Musei e arte contemporanea. L’editoriale di Stefano Monti

Mettendo a confronto una serie di dati internazionali sulle mostre più seguite all’interno dei musei, Stefano Monti rileva il grande interesse del pubblico verso il contemporaneo.

Maya. Il linguaggio della bellezza - exhibition view at Palazzo della Gran Guardia, Verona 2016
Maya. Il linguaggio della bellezza - exhibition view at Palazzo della Gran Guardia, Verona 2016

Lo scorso marzo, The Art Newspaper ha pubblicato un confronto tra le principali mostre internazionali, degli ultimi anni, divise per tipologie e per nazione. Tra tutte le categorie, l’Italia è presente con Verona e con Firenze. La prima per la mostra Maya: il linguaggio della bellezza (Top-Ten Antiquities), mentre Firenze è presente con ben tre mostre, di cui due nella categoria Decorative Arts e una nella categoria Old Masters.
Interessanti sono anche i “differenziali” di visitatori quotidiani, sia tra le mostre italiane che tra correnti differenti. Fra le nostrane, la mostra veronese ha raggiunto un afflusso medio quotidiano di 1.373 visitatori contro i 2.215 e i 3.099 delle mostre fiorentine di Decorative Arts (rispettivamente Tre Arazzi per un futuro museo e Splendida Minima, entrambe al Palazzo Pitti) fino ai 3.443 per la mostra su Giovanni dal Ponte, presso la Galleria dell’Accademia di Firenze.

Una maggiore specializzazione nel contemporaneo sarebbe un vantaggio per i nostri musei”.

È proprio guardando ai visitatori quotidiani che, tuttavia, si può provare a estendere la riflessione e non limitarsi ai semplici conteggi: la top ten che mostra una maggiore media di visitatori quotidiani è quella dedicata all’arte contemporanea, 5.636 visitatori (con valori per singola mostra che spaziano tra i 4.344 e i 7.509 visitatori).
A rendere ancora più meritevole di approfondimento questa particolare classifica è l’elenco delle città incluse nella stessa: il podio è di Londra (con una mostra a ingresso gratuito), seguita da Tokyo e da tre mostre al Guggenheim di Bilbao, alle quali fanno seguito Parigi, Brisbane, Rio de Janeiro, Londra e di nuovo Bilbao.
Se con megalopoli quali Londra, Tokyo e Rio de Janeiro, ovviamente, le nostre città non possono minimamente competere, è interessante invece come sia Bilbao a primeggiare in quanto città d’arte contemporanea, soprattutto perché Bilbao conta meno abitanti e quasi la metà degli arrivi turistici di Firenze.
Certo, il Guggenheim basco rappresenta sicuramente il punto di attrazione principale, mentre le nostre città offrono una grande diversificazione di siti da visitare, ma questi dati possono lasciar riflettere su come, forse, un maggior livello di specializzazione nel contemporaneo potrebbe creare condizioni di vantaggio per i nostri musei che invece tendono a preferire (forse immaginando sia una migliore strategia) un’offerta che, probabilmente, non sempre risponde a ciò che i visitatori potenziali vorrebbero davvero conoscere e vedere.

Stefano Monti

Articolo pubblicato su Grandi Mostre #12

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Stefano Monti
Stefano Monti, partner Monti&Taft, insegna Management delle Organizzazioni Culturali alla Pontificia Università Gregoriana. Con Monti&Taft è attivo in Italia e all’estero nelle attività di management, advisory, sviluppo e posizionamento strategico, creazione di business model, consulenza economica e finanziaria, analisi di impatti economici e creazione di network di investimento. Da più di un decennio fornisce competenze a regioni, province, comuni, sovrintendenze e ha partecipato a numerose commissioni parlamentari. Si occupa inoltre di mobilità, turismo, riqualificazione urbana attraverso la cultura. È autore e curatore di numerosi libri e frequente relatore di convegni. Il suo obiettivo è applicare logiche di investimento al comparto culturale.
  • antonio

    stiamo parlando di musei che sono anche degli autentici villaggi turistici .
    per gli altri musei di arte contemporanea i visitatori sono pochi , forse proprio perchè specializzati in arte contemporanea autoreferenziale