All’ombra del Vesuvio. La storia di Telemachos Pateris

O’ Vascio Room Gallery, Somma Vesuviana – fino al 17 luglio 2017. Pulita e splendente, la nuova personale di Telemachos Pateris organizzata a Somma Vesuviana disegna un percorso sulla storia e sulla leggerezza del male.

Telemachos Pateris, della nonna, 2015, ferro, 60 x 6 0x 12 cm
Telemachos Pateris, della nonna, 2015, ferro, 60 x 6 0x 12 cm

Con Sulla perdita della memoria, una operazione di scavo nel proprio orizzonte autobiografico, Telemachos Pateris (Volo, 1974) trasforma lo spazio quadrangolare della O’ Vascio Room Gallery in cenotafio silenzioso, luogo della perdita e del ricordo. Mediante tre strutture metalliche (dedicate rispettivamente alla nonna, al padre e a se stesso), un epigramma funebre su cui è incisa, in greco, la scritta “Dei cavalli l’insensato ritorno / di Evangelia, padre, fratello / dalla morte rapiti” e uno specchio che riflette e raddoppia l’epitaffio andato ormai perduto (la scritta ricorda “l’assassino del padre e del fratello di Evangelia, madre di mia madre, avvenuto nel giugno 1919 nella provincia di Smirne all’inizio della pulizia etnica”), l’artista realizza “un disperato atto di resistenza all’oblio che avvolge” le sue “radici culturali”. Si tratta infatti di un vivace solco temporale che parte dal massacro nazista di Drakeia (suo padre è stato l’unico a salvarsi) per andare, a ritroso, in Asia Minore, e fotografare la famiglia della nonna materna, sopravvissuta al genocidio degli Armeni. Ma anche di una navigazione nei mari delle rimembranze, dove tutto si fa eterno, dolce.

Antonello Tolve

Evento correlato
Nome eventoTelemachos Pateris – Sulla perdita della memoria
Vernissage17/06/2017 ore 19
Duratadal 17/06/2017 al 17/07/2017
AutoreTelemachos Pateris
Curatore Collettivo Summa
Generiarte contemporanea, personale
Spazio espositivoO VASCIO ROOM GALLERY
IndirizzoVia Nuova 1 (80049) - Somma Vesuviana - Campania
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Antonello Tolve
Antonello Tolve (Melfi, 1977) è titolare di Pedagogia e Didattica dell’Arte all’Accademia Albertina di Torino. Ph.D in Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico artistica (Università di Salerno), è stato visiting professor in diverse università come la Mimar Sinan Güzel Sanatlar Üniversitesi, la Beǐjin̄g Yuy̌ań Daxué, l’Universitatea de Arta si Design de Cluj-Napoca e la Universidad Central de Venezuela. Critico d’arte e curatore, è stato commissario in diverse giurie internazionali. Tra i suoi libri si ricordano “Gillo Dorfles. Arte e critica d’arte nel secondo Novecento” (La Città del Sole, 2011), “ABOrigine. L’arte della critica d’arte” (PostmediaBooks, 2012), “Ubiquità. Arte e critica d’arte nell’epoca del policentrismo planetario” (Quodlibet, 2013), “La linea socratica dell’arte contemporanea. Antropologia Pedagogia Creatività” (Quodlibet, 2016), “Istruzione e catastrofe. pedagogia e didattica dell’arte nell’epoca dell’analfabetismo strumentale” (Kappabit, 2019), “Me, myself and I. Arte e vetrinizzazione sociale ovvero il mondo magico del selfie” (Castelvecchi, 2019), “Atmosfera. Atteggiamenti climatici nell’arte d’oggi” (Mimesis, 2019). Ha curato con Stefania Zuliani il volume di Filiberto Menna, “Cronache dagli anni settanta. Arte e critica d'arte 1970-1980” (Quodlibet, 2017) e, con S. Brunetti, “Il sistema degli artisti. Collezione, conservazione, cura e didattica nella pratica artistica contemporanea” (Mimesis, 2019). Dal 2018 e Direttore della sede romana della Fondazione Filiberto e Bianca Menna e dal 2014 è curatore della Gaba.Mc – Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Macerata.