Ostrale, la biennale d’arte contemporanea di Dresda. Ecco le opere degli italiani in mostra

La “riforma” intesa come possibilità di miglioramento della società contemporanea, sempre più portata ad affrontare problematiche legate a identità, integrazione e migrazione, è il tema di Ostrale, la biennale d’arte contemporanea inaugurata lo scorso 28 luglio a Dresda, in Germania. Oltre 160 artisti provenienti da 25 paesi raccontano la loro idea di “riforma”, compresi gli italiani invitati alla manifestazione. Ecco le opere e il racconto dei nostri connazionali in trasferta.

Diamante Faraldo, A nord del futuro, Ostrale 2017
Diamante Faraldo, A nord del futuro, Ostrale 2017

Una trasformazione sostanziale, ma ben pianificata, attuata con metodo non violento e non rompendo con i fondamenti culturali preesistenti. È questo il concept su cui si basa Ostrale, la manifestazione d’arte contemporanea che si è inaugurata lo scorso 28 luglio a Dresda, in Germania, giunta alla sua undicesima edizione e che proprio quest’anno cambia veste, trasformandosi da evento a cadenza annuale in biennale. Re_form è dunque il tema affrontato quest’anno da Ostrale, una riflessione sulla possibilità di “riforma” e di miglioramento della società contemporanea, sempre più portata ad affrontare problematiche legate a identità, integrazione, migrazione, convivenza tra popoli di diverse culture.

UNA BIENNALE DI RESPIRO INTERNAZIONALE

L’edizione 2017 della manifestazione, curata da Mykola Dzhychka, Oliver Kratz, Detlef Schweiger e Holger Wendland sotto la direzione artistica di Andrea Hilger, vede impegnati 164 artisti provenienti da 25 paesi per un totale di oltre 1000 opere, quasi tutte esposte presso un ex mattatoio dei primi del Novecento progettato da Hans Erlwein, che si trova all’Ostragehege, una sorta di isola nella città che appartiene a un’area paesaggistica protetta. Tra i protagonisti della biennale, presenti anche artisti italiani, come i giovani Elisa D’Urbano, Francesco Palluzzi, Cristiano Petrucci e i più “maturi” Diamante Faraldo, Paolo Assenza e Giovanni Gaggia.

Paolo Assenza, Del corpo senza peso
Paolo Assenza, Del corpo senza peso

GLI ARTISTI ITALIANI IN MOSTRA

A Nord del futuro è il titolo dell’opera di Diamante Faraldo (Aversa 1962), un planisfero in legno rivestito di camera d’aria in cui i continenti sono riprodotti in posizione speculare rispetto a quella reale, portando dunque a conseguente ribaltamento visivo e prospettico. Del corpo senza peso è una scala di fatto impercorribile, almeno fisicamente, realizzata da Paolo Assenza (Roma 1974): una struttura ridotta all’essenziale, che si aggancia a quella creata dall’artista nel 2015 per lo spazio TraLeVolte di Roma, che si poneva in stretto dialogo con la famosa Scala Santa, meta di pellegrinaggio per molti cattolici. La scala realizzata per Dresda invita alla connessione tra la terra e il cielo, e spinge il pubblico a cercare una dimensione personale più intima e spirituale. Durante l’opening della manifestazione, Giovanni Gaggia (Pergola 1977) ha presentato Miratus Sum, performance che ha realizzato per la prima volta a Milano all’interno dell’Oratorio di Sant’Ambrogio, invitando il pubblico a cucire fianco a fianco a lui ascoltando Meraviglioso, brano di Domenico Modugno, per scovare ed evocare il senso di “meraviglia collettiva”. Per Dresda Gaggia ha rivisitato la performance milanese utilizzando i colori dello stemma della città, il giallo – l’oro del filo – e il nero – colore della stoffa su cui ricama con il pubblico –, facendo ascoltare in cuffia Il paradiso di Patty Pravo in lingua tedesca.

Giovanni Gaggia, Miratus Sum, performance 2017, foto Viola Fatyol
Giovanni Gaggia, Miratus Sum, performance 2017, foto Viola Fatyol

LE RIFLESSIONI DI GIOVANNI GAGGIA SULLA SUA PARTECIPAZIONE ALLA BIENNALE

“Ho trovato Ostrale una manifestazione di grande ricerca, lontana dai grandi nomi dello star system, e proprio per questo credo sia un progetto molto contemporaneo e vivace”, racconta ad Artribune Giovanni Gaggia, commentando la sua partecipazione alla biennale. “L’idea di poter lavorare all’interno di un ex mattatoio di fine ottocento, uno spazio davvero magico, l’ho trovata molto stimolante. Per la biennale ho realizzato una performance che avevo creato per l’oratorio di Sant’Ambrogio a Milano nel 2011 legata alla ricerca della meraviglia. Per questo motivo ho scelto di riadattarla per Dresda e per il pubblico tedesco lavorando sul testo de ‘Il Paradiso’ di Patty Pravo”, continua l’artista. “Per me è stato catartico partecipare perché rappresenta per me l’ultima volta in cui ho lavorato su organi di animali. Adesso si aprirà per me una nuova fase di ricerca, in cui lavorerò direttamente sul corpo umano”.

– Desirée Maida

Biennale Ostrale
Fino all’1 ottobre 2017
Dresda, Ostragehege
http://www.ostrale.de/

 

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.