Morta a 79 anni Carolee Schneemann. Scompare alla vigilia dell’8 marzo la pioniera femminista

L’artista è stata tra le artiste che hanno rivoluzionato la performing art. Si definiva una pittrice, ma le sue opere hanno cambiato la prospettiva del dibattito sul corpo femminile

Carolee Schneemann
Carolee Schneemann

È morta il 6 marzo all’età di 79 anni Carolee Schneemann. A due giorni dalla giornata che celebra le donne a livello internazionale, la scomparsa di questa artista che ha rappresentato una delle maggiori anime del dibattito femminista e sul gender nell’arte, risulta particolarmente drammatica e significativa. Nata nel 1939 a Fox Chase in Pennsylvania, Schneemann ha studiato al Bard College di New York e ha cominciato la sua carriera d’artista nei tardi anni ’50. La sua pratica passa inizialmente dalla pittura ai primi happening (incontrerà anche Allan Kaprow). Dei primi anni ’60 sono opere importantissime come Eye Body:36 (1963) e Meat Joy (1964), dove l’artista lascia il pubblico ad interagire con materiali molteplici, carne, corde e frammenti vari. Opere che hanno rivoluzionato in maniera definitiva la Performing Art. Tra queste c’è anche Interior Scroll del 1975, dove l’artista estrae dal proprio corpo una pergamena. Nel frattempo frequenta i movimenti femministi, collocandosi in quella generazione di donne artiste come Judy Chicago e Rachel Rosenthal che hanno precorso i tempi.

Carolee Schneemann, MeatJoy, 1964
Carolee Schneemann, MeatJoy, 1964

IL CORPO NELL’OPERA DI CAROLEE SCHNEEMANN

Il corpo nel lavoro multidisciplinare di Carolee Schneemann è depositario del discorso artistico: è un corpo sociale libero dalle componenti sessuali imposte da una società misogina e patriarcale (Schneemann contesta anche la predominanza maschile nel mondo dell’arte). È un corpo privo di tabù, una architettura del fare artistico, portatore di valori e di messaggi anche rivoluzionari. Il proprio corpo è spesso protagonista di queste azioni. In Fuses (1964-67) filma invece sé stessa e James Tenney nell’atto di fare l’amore: la pellicola ricavata viene poi dipinta, graffiata, corrosa e diventa uno strano, astratto collage rivelatore. Nei lavori successivi l’interesse per il corpo si traduce anche in un discorso sui rapporti tra corpo e potere, tanto da indurre l’artista ad esplorare le dinamiche di guerra, tra Vietnam e Libano, fino all’11 settembre. In queste opere la sfera politica e quella personale si incrociano ripetutamente. Degli anni ’90 è invece la serie Vulva’s Morphia, una collezione di immagini che mette insieme la rappresentazione preistorica dell’attributo femminile.

Carolee Schneemann, Up to and Including Her Limits, 1973-76
Carolee Schneemann, Up to and Including Her Limits, 1973-76

IL LEONE D’ORO

Nel 2017 le viene riconosciuto il Leone d’Oro alla Carriera alla Biennale di Venezia. In quella occasione il Presidente, Paolo Baratta aveva dichiarato: “Carolee Schneeman è una delle figure più importanti nell’ambito dello sviluppo della Performance e Body Art. È una pioniera della performance femminista dei primi anni ’60 e ha utilizzato il proprio corpo come materia principale della propria arte. Così facendo l’artista concepisce la donna sia come creatrice sia come parte attiva della creazione stessa. In opposizione alla tradizionale rappresentazione delle donne come semplici oggetti nudi, Schneemann ha utilizzato il corpo nudo come forza primitiva e arcaica in grado di unificare le energie. Il suo stile è diretto, sessuale, liberatorio e autobiografico. L’artista promuove l’importanza del piacere sensuale femminile ed esamina le possibilità di emancipazione politica e personale dalle convenzioni sociali ed estetiche predominanti. Attraverso l’esplorazione di una vasta gamma di mezzi espressivi come la pittura, il cinema, la video arte e la performance, Schneemann riscrive una personale storia dell’arte, rifiutando l’idea di una storia narrata esclusivamente dal punto di vista maschile”. Dal 2015 al 2017 la sua opera è stata esposta al Museum der Moderne di Salisburgo, al Museum furt Moderne di Francoforte e al MoMa di New York. La prima retrospettiva dell’artista è stata realizzata nel 1996 al New Museum di New York.

 

-Santa Nastro

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.