Festival Parma 360: 8 mostre da non perdere nella Capitale italiana della Cultura 2020

Terza edizione del Festival della creatività contemporanea diffusa nella città appena designata Capitale italiana della Cultura 2020. Ecco le mostre da non perdere tra chiese sconsacrate, palazzi storici e spazi di archeologia industriale

Nella città che è stata designata Capitale italiana della Cultura per il 2020, il Festival della creatività contemporanea Parma 360 anima per il terzo anno consecutivo la primavera parmigiana con un ricco programma di mostre, iniziative ed eventi che mostrano uno sguardo a 360° sul sistema della creatività contemporanea italiana e un focus sulla creatività emergente. Con un duplice obiettivo: recuperare la naturale vocazione culturale e artistica di Parma, facendone vivere in modo nuovo e sinergico gli spazi espositivi della città – rifunzionalizzandone alcuni –, e sviluppare la comunità creativa del territorio attraverso l’arte, intesa come motore di crescita e trasformazione sociale. Il Festival, infatti, mette in rete e promuove il patrimonio artistico già esistente in un vero e proprio museo diffuso sul territorio, valorizzando attraverso l’arte contemporanea chiese sconsacrate, palazzi storici e spazi di archeologia industriale non sempre conosciuti dagli abitanti della città, come il gioiello storico dell’Ospedale Vecchio, le ex Chiese di San Quirino e San Tiburzio e l’area industriale dell’ex SCEDEP. Qui, ad esempio, è di particolare interesse il progetto Temporary Show Lab che si propone di trasformare lo spazio dell’ex Factory di Via Pasubio 3/b in un punto d’incontro tra le varie attività artistiche, artigianali, produttive e progettuali già esistenti in città creando un nuovo spazio multifunzionale particolarmente attivo in una struttura ora non utilizzata. Quest’anno il Festival – in programma dal 14 aprile al 3 giugno 2018, organizzato sempre dalle associazioni360° Creativity Eventsed Art Company e con la direzione artistica e la curatela di Camilla Mineo e Chiara Canali – ha come fil rouge il tema della sostenibilità ambientale e del rapporto tra uomo, natura e paesaggio. Ecco le mostre principali – che annoverano alcuni tra i nomi più rilevanti dell’arte contemporanea italiana, come Davide Coltro, Francesco Diluca, Franco Fontana, Giovanni Frangi, Pietro Geranzani,Carlo Mattioli, Ernesto Morales, Barbara Natie Daniele Papuli– nel dettaglio…

– Claudia Giraud

1. IL COLORE RIVELAZIONE DI FRANCO FONTANA E I QUADRI ELETTRONICI DI DAVIDE COLTRO

Franco Fontana, Parigi, 1989

Tra i progetti di punta, la mostra Terre piane, a cura di Chiara Canali, allestita nella Chiesa di San Quirino, che mette a confronto le ricerca del maestro della fotografia di paesaggio Franco Fontana(Modena, 1933) e dell’inventore del quadro elettronico Davide Coltro(Verona, 1967). Nello spazio ottagonale della chiesa le fotografie di Fontana esaltano l’espressione astratta del colore e le strutture geometriche trasformando i paesaggi in quadri astratti. Il colore diventa rivelazione, linguaggio attraverso cui esprimere paesaggi puri, dell’anima. I Systemdi Coltro sono quadri elettronici che propongono un flusso visivo di icone digitali catturate dal mondo e direttamente trasmesse dallo studio dell’artista al fruitore via etere. L’analisi del paesaggio ripercorre luoghi e spazi della natura alla ricerca della “vertigine orizzontale” con immagini caratterizzate dal cosiddetto “colore medio”, risultante dalla media matematica di tutti gli elementi cromatici presenti all’interno di un’immagine.

Franco Fontana / Davide Coltro – Terre piane
A cura di Chiara Canali
Chiesa di San Quirino, Borgo Romagnosi 1

2. I VENTI TELERI DI GIOVANNI FRANGI

Giovanni Frangi, Lotteria Farnese, 2015, pastelli grassi su tela, dimensioni variabili

In occasione del Festival riaprono le porte di un altro gioiello cittadino: la crociera dell’Ospedale Vecchio in Oltretorrente, monumento dal riconosciuto valore storico, dove sono raccolti i progetti espositivi di quattro importanti autori italiani: Lotteria Farneseè il titolo della mostra di Giovanni Frangi(Milano, 1959) costituita da venti teleri di grandi dimensioni con motivi paesaggistici disegnati su stoffa, che richiamano il famoso ciclo degli arazzi D’Avalos presenti nella Collezione Farnese al Museo di Capodimonte. Un paesaggio visto a volo d’uccello, una fila di alberi che si rispecchia in un fiume, una serie di ninfee nere sono i riferimenti naturali da cui Frangi trae motivo di ispirazione. I colori dei tessuti cuciti e il segno aspro ci portano invece in una dimensione artificiale in cui le immagini sembrano riflettersi tra loro.

Giovanni Frangi – Lotteria Farnese
Ospedale Vecchio, Strada Massimo D’Azeglio 45

3. ERNESTO MORALES: DI NATURA E NUVOLE

Ernesto Morales, Clouds, 2017, olio su tela, cm 100×150

Il pittore argentino Ernesto Morales(Montevideo, 1974) con il progetto La Forma e le Nuvole, a cura di Chiara Canali, riflette sulla natura ambivalente delle nuvole, elemento insieme celeste e terrestre, materiale e simbolico, metaforico e reale. Emblema dell’impermanenza delle cose e dell’incessante divenire del tempo, le nuvole sono testimoni di una temporalità lenta, quasi immobile, dalla lunghissima durata. Ernesto Morales, senza essere un naturalista, parla di natura e di nuvole. Lavora per accumuli e sovrapposizioni di colate e al tempo stesso per sottrazioni e dispersioni di pennellate, in dialogo costante con i pittori del passato come Friedrich, Constable, Turner, Richter, Kiefer e con tutti gli altri disegnatori e contemplatori di nuvole e di cieli.

Ernesto Morales – La Forma e le Nuvole
A cura di Chiara Canali, in collaborazione con Area 35 Art Gallery (Milano)
Ospedale Vecchio, Strada Massimo D’Azeglio 45

4. LE COMPOSIZIONI DIGITALI DI BARBARA NATI

Barbara Nati, The house of this evening. All mine #6, 2013, fotografia digitale, cm 125×75

Le complesse composizioni digitali di Barbara Nati(Roma, 1980), nella mostra Alla Derivacurata da Camilla Mineo, pongono all’attenzione dell’osservatore la drammatica disparità tra le straripanti strutture realizzate dall’uomo con cemento, ferro e asfalto, e i malinconici ritagli di spazio dedicati alla natura. Immagini e paesaggi consueti sono alterati attraverso l’intervento digitale, fino a creare mondi nuovi, affascinanti e insieme inquietanti. Queste opere ci ammoniscono per le storture del presente e al contempo ci indicano una diversa prospettiva per il prossimo futuro. Il linguaggio è sempre teso tra l’ironico e il poetico, senza dimenticare lo studio di temi di carattere sociale, soprattutto in relazione all’ambiente.

Barbara Nati – Alla Deriva
A cura di Camilla Mineo
Ospedale Vecchio, Strada Massimo D’Azeglio 45

5. LE MISTERIOSE FIGURE SCULTOREE DI FRANCESCO DILUCA

Francesco Diluca, Germina, 2017, installazione ambientale, misure variabili

Sotto la volta centrale della crociera dell’Ospedale Vecchio capeggiano le misteriose figure scultoree di Francesco Diluca(Milano, 1979), rappresentazioni dell’uomo contemporaneo spogliato da ogni orpello e ridotto in estrema sintesi al sistema circolatorio. Figure solo abbozzate, la cui struttura fisica è caratterizza dal dettaglio degli organi interni che si stanno sviluppando, formati da un turbinio di farfalle dorate che vorticando vanno a creare ciò che giace all’interno. Le venti figure umane della grande installazione Germina, a cura di Davide Caroli, come i germogli di una nuova vita ci raccontano una nuova storia.

Francesco Diluca – Germina
A cura di Davide Caroli
Ospedale Vecchio, Strada Massimo D’Azeglio 45

6. L’UOVO COSMICO DI PIETRO GERENZANI

Pietro Geranzani, L’esplosione dell’uovo cosmico, 2017

Nella Chiesa di San Tiburzio, l’antica chiesa che fa parte del palazzo dell’Asp Ad Personam, sono presenti le opere di Pietro Geranzani(Londra, 1964) e Daniele Papuli (Maglie, 1971). L’esplosione dell’Uovo Cosmico di Geranzani cambia la nostra percezione del soggetto. L’uovo è ed è stato in tutte le culture simbolo di perfezione e di vita. Nell’iconografia cristiana evoca la nascita e la rinascita ciclica, la vita nuova che Cristo ha portato. E la pittura che ne è portavoce è sinonimo della ri-creazione, del rimescolamento delle forme che ci porta a immaginare una nuova vita.

Pietro Geranzani – L’Uovo Cosmico
In collaborazione con Area 35 Art Gallery, Milano
Chiesa di San Tiburzio, Borgo Palmia 6/a

7. LE SCENOGRAFICHE VISIONI DI DANIELE PAPULI

Daniele Papuli, Cartoframma (det.), 2014, cartoncino, dimensioni variabili

Sempre nella chiesa di San Tiburzio, troviamo l’opera di Daniele Papuli(Maglie, 1971). Nella mostra Visioni,Daniele Papuli sperimenta la produzione di carte a mano e dà vita a una grande installazione site-specific con diverse tipologie di materiale cartaceo. La continua indagine intorno alla materia e la sperimentazione di nuovi materiali naturali e di riciclo, affini alla carta, proposti per le loro potenzialità strutturali e tattili, lo portano a continue interconnessioni, dalla scultura al design, dall’installazione agli impianti scenografici.

Daniele Papuli – Visioni
Chiesa di San Tiburzio, Borgo Palmia 6/a

8. CARLO MATTIOLI NELLE COLLEZIONI DI PARMA

Carlo Mattioli, Le ginestre, 1979, olio su tela

Presso lo Studio Mattavelli Dottori Commercialisti Associati si svolgerà la mostra Carlo Mattioli nelle collezioni di Parma, a cura di Alberto Mattia Martini e Anna Zaniboni, in collaborazione con l’Archivio Carlo Mattioli. La mostra, attraverso le opere di Carlo Mattioli (Modena, 1911-Parma 1994), si propone di evidenziare il legame, a doppio filo, che l’artista ha sempre instaurato con la città di Parma e il conseguente rapporto privilegiato con i collezionisti parmigiani. Le opere selezionate appartengono ad alcuni dei più significativi collezionisti di Carlo Mattioli, descrivendo ed indagando le tematiche affrontate dallo stesso artista durante gli anni della sua produzione: le nature morte, i nudi, i paesaggi, gli alberi, le vedute di Parma ed i ritratti.

Carlo Mattioli nelle collezioni di Parma
A cura di Alberto Mattia Martini e Anna Zaniboni
In collaborazione con l’Archivio Carlo Mattioli
Studio Mattavelli, Str. della Repubblica 66

 

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Claudia Giraud
Nata a Torino, è laureata in storia dell’arte contemporanea presso il Dams di Torino, con una tesi sulla contaminazione culturale nella produzione pittorica degli anni '50 di Piero Ruggeri. Giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 2006, svolge attività giornalistica per testate multimediali e cartacee di settore. Dal 2011 fa parte dello Staff di Direzione di Artribune (www.artribune.com ), è Caporedattore Musica e cura, per il magazine cartaceo, la rubrica "Art Music" dedicata a tutti quei progetti dove il linguaggio musicale si interseca con quello delle arti visive. E’ stata Caporedattore Eventi presso Exibart (www.exibart.com). Ha maturato esperienze professionali nell'ambito della comunicazione (Ufficio stampa "Castello di Rivoli", "Palazzo Bricherasio", "Emanuela Bernascone") ed in particolare ha lavorato come addetto stampa presso la società di consulenza per l'arte contemporanea "Cantiere48" di Torino. Ha svolto attività di redazione quali coordinamento editoriale, realizzazione e relativa impaginazione degli articoli per l’agenzia di stampa specializzata in italiani all’estero “News Italia Press” di Torino. Ha scritto articoli e approfondimenti per diverse testate specializzate e non (SkyArte, Gambero Rosso, Art Weekly Report e Art Report di Monte dei Paschi di Siena, Exibart, Teknemedia, Graphicus, Espoarte, Corriere dell’Arte, La Piazza, Pagina).