Apre Specchio41. A Brescia il primo spazio indipendente

A fondarlo due artisti e un curatore con un progetto ambizioso. Ecco la storia del primo spazio indipendente a Brescia, raccontata dagli ideatori

Maverick, Specchio41. Courtesy Specchio41
Maverick, Specchio41. Courtesy Specchio41

Brescia è una città che sta cambiando velocemente aprendosi anche all’arte. Lo studio in zona Carmine degli artisti Manuel Gardina e Zen Zero segue questa trasformazione e muta pelle in spazio espositivo, aperto al pubblico. L’incontro (quasi casuale) con un curatore, Pietro Bazzoli, dà ulteriormente forma a questa ambizione. E alla mostra Maverick che inaugura proprio gli spazi di Specchio41, dando inizio a una nuova avventura. Ce ne parla Pietro Bazzoli.

Partiamo dal principio…
Manuel Gardina e Zen Zero arrivano da percorsi simili e diversi allo stesso tempo: il primo, dopo aver studiato a Brera e a Londra, ha fatto due anni in uno studio collettivo di Milano; il secondo, dopo la LABA – Libera Accademia di Belle Arti di Brescia, ha lasciato in secondo piano la pittura per dedicarsi al tatuaggio. Il punto d’incontro è stato la street art, poiché si sono trovati a fare murales insieme e, parlando, hanno scoperto di avere molto in comune, tanto da far nascere il progetto Specchio41.

Specchio41 è a tutti gli effetti il primo independent space del territorio bresciano. Com’è cambiata Brescia in questi anni dal punto di vista del fermento culturale?
Negli ultimi cinque anni la città si è trasformata, abbracciando l’ambito culturale sotto molti aspetti. Ha riaperto la Pinacoteca dopo nove anni di silenzio; ha visto sfilare figure del calibro di Steve McCurry, Christo e Mimmo Paladino; l’anno scorso c’è stata una mostra a Palazzo Martinengo dove l’opera più prestigiosa era un Picasso inedito; ha preso avvio con successo una residenza artistica in grado di proporre nuove visioni. Brescia sta investendo molto sulla cultura, soprattutto in zona Carmine, vero e proprio epicentro di questa spinta al cambiamento.

Qual è la vostra visione in quanto spazio artistico indipendente?
Specchio41 è una realtà unica sul territorio, poiché è uno studio d’arte sempre aperto al pubblico, con una forte programmazione dal punto di vista organizzativo e comunicativo. Vogliamo che i cittadini bresciani possano confrontarsi con noi nel quotidiano, osservando e partecipando a ogni nostra attività.

Specchio41. Courtesy Specchio41
Specchio41. Courtesy Specchio41

La prima mostra, Maverick, riguarda da vicino le opere dei due artisti fondatori. Come sei riuscito a metterle in dialogo tra loro?
Le opere di Manuel Gardina e Zen Zero hanno dialogato sin da subito, istintivamente. Insieme ai due, ci siamo resi conto che stavano lavorando sugli stessi concetti usando pratiche diverse. Li accomuna il voler caricare di significati, tramite il gesto, aspetti che solitamente sono lasciati in secondo piano, scartati.

Come?
Per Zen Zero l’elemento naturale assume valenze simboliche che si interfacciano al suo contributo pittorico, in un insieme di scambi che crea una fitta narrazione; per Manuel Gardina è il gesto incontrollato, la sfumatura inattesa, il colore in quanto tale ciò che compone i momenti delle sue opere: sono fattori che di solito restano inosservati e che lui eleva a protagonisti.

La programmazione per il 2019 è già pronta, un po’ come fanno i musei. Ci vuoi anticipare gli appuntamenti più importanti previsti per i prossimi mesi?
Abbiamo messo le basi per il 2019 e, se non ci saranno sorprese, apriremo l’anno nuovo all’insegna della fotografia, per poi proporre una mostra dedicata alla street art.

E per quanto riguarda Gardina & Zen Zero?
Questo periodo servirà a Manuel Gardina e Zen Zero per sviluppare un progetto che riguarda un tema molto presente nel contemporaneo: il digitale, sviluppato attraverso modalità a dir poco sorprendenti. Poi, per l’estate, stiamo valutando una possibile rassegna dove inserire sia pittura che design e, ancora, ci piacerebbe tornare sulla fotografia prima di proporre un’altra personale dei due artisti. C’è anche la volontà di fare almeno una semi-collettiva, in cui Manuel Gardina e Zen Zero dialoghino a turno con una sola opera di un artista selezionato per ciascuno. La voglia di mettersi alla prova c’è, ora tocca a noi.

Giulia Ronchi

 

SPECCHIO41
Via Elia Capriolo 41A, 25122, Brescia

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata fondatrice del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.