Nell’America di Trump una mostra sull’arte araba. Ma solo saudita, naturalmente…

L’Arab American National Museum di Dearborne, in collaborazione con il King Abdulaziz Center for World Culture e con il sostegno di CULTURNERS, ospita Epicenter X: Saudi Contemporary Art, la prima mostra interamente dedicata all’arte saudita.

L'Arab American National Museum
L'Arab American National Museum

A poche settimane dalla crisi con il Qatar e dalle tensioni in Europa per il ritiro dagli Accordi di Parigi sul clima, gli USA rafforzano l’amicizia con il più fedele degli alleati in Medio Oriente, attraverso una mostra all’Arab American National Museum di Dearborn (MI), non priva di spunti interessanti. A dimostrazione, amara, che la cultura può essere sottile strumento politico.

UNA PANORAMICA AD AMPIO RAGGIO

S’intitola Epicenter X: Saudi Contemporary Art la mostra che esplora la cultura saudita contemporanea, promuovendo un dialogo significativo tra gli artisti sauditi e gli Stati Uniti. Curata dal direttore del museo Devon Akmon, include le fotografie di Ahmed Mater, l’installazione Asylum of Dreams di Qamar Abdulmalik e la videoinstallazione di Marwah Al Mugait. Sarà esposta anche una selezione di fotografie dell’artista palestinese Ayman Yossri Daydban, attualmente in residenza presso il Museo. La particolarità della mostra, spiega Akmon, sta nei “differenti punti di vista degli artisti”. L’obiettivo è quello di sfidare le rappresentazioni stereotipate della cultura araba attraverso una vasta gamma di tecniche e stili, dai dipinti murali tradizionali alle installazioni video.

UN PROGETTO DI AMPIO RESPIRO

Questa mostra si apre un mese dopo l’avvio, da parte dell’Arab American National Museum, del progetto Artists + Residents al City Hall Artspace Lofts, sull’altra lato di Michigan Avenue. Lo scopo è quello di decentrare il museo e portare le esperienze artistiche direttamente nella luoghi cardine della comunità. Fra gli artisti residenti Sara Ouhaddou, artista e designer franco-marocchina; il sassofonista Michael Ibrahim, fondatore e direttore dell’orchestra nazionale araba; lo sperimentatore teatrale Ping Chong, e il drammaturgo Ismail Khalidi. Un progetto ambizioso, dal forte accento multiculturale, certamente utile a stemperare il clima sociale, riscaldatosi dopo il giro di vite sull’immigrazione annunciato dall’Amministrazione Trump. Ma la scelta di cominciare le mostre dall’Arabia Saudita non sembra casuale.

“DIPLOMAZIA” DELLA CULTURA

Questa mostra ha però anche una lettura politica, in quanto è una sorta di risposta all’esibizione, alla fine di giugno a Tokyo, degli attori cinesi Guo Degang e Yu Qian, con la loro compagnia di teatro Xiangsheng. L’evento s’inserisce nell’ambito del rafforzamento delle relazioni fra Cina e Giappone, anche in materia di difesa regionale e gestione delle crisi d’area, in particolare quella aperta con la Corea del Nord. L’asse Pechino-Tokyo punta ovviamente a marginalizzare il ruolo di Washington in Estremo Oriente, e da parte sua Trump ha ben pensato di accentuare la sua politica di benevolenza verso l’Arabia Saudita, allo scopo di mantenere l’egemonia in Medio Oriente, dove la Cina vanta buone relazioni con l’Iran e la China Trade Week di settembre sarà per Pechino un’altra testa di ponte.

Niccolò Lucarelli

 

Epicenter X: Saudi Contemporary Art

Arab American National Museum

13624 Michigan Ave. Dearborn, MI 48126

www.arabamericanmuseum.org

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Niccolò Lucarelli
Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.