti riferisci?
Musica, video, letteratura, grafica e teatro.

Come nasce l’idea di fondare Megazzino?
Volevamo creare qualcosa di cui noi per primi sentiamo il bisogno: uno spazio dove potersi mettere alla prova, dove poter operare liberamente e dove è il progetto ciò che verrà mostrato al pubblico, partendo da una condivisione. Abbiamo voglia di creare e instaurare un dialogo che avvii in potenza un dibattito culturale.

Come verranno organizzati i vari appuntamenti?
Non ci sarà una vera programmazione: gli eventi verranno pubblicati volta per volta, in modo da lasciare il tempo necessario, a chi ci accompagnerà in questa avventura, di progettare e realizzare.

È in corso la mostra +N9, suddivisa in tre appuntamenti. Come si svolge, invece, questa trilogia?
Abbiamo deciso di inaugurare il progetto Megazzino mettendoci alla prova con una esposizione di tre appuntamenti, rielaborando il concetto di spazio in immaginari propri e visioni differenti.

E com’è iniziata?
Alberto Bettinetti e Federica Clerici hanno presentato per primi, tra dicembre 2018 e gennaio 2019, +N9/1 Nella gravità del momento. Un ambiente immersivo focalizzato su come il concetto di gravità vada a modificare la percezione dello spazio stesso. I lavori esposti sono strategie di resistenza alla gravità che si pongono in equilibrio, andando a definire un momento reiteratamente in bilico.

Qual è, invece, l’esposizione in corso?
Fino al 7 aprile, c’è il progetto di Stefano Comensoli e Nicolò Colciago +N9/2 Multiverso, una mostra, un ambiente, un’installazione: un luogo senza confini in cui quadri, sedute, sculture, luci, supporti e proiezioni vivono di continui rimandi. Gli elementi architettonici, i materiali industriali e gli oggetti ritrovati sono materia da plasmare, mentre la luce ne sfuma i contorni. Un insieme di universi possibili, un binomio tra carica sensibile e utilizzo, in un dialogo aperto tra lo spazio e le proprie emozioni.

Come si svolgerà, allora, il terzo capitolo di +N9?
A maggio sarà Giulia Fumagalli ad occupare lo spazio, con una personale che racconterà della Luna. Una narrazione visiva tra satelliti naturali e sentimenti, un cammino introspettivo che trova nelle sfaccettature della Luna la sua forma di equilibrio e perfezione.

-Giulia Ronchi

+N9/2 multiverso
Stefano Comensoli, Nicolò Colciago
fino al 7 aprile
megazzino
via per Cesate, 64 – 20024 Garbagnate Milanese (MI)
[email protected]
http://www.spazienne.it/

Dati correlati
AutoriNicolò Colciago , Stefano Comensoli, Giulia Fumagalli, Alberto Bettinetti, Federica Clerici
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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.

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