Figurazione: che c’è di nuovo? Una mostra a Milano

Fondazione Stelline, Milano – fino al 25 febbraio 2018. Demetrio Paparoni allestisce una ricognizione della pittura figurativa degli ultimi anni. Senza nostalgie passatiste, ma proponendo ricerche peculiari e innovative, che guardano alla realtà in modo nuovo e indiretto.

Wilhelm Sasnal, Killing an Arab 2, 2016, olio su tela, 160x200x2,8 cm
Wilhelm Sasnal, Killing an Arab 2, 2016, olio su tela, 160x200x2,8 cm

Sgombriamo subito il campo dall’equivoco più ovvio: Le nuove frontiere della pittura non è una mostra passatista. Non si tratta di indicare una supremazia della pittura figurativa sulle altre forme di espressione, ma di registrare quali nuovi stili e poetiche, in linea con lo spirito del tempo, stiano emergendo in quel campo. Un compito che la mostra assolve bene, proponendo opere di autori importanti e sottoponendo all’attenzione autori meno conosciuti in Italia.
Il tratto comune della maggior parte delle ricerche riunite alla Fondazione Stelline dal curatore Demetrio Paparoni è una rinnovata voglia di aderenza alla realtà. Non certo nel senso di un realismo ormai impossibile e fuori tempo massimo, ma facendo opera di testimonianza rispetto alle questioni più che mai stringenti che caratterizzano il mondo contemporaneo. In modo paradossale e indiretto: il tasso di sublimazione formale di tali istanze è marcato; i disparati stili adottati sono peculiari e innovativi, sospesi tra tentazioni “barocche” ed essenzialità.

ISTANZE CONTEMPORANEE

Anche il predominio odierno dell’estetica digitale trova un’eco – ma molto meno di quanto accada nell’astrazione contemporanea. Ciò che colpisce è piuttosto il ritorno di una certa matericità e di un’attenzione alle caratteristiche intrinseche, persino fisiche e materiali, della pittura; ma in un senso per niente lezioso.
Liu Xiaodong rievoca la strage di civili a Gwangju nel 1980: l’inconsapevolezza del passato da parte delle nuove generazioni viene resa con un contrasto lancinante. Nguyén Thai Tuân simboleggia il contrasto tra ricchezza e povertà nel suo Vietman, mentre il norvegese Vibeke Slyngstad evoca l’attentato di Brevnik. Consumo, comunicazione e spaesamento identitario sono invece il tema dell’iconico dipinto di Paulina Olowska.

Michael Borremans, The Measure II, 2007, olio su legno, 27,8x19,7 cm
Michael Borremans, The Measure II, 2007, olio su legno, 27,8×19,7 cm

NEOROMANTICISMO, CITAZIONISMO, INTRECCI DI CULTURE

Il plotone degli italiani comprende poetiche disparate come quelle di Margherita Manzelli, Alessandro Pessoli, Pietro Roccasalva, Nicola Samorì, Nicola Verlato. Sono poi presenti molti protagonisti assoluti del contemporaneo, come Michaël Borremans, Victor Man, Wilhelm Sasnal, Markus Schinwald, Dana Schutz – quest’ultima colta prima della trasformazione che ha recentemente introdotto nel suo stile. E un altro filone è quello degli intrecci fra tradizioni autoctone e pittura europea – citiamo per tutti il tailandese Natee Utarit.
E poi ecco la pittura concettuale di Francis Alÿs, il neo-romanticismo (per niente letterale, ma estremamente consapevole) di Lars Elling e Ruprecht von Kaufmann, le citazioni dell’arte del passato – la più curiosa è quella di Daniel Pitín, che decontestualizza il salto nel vuoto di Yves Klein… Ma la palma dei dipinti più suggestivi e perturbanti va all’oscura tela di Justin Mortimer e alla bizzarramente surreale scena dipinta da Inka Essenhigh.

– Stefano Castelli

Evento correlato
Nome eventoLe Nuove Frontiere della Pittura
Vernissage15/11/2017 ore 18.30 solo su invito
Duratadal 15/11/2017 al 25/02/2018
AutoriMarkus Schinwald, Nicola Verlato, Margherita Manzelli, Nicola Samorì, Zhang Huan, Daniel Pitin, Francis Alÿs, Pietro Roccasalva, Alessandro Pessoli, Jules de Balincourt, Nguyen Thái Tuấn, Liu Xiaodong, Michael Borremans, Inka Essenhigh, Wilhelm Sasnal, Matthias Weischer, Laurent Grasso, Yue Minjun, Paulina Olowska, Rafael Megall, Ronald Ventura, Li Songsong, Victor Man, Kevin Cosgrove, Lars Elling, Wang Guangyi, Justin Mortimer, David Schnell, Dana Schutz, Vibeke Slyngstad, Anj Smith, Natee Utarit, Sophie von Hellermann, Ruprecht von Kaufmann
CuratoreDemetrio Paparoni
Generiarte contemporanea, collettiva
Spazio espositivoFONDAZIONE STELLINE
IndirizzoCorso Magenta 61 - Milano - Lombardia
EditoreSKIRA
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Stefano Castelli
Stefano Castelli (nato a Milano nel 1979, dove vive e lavora) è critico d'arte, curatore indipendente e giornalista. Laureato in Scienze politiche con una tesi su Andy Warhol, adotta nei confronti dell'arte un approccio antiformalista che coniuga estetica ed etica. Nel 2007 ha vinto il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli. Pubblica regolarmente i suoi articoli dal 2007 su Arte, dal 2011 su Artribune e dal 2018 su IL-mensile de Il Sole 24 ore. Collabora anche con Antiquariato. Dal 2004 a oggi ha curato numerose mostre in spazi privati e pubblici, di artisti affermati ed emergenti. Dal 2016 è nel comitato curatoriale del Premio arti visive San Fedele. Nel 2020 ha pubblicato il saggio "Radicale e radicante – Sul pensiero di Nicolas Bourriaud" (Postmediabooks) e tradotto il saggio "Inclusioni" di Nicolas Bourriaud (Postmediabooks).