La Fontana dei due soli di Enzo Cucchi inaugura al porto antico di Ancona

Ancona cerca il suo dialogo con il mare, e lo trova attraverso l’arte. È stata inaugurata al Porto antico della città lungo il ritrovato “lungomare”, la “Fontana dei due soli” di Enzo Cucchi. Il progetto spiegato dall’artista ad Artribune.

La Fontana dei due soli di Enzo Cucchi
La Fontana dei due soli di Enzo Cucchi

È stata inaugurata al Porto antico della città, sul molo segnato dall’Arco di Traiano, accanto ai cantieri nautici, lungo il ritrovato “lungomare”, la “Fontana dei due soli” di Enzo Cucchi (Morro d’Alba, 1949), realizzata grazie all’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico centrale, al Comune di Ancona e alla Fondazione Cariverona. È un’opera introversa come il suo autore, perché si guarda “da dentro”. Nera all’interno – rivestita da ceramiche realizzate da un laboratorio d’arte di Firenze – è disegnata dall’artista per sottrazione. Fuori è, invece, splendente, di pietra bianca d’Istria, la pietra del Conero. “Io non ho fatto niente”, dice l’autore, “tutto è già nella natura”.

L’ARTE NON È ISPIRAZIONE

Ancona è una città già segnata, l’opera è un elemento contemporaneo nel cuore del porto antico, nel golfo disegnato dall’architetto Vanvitelli, accanto alle mura medievali, in prospettiva con l’Arco Clementino e quello di Traiano, guardando in alto verso la cattedrale di san Ciriaco: “Bisogna muoversi cautamente, fare molta attenzione a svariatissimi livelli: etico, morale, all’argomento, a dove ti trovi, come ti orizzonti, cosa vedi intorno a te; anche se conosci storicamente il luogo, ce l’hai nella tua memoria, devi riposare l’immaginazione. Ci sono dei valori, dei segni. Cerchi di organizzare quelle cose nel miglior modo possibile, cerchi di dargli un’armonia, e una visione. Io non credo nell’ispirazione”.

ACQUA SALATA COME CURA

La fontana dialoga con i monumenti del porto, ma anche della città, con la Fontana del Calamo, al centro, in cerca di comunicazione tra questi due luoghi; anch’essa di tredici cannelle: dodici bocche di acqua riciclata e una di acqua potabile, con la forma delle mani che ricevono e, sul palmo, l’agontano, la moneta battuta da Ancona all’epoca della repubblica marinara. È un progetto che mette in moto un luogo: è stata fatta per attirare gente, un luogo di sosta e ristoro, per tutti. “È un’opera necessaria, è nel mio sistema etico morale, altrimenti non riesco a pensare a niente a fare niente”, ed è accessibile a tutti “L’accesso è dare esattamente, quello che ti prendi tu si prende anche l’altro. Questo mi ha aiutato a trovare il segno giusto”. I bambini lo hanno capito immediatamente e l’hanno abitata, giocando subito e bagnandosi con l’acqua. “È l’opera che diventa piazza”.

Il titolo dell’opera racconta la possibilità di vedere il sole sorgere e tramontare in Ancona, per la forma a gomito del suo territorio. Cucchi non risponde alle domande, dice solo quello che sente. Lancia in aria le parole e bisogna riorganizzarle. “È una regola ricorrere alle immagini: qui c’è il mare, è una presenza non che conosco, ma che è necessaria, vuol dire fuga, libertà, riposo”. “La cura per ogni cosa è l’acqua salata: sudore, lacrime, o il mare” diceva Karen Blixen.

 

-Annalisa Filonzi

ha collaborato Annalisa Trasatti

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Annalisa Filonzi
Laurea in Lettere classiche a Bologna, torno nelle Marche dove mi occupo di comunicazione ed entro in contatto con il mondo dell'arte contemporanea, all'inizio come operatrice didattica e poi come assistente alla cura di numerose mostre per enti pubblici e privati del territorio. Dell'arte mi interessano soprattutto i nuovi linguaggi e gli artisti che si fanno portavoce e anticipatori delle emozioni del nostro tempo: video, fotografia, street art, contaminazioni di linguaggi. Nel 2007 fondo l’associazione culturale GLAZonART per la quale curo la mostra “VIDEOGLAZ Mario Sasso e l’immagine elettronica” presso il Museo d’Arte Moderna di Mosca. Ora insegno di ruolo Lettere negli istituti superiori, alternando l’attività didattica a quella di critica, principalmente per la rivista Artribune, e di curatrice indipendente, per la quale collaboro con gallerie e festival come l’Associazione AOCF58 di Roma, il festival Nottenera di Serra de’ Conti e altre realtà del territorio. Dal 2013 curo il progetto dello spazio espositivo USB Gallery a Jesi (AN), una homegallery a cui ho dato vita nella mia abitazione e che gestisco nello spirito di assoluta libertà, ricerca e incontro insieme agli artisti ospitati, per dare forma alla complessità e alla profondità dei nostri tempi che solo l’arte contemporanea può indagare.

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