Quadri Evasi, a Roma una mostra per trasformare la baracca del poeta Zeichen in polo culturale

È in corso a Roma una mostra dedicata a Valentino Zeichen, poeta istrionico e fuori dagli schemi che visse per 50 anni in una baracca al Borghetto Flaminio. La vendita delle opere esposte sosterrà il progetto “La Casa del Poeta”, finalizzato alla trasformazione della casa di Zeichen in polo culturale

Valentino Zeichen nella sua baracca a Borghetto Flaminio a Roma
Valentino Zeichen nella sua baracca a Borghetto Flaminio a Roma

Una casa d’artista, o per meglio dire una baracca, dove per circa cinquant’anni ha vissuto un poeta ispirato e allo stesso tempo paradossale, fuori dagli schemi eppure con un occhio vigile e attento sulla realtà. Lui è Valentino Zeichen, scrittore nato a Fiume nel 1938 e scomparso a Roma nel 2016 che, oltre ai versi e ai romanzi, nella Capitale ha lasciato la sua casa-baracca, un luogo quasi leggendario nell’ambiente culturale cittadino, che nel corso degli anni ha visto avvicendarsi, grazie alla presenza e alla poesia di Valentino che lì visse dalla fine degli anni Cinquanta fino alla morte, gli artisti e gli intellettuali più diversi. Oggi in quella baracca è in corso Quadri Evasi, mostra che raccoglie oltre 30 opere realizzate da artisti italiani contemporanei e la cui vendita servirà a sostenere La Casa del Poeta, progetto finalizzato alla trasformazione dell’abitazione di Zeichen al Borghetto Flaminio in polo culturale.

RITRATTO DI UN ARTISTA FUORI DAGLI SCHEMI

“Devo alla mia matrigna se sono diventato un poeta. Devo alla sua meticolosa crudeltà il fiorire delle mie parole. Fu una musa ostile e involontaria. La mia poesia è senza speranza. Non parlo di mondi onirici. Nella mia poesia entra la comicità, l’ironia, la precisione. Ci sento lo zampino della matrigna. E quindi la diffidenza verso il sentimento. O meglio: verso la menzogna del sentimento. Esiste una purezza della poesia alla quale sono fedele”. Con queste parole rilasciate nel 2014 per un’intervista a Repubblica, Valentino Zeichen parlava del senso della poesia nella sua rocambolesca vita, a tratti surreale e anche surrealista, proprio come gli autori da cui trasse ispirazione: André Breton e Jacques Prévert. Dopo la Seconda Guerra Mondiale Zeichen e la sua famiglia finirono in campo profughi vicino a Trieste; dopo la perdita della madre, il padre e la matrigna lo mandarono in riformatorio, dove studiò da perito chimico. Nell’ostilità di questo ambiente, Zeichen iniziò a coltivare la passione per la letteratura e la poesia, leggendo tra gli altri autori come Salgari, Cechov e Balzac. Risale agli anni Cinquanta il trasferimento alla baracca al Borghetto Flaminio, dove visse fino alla sua morte. L’esordio letterario avviene nel 1969 con la rivista Nuova Corrente; seguirono poi la raccolta in versi Area di rigore (1974),Ricreazione(1979), Pagine di gloria (1983), Museo interiore (1987), Gibilterra (1991), Metafisica tascabile (1997) e Ogni cosa a ogni cosa ha detto addio (2000). È del 2014 l’Oscar Mondadori Poesie 1963-2014, con introduzione di Giulio Ferroni.

LA MOSTRA E IL PROGETTO

Quadri Evasi, esposizione ideata da Marta Zeichen e curata da Marina Amori con la collaborazione di Sacha Piersanti e Emanuele Marchetti, raccoglie opere collezionate dal pittore Emiliano Tolve che un tempo furono donate dagli artisti per sostenere Valentino Zeichen durante la riabilitazione a seguito dell’ictus che lo aveva colpito nell’aprile del 2016. Nino Franchina, Mario Nalli, Mojimr Ježek, Pasquale Ninì Santoro e Claudio Verna sono tra gli esponenti della Pittura Analitica presenti in mostra e le cui opere serviranno per sostenere La Casa del Poeta, progetto finalizzato alla trasformazione della baracca in polo culturale e in biblioteca di letteratura contemporanea e alla realizzazione di interventi di restauro e manutenzione della Casa, la cui struttura architettonica, a oggi, anche in seguito alla scomparsa di Zeichen, si trova in precarie condizioni.

– Desirée Maida
 
Roma // Fino all’11 maggio 2018
Quadri Evasi
Casa Zeichen
Via Flaminia 86

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.