Suono e monoliti. Edoardo Dionea Cicconi a Firenze

A Firenze, il 19 maggio, la Villa dell’Ombrellino ha ospitato una giornata dedicata all’arte in un sito d’eccezione. Edoardo Dionea Cicconi fa vibrare i suoi prismi di vetro con la geometria e la sezione aurea.

Edoardo Dionea Cicconi. Monolith. Villa dell’Ombrellino, Firenze 2018
Edoardo Dionea Cicconi. Monolith. Villa dell’Ombrellino, Firenze 2018

Da un viale stretto che si inerpica sulla collina si accede a un posto magico, la Villa dell’Ombrellino, ospite del progetto espositivo a cura di Alice Zucca e della galleria romana Operativa. Non semplicemente un contenitore, l’ambiente fu culla della scrittura del Dialogo sui massimi sistemi ‒ Galileo Galilei vi soggiornò tra il 1617 e il 1631, come in seguito Ugo Foscolo ‒ e riprende vita oggi grazie alla mostra di Edoardo Dionea Cicconi (Roma, 1985), Monolith.
Dal micro al macro, dalle cellule ai pianeti, Cicconi orchestra delle composizioni all’interno di prismi di vetro stratificati, ove una costellazione di punti metallici si distribuisce nello spazio a più livelli di profondità. La geometria e la matematica algebrica offrono sostanza a questa metafisica della realtà, un codice non per semplificarne la complessità ma per ordinarla in elementi puri. Le sequenze di Fibonacci, la sezione aurea, i frattali: la ricchezza della conoscenza si dispiega in formule e in una grammatica intimamente coerente.
Così un vortice di farfalle imbalsamate, con colori e provenienza diversa (Italia, Svizzera, Francia, Brasile) si dipana nelle tre dimensioni con la grazia e l’eleganza di una struttura organica, ridisegnata ad hoc dall’anthropos, infaticabile copista, ammiratore della natura. Eternare la bellezza di una creatura che ha solo pochi giorni di vita, fissandola non semplicemente in una teca ma in un’opera d’arte; dall’incomprensione delle pratiche entomologiche (l’uccisione dell’insetto a fini scientifici e di ricerca) all’azione sacrificale.

Edoardo Dionea Cicconi. Monolith. Villa dell’Ombrellino, Firenze 2018
Edoardo Dionea Cicconi. Monolith. Villa dell’Ombrellino, Firenze 2018

GEOMETRIE E FRAGILITÀ

L’interesse di Cicconi è legato al senso architettonico: la disposizione esplosiva, la circolarità enfatizzata dalla scelta di porre al centro una farfalla trasparente per creare un perno luminoso e alludere alla fragilità, alla labilità di questi splendidi insetti.
L’artista crea così una rappresentazione astratta, una galassia con il suo ordine opposto al disordine entropico, un potenziale microcosmo etereo. Il Monolite esplode nella luce del vetro quando. liberatosi degli accidenti, degli apparati effimeri e suggestivi, rimangono solo i contrassegni: i punti che costruiscono la trama di linee. L’occhio compie delle traiettorie, invade lo spazio con la sua aspettativa geometrica e attraverso i suoi spostamenti e la cinetica, la visione frontale o angolare fa in modo che i punti collidano, si connettano, si sovrappongano.
La geometria non è casuale, delle leggi matematiche regolano l’universo… Credo in un’armonia, nella geometria sacra. Le antiche civiltà facevano uso di simboli per decifrare il mondo, basta pensare agli egizi, ai sumeri, ai greci come Pitagora con i dodecaedri”, afferma Cicconi.

Edoardo Dionea Cicconi. Monolith. Villa dell’Ombrellino, Firenze 2018
Edoardo Dionea Cicconi. Monolith. Villa dell’Ombrellino, Firenze 2018

SUONO E LUCE

L’installazione site specific è accompagnata dall’elemento sonoro: Cicconi ha composto una traccia musicale. Da un suono primordiale si verifica un crescendo di vibrazioni e di intrecci che scaturisce nel canto. Ogni luogo è qualitativamente caratterizzato dalla propria frequenza di risonanza, la frequenza alla quale il suono vibra spontaneamente con la massima efficienza, per questo l’ascolto, spostandosi dalla Villa in un altro ambiente o da camera a camera, non potrà ripetersi identico. Sarà il sito, con le sue proprietà materiche, la grandezza, l’ingombro, la forma a influire sul suono. Cicconi gioca con l’impressione su un ulteriore piano. Usa un’emulsione chimica su delle tele bianche che ‒ grazie a una fonte luminosa specificatamente orientata ‒ imprigionano le ombre, ricreate dalla scultura con i suoi punti metallici e l’infiltrazione dei raggi attraverso la superficie osmotica.

Giorgia Basili

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AutoreEdoardo Dionea Cicconi
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Giorgia Basili
Giorgia Basili (Roma, 1992) è laureata in Scienze dei Beni Culturali con una tesi sulla Satira della Pittura di Salvator Rosa, che si snoda su un triplice interesse: letterario, artistico e iconologico. Si è spe-cializzata in Storia dell'Arte alla Sapienza con una tesi di Critica d'arte sul cinema di Pier Paolo Pasolini, letto attraverso la lente warburghiana della Pathosformel. Collabora con diverse riviste di settore prediligendo tematiche quali l’arte urbana e il teatro, la cultu-ra e l’arte contemporanea nelle sue molteplici sfaccettature e derive mediali. Affascinata dall’innesto del visivo con la letteratura, di tea-tro e mitologia, si dedica alla scrittura di poesie per esprimere la propria sensibilità e il proprio pensiero estetico-critico su ciò che la circonda.