Dopo l’opera anti-Trump, Martin Roth torna con una mostra a New York contro l’uso delle armi

Il rapporto tra gli Stati Uniti e l’uso delle armi è un argomento che tocca profondamente l’opinione pubblica internazionale. Sempre alto il numero delle stragi, spesso opera di persone che nella vita non hanno mostrato alcun segno di squilibrio, sempre troppo facile l’accesso alle armi. E mentre la politica s’interroga da anni se innalzare o […]

Martin Roth
Martin Roth

Il rapporto tra gli Stati Uniti e l’uso delle armi è un argomento che tocca profondamente l’opinione pubblica internazionale. Sempre alto il numero delle stragi, spesso opera di persone che nella vita non hanno mostrato alcun segno di squilibrio, sempre troppo facile l’accesso alle armi. E mentre la politica s’interroga da anni se innalzare o no l’età di accesso alle pistole oppure se armare o meno le categorie considerate più a rischio, come gli insegnanti e i commercianti, è dagli artisti, nel senso più ampio del termine, che arriva un forte segnale di mobilitazione. Star del calibro di Madonna, Lady Gaga, John Mayer hanno chiesto pubblicamente al governo di adottare leggi più severe dopo la strage avvenuta il 1 ottobre 2017 a Las Vegas che ha causato la morte di 58 persone e centinaia di feriti. Proprio alla violenta sparatoria avvenuta in Nevada è ispirato l’ultimo lavoro di Martin Roth (Vienna, 1977) che sarà al centro di una mostra che inaugurerà il prossimo 31 marzo nella galleria Yours, Mine and Ours nel Lower East Side a New York.

L’OPERA

Già lo scorso anno, l’artista di origine austriaca aveva esposto, sempre a New York, un’opera anti-Trump che aveva fatto molto discutere. Un enorme campo di lavanda creato in una galleria sotterranea dell’Austrian Cultural Forum di Manhattan ed alimentato dalla popolarità dei tweet del presidente e dalle polemiche che essi provocano in tutto il mondo. Il nuovo lavoro rischia di generare ancora più discussioni. Roth ha prelevato una pianta dal giardino di Stephen Paddock, l’uomo che ha sparato sulla folla durante un festival musicale a Las Vegas, e l’ha trasportata a New York: la pianta è il fulcro dell’installazione che l’artista presenterà nella mostra intitolata In November 2017 I collected a plant from the garden of a mass shooter. Anche gli altri oggetti che compongono l’opera hanno in qualche modo a che fare con la strage, perché sono stati prelevati dalla stanza d’albergo dalla quale Paddock ha sparato.

LA MOBILITAZIONE CONTRO LE ARMI

Più che raccontare in maniera didascalica la strage, Roth intende creare uno spazio di discussione sulla violenza negli Stati Uniti e stimolare i visitatori, di ogni fascia d’età, ad assumere una posizione di protesta. La ripetizione costante di uno schema che accomuna tutte le stragi rappresenta una sorta di macabra unicità degli Stati Uniti rispetto al resto del mondo. Un rituale che porta automaticamente a commemorare le vittime, invitare la popolazione a sostenere la comunità colpita, alla mobilitazione dell’opinione pubblica contro le armi per poi dimenticarsi in fretta la vicenda fino alla strage successiva. Dopo la sparatoria avvenuta in una scuola di Parkland, in Florida, ad opera di uno studente che ha aperto il fuoco sui compagni di scuola, l’azione di Martin Roth ha assunto una piega più attiva. L’artista austriaco distribuirà, durante la mostra, cartoline di protesta pre-stampate ai visitatori invitandoli a compilarle e poi ad inviarle per posta alle aziende e ai politici che continuano a sostenere la National Rifle Association (NRA), che sostiene i possessori di armi.

L’IMPEGNO ATTIVO

Roth spera che l’installazione non sia solo un mezzo per riflettere sulle stragi, ma si augura che il suo lavoro possa contribuire anche all’azione diretta e alla mobilitazione contro l’uso delle armi. La speranza è quella di vendere l’opera ad un’istituzione museale per poter donare il ricavato alle vittime della strage di Las Vegas.

– Mariacristina Ferraioli

 

Martin Roth – In November 2017 I collected a plant from the garden of a mass shooter / 31 marzo -13 maggio 2018
Yours, Mine and Ours
54 eldridge street
New York, ny. 10002
http://yoursmineandoursgallery.com

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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia, Marie Claire Maison, Le Quotidien de l'Art. Ha conseguito un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano, è docente a contratto presso diverse istituzioni e fa parte del team curatoriale di ArtLine, progetto d’arte pubblica del Comune di Milano nel parco di CityLife.