La forma dissolta. Amalia Del Ponte a Milano

Studio Museo Francesco Messina, Milano – fino al 28 maggio 2017 // Museo del Novecento, Milano – fino al 1° ottobre 2017. Due sedi civiche accolgono l’opera dell’artista meneghina. In un dialogo tra fotografie, video, disegni sculture e anche una performance sonora.

Tutto inizia con una vibrazione, contatto tra uomo e materia. L’uomo è Elio Marchesini, percussionista della Scala, e la materia è la pietra di Trani dei litofoni Aria della freccia (1995) che Amalia Del Ponte (Milano, 1936) ha scolpito come lastre piatte dalla superficie lavorata e dipinta a encausto, allestite nello Studio Museo Francesco Messina. Si assiste alla performance sonora che dà inizio alla mostra come in un rituale collettivo, affacciati sullo spazio interrato del museo, sospesi su una buca risuonante di energia, che mette in moto, sempre più incalzante, le molecole dell’aria e i pensieri. Intorno, disseminate tra le sculture di Messina, si dispiegano le ricerche di Amalia attraverso fotografie, video, disegni e le sculture, Macina (1986), in pietra di Selvanera e Consonanze (1986), in serpentino d’Italia: si tratta di studi su materia e acustica, dalle asce votive alla macina come strumento musicale rituale, confluiti nel libro La forma del Suono.

Amalia Del Ponte, Tropo n° 14, 1967. Photo Arno Hammacher

Amalia Del Ponte, Tropo n° 14, 1967. Photo Arno Hammacher

DA UN MUSEO ALL’ALTRO

Le onde lunghe del suono si propagano dalla mostra a cura di Eleonora Fiorani nello Studio Messina fino all’esposizione al Museo del Novecento curata da Iolanda Ratti, dove diventano le onde brevissime della luce. Al quarto piano dell’Arengario sono esposti i Tropi, sculture di circa 20 cm così chiamate nel 1967 da Vittorio Fagone perché (dal greco trepo, volgere) strumenti in grado di direzionare lo spazio. Guardarli significa scivolare con gli occhi sulla superficie lucida del plexiglas, trovare il proprio riflesso, modificare l’angolo di osservazione e infine attraversare il confine tra scultura e spazio, per dissolverlo.

Amalia Del Ponte, Triangolo dorico, 1990-93

Amalia Del Ponte, Triangolo dorico, 1990-93

UN EXCURSUS LUNGO UNA CARRIERA

Amalia Del Ponte iniziava a utilizzare il polimetilmetacrilato già nel 1964, studiando le leggi della rifrazione di un materiale industriale più trasparente del vetro; solo dal 1969, a Roma, le è stato possibile lavorarlo in grandi dimensioni, come spiega Barbara Garatti, assistente di studio di Amalia Del Ponte e coordinatrice del progetto. Disegni e fotografie accompagnano attraverso le esposizioni alla Galleria Montenapoleone, Vismara e Annunciata, fino ai progetti dell’ambiente Area Percettiva, Primo Premio Internazionale per la Scultura alla Biennale di San Paolo del 1973, e all’opera acquisita dal museo How do you feel? (1971), in plexiglas e cemento bianco. Conoscere il lavoro di Amalia Del Ponte permette di entrare in un luogo cristallino, dove rompere lo schema di interpretazione consueta del mondo e stabilire un nuovo legame con la materia.

Giulia Bombelli

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Giulia Bombelli

Giulia Bombelli

Giulia Bombelli (1985, Milano) collabora alla didattica museale del Fondo per l’Ambiente Italiano e della Fondazione Bagatti Valsecchi di Milano. E’ laureata in Storia e Critica dell’Arte all’Università degli Studi di Milano e specializzata in museologia dell’arte contemporanea, arte ambientale…

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