Capricci (II). Mercato dell’arte e distorsione

Quanta distanza intercorre tra il mercato dell’arte contemporanea e l’arte contemporanea stessa? Alla base del successo commerciale di un’opera sembra esserci una sottile distorsione, ben più di quanto avvenga in caso di fallimento.

Carlo Carrà, Il cavaliere dello spirito occidentale (1917)
Carlo Carrà, Il cavaliere dello spirito occidentale (1917)

Non siamo mai a casa”.
Montaigne

In viaggio per Viterbo, 23 giugno. Tutti i padri sono deboli? Tutti i padri sono deboli.

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In viaggio da Viterbo, 24 giugno. Mi ricordo, sì, mi ricordo – la Normale con tutta la sua ansia tipicamente pisana, la sensazione prima sconfortante poi piuttosto liberatoria di non essere più il primo della classe, e neanche il secondo o il terzo, se è per questo – ma di essere proprio degradato, quello un po’ svantaggiato tra tutti i “privilegiati” e i “bravi”, l’ingresso del collegio con la portineria e noi tutti intruppati, nel primo mese, in una finzione scadente di nonnismo, nel freddo serale di novembre – i Pink Floyd, i King Crimson e Zabriskie Point, una prima giovinezza sfasata e dislocata nel tempo – in attesa sulle panchine di legno, vecchie vecchie ma ultradignitose, fuori dallo studio, io Fabrizio e Francesca, gli stemmi scolastici in alto, le scale fatte innumerevoli volte, su e giù – e l’entusiasmo smorzato da questo continuo senso di inadeguatezza, da questa paradossale perdita di qualcosa prima ancora di averla pienamente raggiunta o anche solo intravista, sfiorata – perdita preventiva, e quel presente pur essendo irrevocabilmente passato (1998, 1999, 2000…) è e rimane e sempre sarà la struttura interna del mio presentecontemporaneo.

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Kazimir Malevič, Casa rossa (1932), olio su tela, 63 x 55 cm, Museo di Stato Russo, San Pietroburgo
Kazimir Malevič, Casa rossa (1932), olio su tela, 63 x 55 cm, Museo di Stato Russo, San Pietroburgo

In viaggio per Verona, 26 giugno. Il tessuto delle relazioni può anche mostrare, a volte, buchi e vuoti spaventosi – il gusto di “sporgersi”, di spingere e spingere sulla superficie del reale, di non accontentarsi di questo perenne autocompiacimento che sembra aver catturato irreversibilmente la maggior parte degli altri – gli altri che io amo nonostante tutto con passione e disperazione, ogni giorno, e mi dispero proprio per la scorrettezza, per la faciloneria, per la superficialità, per l’arrendevolezza —
(Ore 23) Scoloriti, sbrilluccicanti – Tiger all’aeroporto di Torino, alla stazione centrale di Napoli, intravisto – intravedere, diradare, deragliare, andare alla deriva – non seguire un percorso lineare, predefinito – arbitrio e caos, nient’altro.
Nel molto piccolo vedere il molto grande: “Sono semplicemente divenuto un indolente montanaro che se ne sta seduto su un impervio monte a gambe larghe, intento a spulciarsi in solitudine. Ogni tanto, quando mi garba, scendo ad attingere limpida acqua a valle, e cucino. Assaporo la sobrietà” (Bashō, Il Romitaggio della Dimora Illusoria).
Il mercato dell’arte contemporanea è, ed è sempre stato, cosa ben diversa dall’arte contemporanea. Il successo commerciale di un’opera si basa sempre e comunque su un fraintendimento, su un’incomprensione, su una distorsione. Molto più del suo fallimento. In qualche modo, il successo di un’opera è una forma più sottile, subliminale, irreparabile di fallimento.
L’opera perfetta in questo momento: distrae e distoglie continuamente l’attenzione, ed è frutto di una percezione distratta, deviata e deviante; sembra uno scherzo di cattivo gusto, ma non lo è; sposta i termini della questione, di qualunque questione; è utile nella sua estrema, irredimibile e ottusa inutilità; tende a mischiarsi e a fondersi talmente bene con la vita delle persone e delle comunità, da rendersi indistinguibile rispetto a essa e ai suoi elementi; esiste solo e soltanto in relazione al contesto che sceglie, e non all’interno di uno spazio vuoto, asettico, privo di vita (: l’opera, in effetti, è questa relazione).
Assaporo la sobrietà.

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Francesco Guardi, L'isola di San Giorgio
Francesco Guardi, L’isola di San Giorgio

In viaggio per Napoli, 29 giugno. Il tessuto della realtà può sfilacciarsi e spappolarsi in ogni momento. Questo rappresenta, in fondo, una grande consolazione.
Ognuno fa la sua partita, come dico sempre a mio fratello – ognuno fa la sua partita, ed è perfettamente inutile stare lì a rodersi, a recriminare, a sbraitare per scorrettezze varie e meschinerie assortite e tiri mancini – tanto tutto si valuta e si considera alla fine. Alla fine – dopo la fine. (Questa fine a cui quasi nessuno pensa, se non in termini gloriosi e cinici e autoassolutori, quando invece è, immancabilmente, “torcia di pidocchi dove si trova il cane nodo di topi e nascondiglio del palazzo di vecchi stracci – le bandiere che friggono nel tegame si contorcono nel nero della salsa d’inchiostro sparsa nelle gocce di sangue che lo fucilano”. Pablo Picasso, Sogno e menzogna di Franco, 1937).
Assaporo la sobrietà.

Christian Caliandro

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Christian Caliandro
Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali, insegna storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Ha pubblicato “La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83” (Mondadori Electa 2008), “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e “Italia Revolution. Rinascere con la cultura” (Bompiani 2013). Cura su “Artribune” le rubriche inpratica e cinema; collabora inoltre regolarmente con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “minimaetmoralia”, “che-Fare”. Ha curato mostre personali e collettive, tra cui: “The Idea of Realism // L’idea del realismo” (2013, con Carl D’Alvia), “Concrete Ghost // Fantasma concreto” (2014), entrambe parte del progetto “Cinque Mostre” presso l’American Academy in Rome; “Amalassunta Collaudi. Dieci artisti e Licini” presso la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno (2014); “Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958)” presso lo spazio CUBO (Centro Unipol Bologna, 2015); “RIFTS_Abate, Angelini, Veres” (Artcore, Bari 2015); “Opera Viva Barriera di Milano” (Torino 2016); “La prima notte di quiete” (i7-ArtVerona, 2016).