Pubblico e politico. Giovanni Morbin apre il luglio di Centrale Fies a Dro

La mostra di Giovanni Morbin inaugura le attività estive della Centrale Fies, che anche quest’anno ospita il festival Drodesera. Tra arte, danza, teatro e cinema.

Giovanni Morbin, Concerto a Perdifiato, Dro 2018. Photo credits Roberta Segata per Centrale Fies
Giovanni Morbin, Concerto a Perdifiato, Dro 2018. Photo credits Roberta Segata per Centrale Fies

Si apre con la mostra antologica di Giovanni Morbin (Valdagno, 1956) il luglio della Centrale Fies di Dro, che dal 20 al 28 ospiterà la 38esima edizione del festival Drodesera intitolata SUPERCONTINENT². La mostra, a cura di Denis Isaia, ripercorre il lavoro concettuale e performativo dell’artista, esponendo prove pittoriche, fotografie e oggetti legati alle performance in quanto “strumenti” o resti delle azioni. Al centro vi è il corpo dell’artista, in particolare arti e posture analizzati secondo schemi ricorrenti nella storia della performance: abbiamo la sottrazione delle capacità fisiche in Guanti (1984-85), guanti-bracciali di ferro che, indossati per un anno, impediscono all’artista di fare l’artista; l’ibridazione uomo/ambiente ‒ in questo caso architettonico, un edificio di Lubiana ‒ del mattone Bud (germoglio) (1997); la ripresa di comportamenti anticonvenzionali e bizzarri dello Strumento a perdifiato (1995), un ottone che unisce la bocca all’orecchio permettendo così di parlare a se stessi, usato nella performance di apertura, il Concerto a perdifiato ‒ coinvolgente proprio per l’atteggiamento ironico e vagamente dadaista del presentare una ventina di persone intente, tutto sommato, a parlare da sole. Rimangono impressi, forse a causa della situazione politica contemporanea, i lavori che si incentrano sul potere e la sua rappresentazione, come L’angolo del saluto (2006), che riproduce lo spazio d’aria mosso dal saluto fascista, e soprattutto forza Nuova (2005), un lungo “ago” d’ottone che sporge dalla parete e riproduce lo spazio occupato da un proiettile nello spazio. Forza Nuova, nelle parole di Morbin, è un’opera “quasi invisibile, come ciò che accade al giorno d’oggi” e proprio per questo “quando la vedi è troppo tardi… È come un vero proiettile, l’unico istante in cui lo vedi, è l’ultimo”. Senza spingerci oltre in inquietanti parallelismi con l’attualità, Morbin riafferma così la necessità intellettuale di esprimere la propria opinione, far riflettere, schierarsi, se è vero che, come afferma, “tutto quello che è pubblico è anche politico”.

IL FESTIVAL

La mostra di Morbin apre con un messaggio forte il festival Drodesera, che mantiene quest’anno lo stesso titolo dell’anno scorso e lo eleva alla seconda, e però, come spiega Filippo Andreatta, co-curatore del festival con la direttrice Barbara Boninsegna, sposta l’attenzione dal movimento delle persone al movimento della terra, delle placche ‒ per “supercontinente” si intende la Pangea ‒ con “incontri che vertono sul tema del paesaggio in ambito sociologico, geografico, storico e artistico”.
Il festival si aprirà con i tre giorni dedicati ai livework, nuovi lavori degli artisti invitati in residenza, e una serie di presenze più affermate come Maria Hassabi, o Mario Mieli ‒presente in Ebbene sì di Franco Buffoni, basato su un progetto di Mieli della fine degli Anni Settanta; la seconda parte vedrà partecipazioni internazionali come quella dell’Amicale de Production, che porta in Italia per la prima volta Germinale, o Tiago Rodrigues, con il suo By Heart, performance sulla memoria come forma di resistenza, e ancora artisti e coreografi come Jacopo Jenna e Marco D’Agostin. Fra le novità di questa edizione troviamo una serie di talk che esplorano il tema del festival oltre il linguaggio performativo: fra gli altri ospiti, il filosofo Emanuele Coccia spiegherà come le piante sono forme d’intelligenza dalle quali l’uomo può imparare. Una varietà di proposte che sfuma i confini fra arte, teatro, danza, cinema (presente nella sala delle “Terme”), riuniti nel Supercontinente di Centrale Fies.

Sara d’Alessandro Manozzo

Evento correlato
Nome eventoGiovanni Morbin
Vernissage07/07/2018 ore 18
Duratadal 07/07/2018 al 28/07/2018
AutoreGiovanni Morbin
CuratoreDenis Isaia
Generiarte contemporanea, performance - happening, personale
Spazio espositivoCENTRALE FIES
IndirizzoLocalità Fies 1 - Dro - Trentino Alto Adige
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Sara d'Alessandro
Sara d'Alessandro Manozzo (Roma, 1982) è storica dell’arte e curatrice. Dopo una laurea in Studi storico-artistici, ha lavorato al dipartimento curatoriale della GAM di Torino. Dal 2013 collabora freelance come coordinatrice per mostre ed eventi culturali e come autore ed editor; è attualmente impegnata nella stesura e redazione di un manuale di storia dell’arte per Loescher editore. Nel 2015 si è trasferita a Canberra, Australia, dove ha lavorato come curatore per istituzioni pubbliche e dove ha fondato il progetto indipendente The Garage. Dal 2017 risiede a Trento.