The Shed, il museo “flessibile” di New York, lancia una open call per giovani artisti

Il museo, progettato da Diller Scofidio + Renfro e caratterizzato dalla sua struttura “espandibile”, ha selezionato 52 giovani artisti che lavorano a New York in vista dell’apertura nella primavera del 2019

The Shed, il rendering del progetto
The Shed, il rendering del progetto

Design, arti visive, musica, arti dello spettacolo, arti letterarie e cinema sono le discipline protagoniste di Open Call, il concorso lanciato da The Shed, istituzione culturale newyorchese la cui futuristica sede – progettata da Diller Scofidio + Renfro – aprirà le proprie porte al pubblico nella primavera del 2019. Attraverso la call sono stati selezionati 52 artisti emergenti che vivono e lavorano nella Grande Mela, sottolineando così la mission del museo: “abbiamo lanciato Open Call con l’intento di creare un’opportunità significativa per gli artisti emergenti”, ha dichiarato Tamara McCaw, Chief Civic Program Officer di The Shed. “Una parte fondamentale della nostra mission è coinvolgere le nostre comunità locali e sostenere la diversità dei talenti di New York City. Open Call fornisce le risorse necessarie agli artisti locali per esplorare a fondo le loro idee e la piattaforma per raggiungere livelli più elevati di visibilità presso nuovi pubblici”.

The Shed, il nuovo museo della Grande Mela che apre nel 2019
The Shed, il nuovo museo della Grande Mela che apre nel 2019

IL MUSEO “ESPANDIBILE”

Come anticipato da Valentina Silvestrini in questo articolo, la “flessibile” struttura di The Shed è stata concepita “per essere altamente adattabile: si compone di un edificio principale eccezionalmente provvisto di un guscio esterno mobile. Tale porzione, all’occorrenza, può spostarsi lungo dei binari fino a occupare la piazza antistante l’edificio. Scorrendo su ruote, il guscio si renderà autonomo dalla struttura fissa, dando vita una sala coperta aggiuntiva per spettacoli dal vivo o altri eventi. La costruzione ‘immobile’, nei suoi otto livelli, disporrà di gallerie espositive, di un laboratorio creativo e di un teatro con 500 posti, anch’esso in grado di accogliere eventuali suddivisioni per specifiche esigenze”.

LA CALL

Nell’arco di tre mesi, Open Call ha ricevuto oltre 900 domande. Attraverso un processo di selezione condotto da uno staff di staff curatori, sono stati scelti 52 artisti, chiamati a realizzare lavori culturalmente sensibili e che forniscano un impatto e un valore duraturi per pubblici e spettatori diversi. Ognuno dei 52 artisti riceverà uno stipendio tra i 7mila e i 15mila dollari, a seconda della portata del progetto proposto, oltre al supporto e alle risorse per sviluppare il proprio lavoro. Le opere commissionate per Open Call saranno presentate nel Black-box Theatre di The Shed, nella Galleria I di oltre mille metri quadrati e nella piazza davanti all’edificio di 1.500 metri quadrati. A partire dalla primavera del 2019 saranno presentati tre programmi consecutivi, con un quarto programma nel 2020.

– Desirée Maida

www.theshed.org

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.