L’arte pubblica a Palermo è una storia tutta da inventare. E mentre crescono bei progetti di Street Art e iniziative indipendenti, anche le istituzioni e le fondazioni culturali ci provano. La mostra “Foresta Urbana” ha chiuso i battenti, ma lascia due tracce dietro di sé. Nuove sfide all’orizzonte.

“Foresta Urbana”, la bella mostra ospitata a Palermo fino allo scorso 20 gennaio, tra Palazzo Riso e l’antistante Piazza Bologni, ha avuto più di un merito. In primo luogo, lo scenografico percorso concepito dal curatore, Paolo Falcone, ha potuto contare su una squadra di artisti di altissima caratura, riuscendo a non far prevalere l’appeal dei super nomi sulla qualità delle opere: una costruzione coerente, ben orchestrata, in cui la monumentalità e l’incastro tra i simboli, l’aspetto ludico, quello teatrale e quello concettuale si calibravano con coerenza di sguardo e di taglio. Non dimenticando di affiancare certe star del più altisonante mainstream – da Ai Weiwei a Jimmy Durham, da Olafur Eliasson a Carsten Höller, da Ernesto Neto a Richard Long – con alcuni nomi italiani di sicuro valore, da Francesco De Grandi a Luca Vitone, collocati là dove devono indiscutibilmente stare, nel cuore della migliore produzione artistica internazionale.
Una buona partitura di volumi e di talenti, nel nome di una chiara predilezione per la seduzione visiva, per lo spettacolo delle forme, per la bellezza come dimensione oggettuale. La natura era il tema, in un susseguirsi di arbusti, incantesimi d’ombra o di luce, favole boschive, frammenti di paesaggio e di terra, luna park floreali, passaggi di stato, inganni ottici, strutture d’evocazione chimica, fisica, organica. La piazza e il museo come due mega giostre a favore di sguardi innocenti, due giardini delle meraviglie incastonati nel cuore di una metropoli del Sud.

Foresta Urbana, Natalie Djurberg & Hans Berg_The Clearing. Museo Riso, Palermo
Foresta Urbana, Natalie Djurberg & Hans Berg_The Clearing. Museo Riso, Palermo

UN RETE VIRTUOSA

Secondo merito evidente: aver favorito una necessaria e fino a oggi troppo timida cooperazione tra istituzioni pubbliche e autorevoli realtà private. La mostra era promossa e realizzata dalla Fondazione Cultura e Arte, emanazione della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, in collaborazione con la Città di Palermo e col contributo progettuale e l’ospitalità del Polo Museale Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea, di cui il Museo Riso fa parte. Sinergia virtuosa, con un sistema locale ancora fragile che inizia a beneficiare dell’azione forte di (pochi) mecenati, collezionisti, filantropi. E che meriterebbe il coinvolgimento di grossi gruppi industriali, fondazioni bancarie, imprenditori.
Infine, quel che resta. Ciò che quasi sempre, all’indomani di una mostra, rimane nella sfera dei desiderata, dell’ipotesi abortita, della speranza vana. Imbastire, seminare, poi raccogliere, proseguire, facendo di un progetto espositivo un’occasione di crescita nel tempo e nello spazio. Non è un tema scontato. Abituarsi a ragionare intorno a una biennale, a una kermesse culturale, a una mostra significativa, anche sulla base delle possibili germinazioni, è cosa sana. Strategica. Che sposta in avanti il senso e gli obiettivi.
Oltre la logica dell’opening, la fenomenologia dell’evento in sé, l’adrenalina del consumo estetico, cosa resta?

Goldschmied & Chiari_Genealogia di Damnatio Memoriae, Palermo 1947 1992
Goldschmied & Chiari_Genealogia di Damnatio Memoriae, Palermo 1947 1992

GENEALOGIA POLITICA, TRA MAFIA E PAESAGGIO

Nel caso di “Foresta Urbana” restano, intanto, due opere. Restano a Palermo, sotto il suo cielo spalancato che precipita nel mare. Ed è una notizia, per una terra che all’arte pubblica non dedica attenzione, che alle collezioni museali non riesce a destinare risorse, che per il contemporaneo non ha visto sbocciare e radicare negli anni sufficienti iniziative di livello, tarate su parametri internazionali di produzione, di acquisizione, di progettazione urbana o territoriale.
Ed ecco che la sinergia di cui sopra mostra la sua forza. Nel plesso della Biblioteca Comunale, là dove Paolo Borsellino tenne, nel 1992, il suo ultimo, commovente intervento, sarà collocata l’installazione di Sara Goldschmied & Eleonora Chiari “Genealogia di Damnatio Memoriae, Palermo1947-1992“: due alberi imponenti diventano simulacri testuali, tra l’ombra del passato, il monito dei giusti e un’idea luminosa di futuro, grazie a una scrittura incisa che restituisce una mappatura genealogica. Non nomi di famiglie e di casati, ma quelli delle molte vittime di mafia cadute a Palermo e dintorni, da Portella della Ginestra fino alla strage di Via d’Amelio. Magistrati, poliziotti, carabinieri, politici. Un’ecatombe che ha stigmatizzato l’identità di un luogo, consegnandola al sentimento della paura e del disprezzo.
Nell’immagine di una fioritura, nell’intelligenza corale ed espansa delle radici, negli intagli minuti sulla corteccia, come ferite a fior di pelle, il peso della memoria si rifonda e si attualizza sempre, coltivando la volontà oltre il compianto. L’opera viene donata dalle artiste alla Città di Palermo, come segno indelebile di un patto civico tra autori, istituzioni, fondazioni culturali.

Luca Vitone, Vuole Canti
Luca Vitone, Vuole Canti

ALBERI, ARTISTI, COMUNITÀ

Una seconda installazione sopravvive alla mostra, mantenendo un legame con Palermo. Temporaneo stavolta – e si spera, domani, in una collocazione stabile – ma significativo rispetto all’idea di città come teatro en plein air, pronto ad accogliere presenze e narrazioni in transito. “Vuole canti” di Luca Vitone, originariamente installata in Piazza Bologni, sarà collocata nella storica Piazza Bellini, in un confronto stimolante con il complesso arabo-normanno di San Cataldo. Si tratta del remake di un lavoro realizzato per la prima volta a Trento nel 2009. Dopo aver studiato le caratteristiche botaniche di diciotto alberi di specie diverse, analizzandone anche le relative suggestioni antropologiche e mitologiche, Vitone ha proseguito la scrittura del mito arboreo, associando a ciascuna pianta il nome di un artista contemporaneo italiano della sue generazione, sulla base di affinità di pensiero, di sguardo, di percorso.
Una riflessione sul senso dell’essere comunità, in un momento in cui il tessuto del sistema dell’arte sopravvive frammentandosi, polverizzandosi, cedendo all’isolamento e alla distanza progressiva tra soggetti, ricerche, intenzioni. Un’opera che bilancia nostalgia, senso di appartenenza, ricerca di attraverso il noi, consapevolezza del ruolo e dell‘incidenza che la pratica artistica mantiene in un dato passaggio storico. Il tutto traslato sul piano universale della botanica. Alberi, ancora una volta, come creature senzienti, pensanti, meritevoli d’attenzione dal punto di vista dell’organizzazione sociale e persino della ‘strategia politica’, in tema di democrazia e relazione col territorio, di identità multipla, capacità di adattamento, resistenza.

Goldschmied & Chiari_Genealogia di Damnatio Memoriae, Palermo 1947 1992
Goldschmied & Chiari_Genealogia di Damnatio Memoriae, Palermo 1947 1992

ARTE PUBBLICA A PALERMO. NUOVI PROGETTI A BALLARÒ

L’uomo che sta dietro tutto questo, come mediatore, promotore e produttore, è il grande mecenate Emmanuele Emanuele, presidente della Fondazione Terzo Pilastro, vero appassionato d’arte pubblica e arte urbana. Il suo sogno per Palermo è più vicino a un’utopia: disseminare opere per la città, impiantando tra i palazzi e i vicoli del centro un giardino di segni e di forme del contemporaneo. “Foresta Urbana” ne realizzò un pezzetto, facendosi manifesto ed esperimento nel racconto tra le sale del museo e nella sua proiezione sulla piazza di fronte. E adesso da lì Emanuele riprende il discorso, insieme al Sindaco Leoluca Orlando, per continuare a seminare su quel terreno fertile – ancorché ad ostacoli – che oggi somiglia a una sconfinata prateria: la grande arte pubblica a Palermo è una storia tutta da inventare. Se qualcosa di strutturato, di costante, che poggi su una volontà istituzionale autentica, avrà modo di sorgere davvero, è difficile da dire. Alle false partenze e alle improvvise interruzioni la Sicilia è più che abituata. La presenza del privato, in tal senso, è linfa preziosa.

Il muro di Igor Scalisi Palminteri su S. Benedetto il Moro a Ballarò, Palermo 2018

Una sfida sembra allora prendere forma, pensando a dei landmark permanenti o temporanei con cui reinventare i luoghi, le quinte, le memorie storiche, il quotidiano delle persone.“Il mio intento”, ha spiegato Emanuele, “era quello di disseminare opere d’arte nei quartieri più degradati della città, portando il “bello” fuori dalle mura dei musei per regalarlo alla popolazione, quale germoglio di speranza e simbolo di futura rinascita. In questo mio percorso ho incontrato innumerevoli difficoltà, ma anche – di contro – l’appoggio fattivo del Sindaco Orlando, che sinceramente ringrazio”.
Il progetto, che inaugura una bella collaborazione tra la Fondazione Cultura e Arte e il Comune di Palermo, si chiama “Cultura e Arte per Ballarò”. Programmi e sviluppi ancora tutti da conoscere, per un’area di grande fascino, attraversata da energie nuove: nello storico mercato popolare una serie di murales stanno già nascendo da mesi, per altre vie, così come accade alla Kalsa o alla Vucciria, su iniziativa di artisti, comitati civici, realtà religiose, associazioni, arrivando a istituzioni come la Fondazione Federico II dell’Assemblea Regionale, l’Accademia di Belle Arti, la Soprintendenza di Palermo. Sullo sfondo alcuni temi ricorrenti: i migranti e l’anima multiculturale della Sicilia, l’approccio poetico e quello politico, il rapporto tra paesaggio e architettura, il realismo narrativo e l’accento fantastico, l’identità locale e la sua vocazione all’apertura, al viaggio, alla mescolanza.
Crescono i progetti, si incrociano le visioni e le collaborazioni. E lentamente, tra ingenuità, errori, conquiste e splendide intuizioni, Palermo si rimette sulle tracce di sé. Moltiplicando i sentieri e le radici. A proposito di foreste, di giardini, di metafore vive.

– Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove è anche responsabile dell'ufficio comunicazione. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. Dal 2018 lavora come Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana e dell'Assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana.