Alla New York Academy of Art in mostra i volti dei migranti morti al confine con il Messico

Grazie ad un progetto in partnership con la New York Medical Examiner, un gruppo di studenti della New York Academy of Art ricostruisce i volti dei migranti morti al confine tra Messico e Stati Uniti per provare a dar loro un’identità…

Busts on display as part of an exhibition
Busts on display as part of an exhibition "Forensic Sculpture Worshop", which contains busts built from 3-D printed copies of actual skulls found along the Mexican border in Arizona, in the window of the New York Academy of Art in New York, U.S., March 9, 2018. REUTERS/Soren Larson

Provare a dare dignità ai migranti morti nella fuga dal proprio paese, strappandoli dall’anonimato di un tragico destino comune per riportarli in una condizione di unicità. Tornare, cioè, ad essere non umanità indistinta, ma individui con una propria identità. È l’ambizioso progetto di un gruppo di studenti della New York Academy of Art che ha realizzato una serie di sculture a partire dai teschi dei migranti defunti sul confine tra Messico e Stati Uniti e del quale avevamo già parlato lo scorso gennaio 2018. Ora i volti ricostruiti sono in mostra all’interno della scuola e raccontano un mondo struggente, provocando una riflessione anche di carattere sociale.

ALL’ORIGINE DEL PROGETTO

Il confine tra Messico e Stati Uniti è uno dei posti più “caldi” del pianeta. Ogni anno lo attraversano milioni di persone, migliaia delle quali illegalmente. Nonostante i miliardi di dollari spesi ogni anno per renderlo più sicuro, è molto difficile riuscire a sorvegliarlo per tutti i suoi 3500 chilometri di lunghezza. La questione del confine tra il Messico e gli Stati Uniti è una delle più dibattute dalla politica statunitense degli ultimi anni: da un lato i Repubblicani che vorrebbero aumentare le misure di sicurezza alla frontiera per renderla sempre più impenetrabile; dall’altro i Democratici che vorrebbero attuare una riforma profonda delle leggi sull’immigrazione per iniziare a gestire il flusso di persone e regolarizzare chi è già entrato negli Stati Uniti illegalmente. Al di là del dibattito politico, migliaia di persone provano ogni anno ad attraversare la frontiera degli Stati Uniti e tantissime sono le persone che muoiono di fame, di stenti o per calamità senza riuscirci.

LA RICOSTRUZIONE DEI VOLTI

Dalla voglia di provare a dare un’identità a questi defunti nasce il progetto della New York Academy of Art che vede coinvolti il dipartimento forense e quello di scultura. Dal 2015, l’Accademia ha intrapreso una partnership con New York Medical Examiner che si occupa di dare un’identità ai morti in seguito ad atti di violenza o comunque non identificabili. Lo stesso identico principio è stato attuato per i resti delle persone morte mentre provavano ad attraversare il confine. I migranti spesso muoiono a causa della disidratazione o del caldo e vengono ritrovati quando ormai i loro corpi sono solamente dei resti e non c’è modo di identificarli senza analisi del DNA e senza registrazioni dentali. Il senso dell’operazione è cercare di ricostruire i volti, a partire dai teschi, nella speranza che possano essere riconosciuti dai loro familiari e possano essere identificati. Naturalmente gli studenti della New York Academy of Art non lavorano sui i resti originali, ma su riproduzioni in 3D realizzate dal dipartimento di medicina legale del New York Medical Examiner. Un lavoro certosino di ricostruzione del volto attraverso i muscoli, la pelle, i capelli, i bulbi oculari. Una volta che il viso è ricomposto, viene fotografato e le immagini inserite nel sito “NamUs.gov”, la pagina ufficiale delle persone scomparse negli Stati Uniti. La speranza è che le sculture aiutino le famiglie a reclamare i resti dei loro cari per donargli una degna sepoltura. Una sorta di ultima risorsa per identificare queste persone. Le quindici sculture realizzate sono esposte nelle sale dell’Accademia fino alla fine di marzo.

-Mariacristina Ferraioli

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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia, Marie Claire Maison, Le Quotidien de l'Art. Ha conseguito un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano, è docente a contratto presso diverse istituzioni e fa parte del team curatoriale di ArtLine, progetto d’arte pubblica del Comune di Milano nel parco di CityLife.