Il Wyoming diventa una nuova destinazione d’arte? Prima fiera a Jackson Hole

Sfruttando l’elevato potenziale d’acquisto della zona, Jackson Hole – conosciuta principalmente come località sciistica – è pronta ad offrire alla città una fiera d’arte-boutique, destinata a pochi selezionati.

Views of the Jackson Hole, Wyoming area
Views of the Jackson Hole, Wyoming area

Le date ci sono già: dal 12 al 15 settembre 2019, grazie al sostegno della società di produzione di eventi ShowHamptons, verrà inaugurata la Jackson Hole Fine Art Fair (JHFAF), prima grande manifestazione artistica del Wyoming. Una grande manifestazione per una piccola località? Forse, ma non a caso. Dietro l’intera operazione c’è infatti la filosofia del “pochi ma buoni”, riferito all’alto potenziale d’acquisto di quest’area che non ha nulla da invidiare a quello delle grandi fiere internazionali.

LA JACKSON HOLE FINE ART FAIR

Le 55 gallerie chiamate a partecipare, locali e nazionali, (i cui nomi però non sono ancora stati svelati) esporranno opere d’arte per un prezzo compreso probabilmente tra i 2000 e i 2 milioni di dollari. Una scelta curiosa, ma non casuale: Jackson Hole è stata individuata strategicamente proprio per il potenziale economico di cui dispone. Senza contare che l’istituto finanziario su cui la fiera si appoggia, è pronto a elargire alle gallerie linee di credito e prestiti ponte per poter partecipare. “Jackson Hole è stata a lungo una mecca d’arte nel Rocky Mountain West“, racconta ad artnet News Rick Friedman, direttore esecutivo di ShowHampton. “È l’ultimo mercato dell’arte non sfruttato negli Stati Uniti. Mentre molte altre fiere attirano gli stessi collezionisti della costa orientale e occidentale, pochi, se non nessuno, attraggono questi preziosi collezionisti d’élite della regione del Midwest“.

IL COLLEZIONISMO E LA NEVE

Jackson Hole è stata fino ad ora conosciuta più per essere una località sciistica che una destinazione d’arte: posta in una valle ai piedi delle Teton Mountains, conta una popolazione di 10mila abitanti che triplica durante i mesi invernali. È proprio qui che vuole colpire il JHFAF, cercando di sfruttare il traffico del “turismo della neve” e dandogli una valida alternativa fatta di arte e compravendita. La manifestazione inoltre, coinciderà con il Jackson Hole Fall Arts Festival, un festival della durata di due settimane, composto da fiere dell’artigianato e conferenze di design. “Questa è una fiera d’élite e boutique. La vediamo come una “fiera semi-privata per i ricchi e famosi”, prosegue Friedman, che con questo “gioco d’azzardo” cercherà di capitalizzare un ristretto pool di appassionati d’arte, “come una regione con un mercato benestante, colto, esperto di arti e orientato all’acquisizione. Anche se abbiamo solo 2.500 spettatori, quel gruppo ha il potere d’acquisto equivalente a 25.000 amanti d’arte di altre fiere“.

– Giulia Ronchi

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.