Il report dell’ultima residenza organizzata nell’ambito di Atla(s)now, il progetto basato sul dialogo fra gli artisti e le comunità berbere dell’Alto Atlante marocchino.

Atla(s)now è una piattaforma interdisciplinare condivisa, creata da Angelo Bellobono (artista e allenatore di sci) in cui l’arte e gli sport di montagna, vengono utilizzati come mezzi di relazione sociale e sviluppo sostenibile di alcune comunità berbere dell’Alto Atlante marocchino a circa 70 km da Marrakech. Le attività del progetto si realizzano attraverso un programma di residenze per artisti e programmi di formazione per professionisti della montagna, maestri di sci e guide alpine locali. Essendo un’attività fortemente relazionale, gli artisti in residenza sono invitati a preparare lavori site specific e workshop con la comunità, utilizzando esclusivamente risorse locali. Le opere realizzate vanno a creare il primo Museo diffuso dell’Atlas, divenendo strumento di connettività sociale e consapevolezza, in grado di coinvolgere l’intera comunità. I professionisti della montagna sono invitati a organizzare corsi di formazione per i maestri di sci e guide alpine locali, atti a potenziare competenze tecniche e garantire un elevato livello di sicurezza in montagna, proponendo a ragazzi e adulti opportunità di lavoro sostenibili, qualificate ed utili a rinforzare, insieme alla presenza del Museo diffuso, la microeconomia locale.

Atla(s)now, settembre 2017. Mo Baaala
Atla(s)now, settembre 2017. Mo Baaala

LA RESIDENZA

Nel 2017 il progetto Atla(s)now entra nel suo settimo anno di attività con carattere di ricerca visionario e unico nel suo genere, basato sullo sviluppo sostenibile, la formazione e la produzione artistica, rafforzando la volontà di rappresentare un ponte-cerniera tra le montagne che circondano il bacino del Mediterraneo.
L’integrazione tra varie discipline, quali l’arte, il trekking e lo sci alpinismo, rendono Atla(s)now un progetto in cui il luogo, l’opera e l’azione innescano confronto, condivisione e relazione.
In particolare il processo relazionale e costruttivo dell’opera mira innanzitutto alla scoperta dell’altro: l’incontro, l’esperienza diventano chiavi per una buona riuscita delle opere. Il corpo stesso dei partecipanti diventa un importante strumento per percepire ed appartenere al territorio, per costruire pensiero e relazioni tra gli uomini e le montagne. Ogni artista deve misurarsi con le proprie potenzialità fisiche, umane e artistiche, al di fuori delle proprie zone di comfort, trasformando l’intuito, la conoscenza e le competenze in relazioni umane che diventeranno opere d’arte.
Nel mese di settembre, gli artisti Ettore Favini, Mohamed (Mo) Baaala e Angelo Bellobono hanno concentrato le attività di residenza sull’Alto Atlante nell’area di Oukaïmeden, splendido altopiano a 2650 m di altitudine e nel villaggio di Gliz, raggiungibile a piedi, sulle piste o le mulattiere, in un’ora e mezza di cammino, grazie alla preziosa collaborazione della guida Ibrahim Alì.
I primi giorni di residenza sono stati dedicati a una ricognizione antropo/geologica delle antiche incisioni rupestri e della vita dei pastori Amazigh, che praticano la transumanza da millenni e risiedono nelle alte terre degli alpeggi per circa cinque mesi l’anno.
Oukaïmeden è uno dei siti dove si trova il maggior numero di incisioni rupestri dell’Alto Atlante, lo studio di queste incisioni è di un’importanza considerevole; in effetti, le opere raffigurate sono diverse: forme geometriche, antropomorfe, armi, carri, scene di caccia, rappresentazioni faunistiche.
Alcune delle rappresentazioni sulle montagne ricordano sia nell’esecuzione sia nella simbologia le tarde incisioni rupestri camune.

Atla(s)now, settembre 2017. Ettore Favini
Atla(s)now, settembre 2017. Ettore Favini

GLI ARTISTI

Questa coincidenza ha rafforzato ulteriormente la ricerca di Ettore Favini che, negli ultimi anni, sta lavorando nel bacino del Mediterraneo in un processo di ibridazione di oggetti, strumenti e materiali che veicolano un patrimonio comune di simboli e motivi decorativi. L’artista, nel villaggio di Gliz, ha creato e disegnato insieme alle tessitrici locali, ibridando i simboli e mixando i pattern che aveva incontrato precedentemente in Sardegna nel suo progetto Arrivederci. Questi nuovi simboli sono stati tessuti a Gliz, prendendo la forma di tappeti/arazzo. Favini ha poi inciso sulla pietra rossa dell’Ourika la scritta Arrivederci in arabo e in francese sotto a una linea-mappa che traccia i percorsi compiuti dai nomadi ogni anno per arrivare sull’altopiano, come omaggio per un nuovo ritorno, per un viaggio stagionale che viene trasmesso di generazione in generazione da millenni.
Mo Baala, forte della sua origine berbera e della sua esperienza di pastore, ha invece stretto un forte rapporto con una famiglia di nomadi che vive negli azib, caratteristiche costruzioni di pietra e terra cruda.
Lavorando sulla forza evocativa del racconto orale, tipico della cultura Amazigh, Mo e il pastore hanno collaborato nell’elaborazione di un libro in triplice copia, fatto di parole, poesie e immagini. Baala ha continuato il lavoro nel suo studio a Marrakech elaborando le registrazioni e i testi per realizzare un’opera audio. L’artista, dopo aver realizzato piccole sculture su pietra, ritornerà a Oukaïmeden per dare vita a un workshop di scultura insieme agli abitanti, puntando a creare una microeconomia basata sulla vendita dei manufatti durante la stagione sciistica.
Angelo Bellobono, in doppia veste di coordinatore dei progetti e artista, ha lavorato sulla rielaborazione in chiave contemporanea dell’antica tecnica dell’incisione e pittura rupestre, realizzando numerose incisioni e dipinti su pietra ispirati al paesaggio di montagna, chiave stilistica del suo lavoro. Una delle opere su carta si è trasformata in un tappeto come omaggio alle camminate in montagne compiute durante la residenza.
Bellobono ha realizzato nel villaggio una scultura ambientale utilizzando un ramo e dei vecchi sci da bambino piantati nel terreno: l’opera, dipinta interamente in bianco, durante l’inverno si mimetizzerà con il manto nevoso.

Atla(s)now, settembre 2017. Angelo Bellobono
Atla(s)now, settembre 2017. Angelo Bellobono

CONCLUSIONI E FUTURO

Un’intera giornata è stata dedicata all’installazione delle opere e alla visita di tutti i lavori creati negli anni precedenti, al fine di sensibilizzare gli artisti sull’importanza del Museo diffuso per la popolazione. Nel prossimo futuro è in previsione la realizzazione di una mappa dettagliata dei luoghi e delle opere, di un libro e di un documentario, che raccoglieranno i sette anni di questa meravigliosa esperienza.
Oltre che alla progettazione delle opere, grande importanza è stata data all’ascolto delle aspirazioni professionali delle locali guide alpine e maestri di sci che hanno seguito i training organizzati da Atla(s)now, per cercare di ottimizzare e migliorare la loro attività nell’ambito dell’associazione in cui si sono riuniti.

Angelo Bellobono

www.atlasnowproject.com

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