#MeToo: come il mondo dell’arte guarda la rivolta delle donne che fa tremare lo showbiz?

“Il mio sentimento nei confronti del movimento #MeToo è di rispetto ma non di condivisione totale. Credo sia positivo rialzare il livello di attenzione tanto da far capire a chi approfitta delle proprie posizioni che rischia moltissimo come alle vittime che non sono più sole”. L’opinione di Clara Tosi Pamphili.

Shirin Neshat
Shirin Neshat

#MeToo. Anche io. Che significa: anche io ho subito molestie, anche io sono stata o stato importunato, anche io ho subito pressioni, soprattutto sul mondo del lavoro. Un fenomeno, questo, cominciato con l’ormai famigerato caso Harvey Weinstein lo scorso ottobre e poi ricaduto a cascata su tutto il mondo dello spettacolo, della cultura e dell’arte. Sembrava una moda passeggera, o un ghiribizzo del momento e invece in nome del #MeToo sono cadute un sacco di teste. Anche quelle più blasonate. Se ne è parlato a lungo su queste colonne.  Continua l’inchiesta di Artribune con l’intervento di Clara Tosi Pamphili, storica della moda e del costume e curatrice.

Clara Tosi Pamphili e Alessio de Navasques - A.I. Artisanal Intelligence, Milano 2016 - photo Andrea Buccella
Clara Tosi Pamphili e Alessio de Navasques – A.I. Artisanal Intelligence, Milano 2016 – photo Andrea Buccella

Che idea ti sei fatta del movimento #MeToo?

Il mio sentimento nei confronti del movimento #MeToo è di rispetto ma non di condivisione totale. Credo sia positivo rialzare il livello di attenzione tanto da far capire a chi approfitta delle proprie posizioni che rischia moltissimo come alle vittime che non sono più sole. Vorrei però cercare di non fare distinzioni di genere, come di ambiti professionali, ma parlare di vittime e di aggressori. Sono madre di figlie e figlia di una femminista convinta ma sinceramente in questo momento mi spaventa più la strumentalizzazione che sto vedendo, purtroppo più del fenomeno in sé e per sé. Ma credo che la comunicazione alteri ogni cosa anche le storie positive vengono manipolate fino a diventare ambigue, si creano mostri per fare titoli, ma non si affronta mai costruttivamente il problema. In poche parole trovo assurdo che scompaiano certi personaggi e altri no. Purtroppo non credo che questo fenomeno cambierà significativamente un sentimento di prevaricazione sui più deboli.

Siamo appena entrati nel 2018, a tuo parere nel sistema dell’arte italiano le donne sono considerate allo stesso livello degli uomini?

La considerazione del lavoro di un artista non credo dipenda dal sesso dell’autore. Una volta proposi l’anonimato artistico… Il problema del sistema dell’arte italiano sta nel fatto che non esiste. Esistono storie, episodi, ma non vedo un vero sistema. Se intendiamo parlare di quotazioni o di presenze non mi sembra che il mondo dell’arte soffra come altri settori, ci sono ancora settori chiusi per preconcetti fisici e psicologici molto più gravi.

57. Esposizione Internazionale d'Arte, Venezia 2017, Padiglione Italia, Roberto Cuoghi, Imitazione di Cristo, photo credit Andrea Ferro
57. Esposizione Internazionale d’Arte, Venezia 2017, Padiglione Italia, Roberto Cuoghi, Imitazione di Cristo, photo credit Andrea Ferro

E all’estero?

All’estero è meglio nei paesi civili e peggio in quelli dove le donne sono ancora poco considerate ma questo non rappresenta un limite alla loro forza, anzi. Voglio dire che non credo che il sistema dell’arte persiano abbia sostenuto il lavoro di Shirin Neshat. Sinceramente in Italia vedo molto poco coraggio artistico e dal mondo femminile me ne aspetterei di più. Se parli delle italiane all’estero no, non so dirti ma penso alle direttrici dei musei, alle curatrici e al Padiglione dell’Italia in cui Cecilia Alemani ha proposto due artisti e una artista.

Credi che certi comportamenti nel tempo abbiano subito dei cambiamenti di rotta, ad esempio con l’avanzare delle nuove generazioni? I più giovani rispettano maggiormente le donne?

I cambiamenti purtroppo sono negativi quando gli uomini non sanno gestire le evoluzioni. Il maestro deve rimanere maestro, deve rimanere a una giusta distanza da colmare crescendo. Abbiamo messo in crisi i giovani dicendogli che eravamo amici invece che padri, ragazzi invece che adulti, più di loro. Spero che le nuove generazioni siano in grado di distruggere e ricostruire anche nel modo di rispettarsi. Comunque mi sento di dire che “nonostante noi” vivono in una strana armonia, sicuramente meglio i ventenni dei trentenni.

Cosa vorresti che questa rivoluzione di pensiero e di atteggiamenti portasse ad esempio nel mondo dell’arte?

Se fossi sincera dovrei dire che vorrei che questo fenomeno facesse si che vecchi artisti non approfittassero di giovani artiste, portandole in giro fieri della loro sregolatezza. Vorrei che giovani artiste non approfittassero della solitudine e del disagio di artisti maturi illudendoli di essere immortali in cambio di opportunità. Se fossi sincera…

Santa Nastro

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.