Residenza La Fornace, il progetto artistico segreto che parla di sé solo attraverso la fotografia

In un luogo segreto e bucolico sorge il progetto Residenza La Fornace, in cui nessun pubblico può accedere, ma solo vedere le opere tramite una documentazione fotografica online

Alessandro Polo, Per un amico, 2018
Alessandro Polo, Per un amico, 2018

Il progetto Residenza La Fornace sovverte ogni consueto schema di residenza artistica: un gruppo di artisti, invitato in un’antica cascina in mezzo alla natura, lavora per una stagione sul rapporto tra la propria pratica e ciò che li circonda. Non ci sono programmi da seguire o incontri prestabiliti: tutto si basa sul rapporto spontaneo con il contesto circostante e sul dialogo. L’esito infine, è visibile sul sito internet: la documentazione fotografica è ciò che rimane dell’esperienza espositiva. Ne abbiamo parlato con il suo ideatore, Edoardo Manzoni.

RESIDENZA LA FORNACE: IL PROGETTO

È l’estate del 2018, quando l’artista Edoardo Manzoni (Crema, 1993), con la collaborazione della curatrice Giada Olivotto (Locarno, 1990), decide di lanciare un progetto che esca dai tradizionali schemi di “residenza d’artista”. Prima di tutto per l’insolita location: l’antica cascina La Fornace, il luogo immerso nella campagna in cui è cresciuto, diventa uno studio en plein air. Durante il periodo di residenza non c’è esposizione, né opening: gli artisti invitati si ritrovano in un momento collettivo di documentazione, fotografando le opere. Mentre il luogo, la cui localizzazione geografica è segreta, non è raggiungibile dal pubblico, l’archivio online rimarrà come unica traccia dell’esperienza vissuta. “Ho iniziato l’anno scorso a immortalare i miei lavori all’aperto, e ho pensato di aprire il luogo dove sono cresciuto ad altri artisti”, racconta Edoardo Manzoni ad Artribune. “Ho pensato a una connessione molto spontanea, identificando questa residenza con le stagioni. Sono tre mesi in cui si può giocare molto con il tempo che cambia e con il fatto di operare all’esterno. La luce è diversa in ogni momento, potrebbe piovere o nevicare e non lo si può prevedere… è il bello di questo progetto”.

GLI ARTISTI DELLA RESIDENZA LA FORNACE

Ma qual è il criterio di scelta degli artisti? “Si parte da un’affinità con le persone con le quali abbiamo lavorato o ci piacerebbe lavorare, che rispecchia una sorta di clima, di “temperatura” dell’opera”, continua a raccontarci Edoardo. “Cerchiamo artisti che potrebbero dialogare bene con una determinata stagione, un approccio molto diretto rispetto alla curatela tradizionale. Poiché rimane soltanto una traccia fotografica, l’opera e il suo contesto sono indissolubili”. In un simile progetto, fondamentale è anche il dialogo, un modo per conoscere le necessità di ognuno e capire quali siano le nuove questioni dell’arte emergente. “Chi viene a visitare la cascina si innamora sempre di un particolare angolo o decide di installare in un punto con una determinata luce che sia mattino, tramonto o notte”, spiega Edoardo. “Ci piaceva strutturare il progetto partendo da elementi spontanei per arrivare a un discorso più teorico, ad esempio sull’esigenza diffusa di installare fuori dal ‘white cube’ e da luoghi istituzionali”. Anche l’insistenza della documentazione fotografica rientra in questo approccio: “ad oggi l’ossessione della documentazione fotografica supera quasi l’interesse per andare a vedere le mostre personalmente. Con questo ovviamente non vogliamo cavalcare o meno un’onda, ma cogliere l’occasione per riflettere su quello che sta succedendo”.

LA NUOVA RESIDENZA “CAPITOLO 3: INVERNO”

Dopo Capitolo 1: Estate e Capitolo 2: Autunno, la cui documentazione è online sul sito, si attende il terzo capitolo di Residenza La Fornace, ovvero Inverno, che finirà (come la stagione invernale, appunto) il 20 marzo, raccogliendo i lavori di Federico Cantale, Lisa Dalfino & Sacha Kanah, Marco Emmanuele, Diego Miguel Mirabella, Raziel Perin, Sara Ravelli e Riccardo Sala. Ma come si evolverà nel futuro questo progetto di residenza? “Ci sono ancora due mostre, inverno e primavera”, ci risponde Edoardo, “non sappiamo se continuare poi con le stagioni oppure trovare nuovi escamotage, però continueremo sicuramente a seguire questa linea curatoriale e questo approccio. Ci sono tanti aspetti sui quali ci piacerebbe lavorare, ma per ora è tutto top secret”.

– Giulia Ronchi

www.instagram.com/residenzalafornace/
www.residenzalafornace.com

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.