Il WWF spegne musei, piazze, palazzi contro i disastri climatici e ambientali. E l’arte che fa?

Oggi, 27 marzo, si spengono le luci per un’ora esatta. In tutto il mondo, in contemporanea, un’iniziativa del WWF prova a sensibilizzare opinione pubblica e governi sui problemi climatici e ambientali. Un’occasione per citare alcuni artisti che lavorano su questi temi…

Luke Massey, Poser, 2016
Luke Massey, Poser, 2016

Si chiama Earth Hour (Ora della Terra) ed è un evento planetario, che il WWF lanciò nel 2007 a Sidney; da allora si è allargato rapidamente, raggiungendo ogni angolo del globo, come per un’immensa performance collettiva. Coinvolti privati cittadini e istituzioni, con un obiettivo sincronico: nello stesso giorno, allo stesso orario, tutti sono invitati a spegnere la luce per un’ora. Il meccanismo è simile a quello della manifestazione M’illumino di meno, ma lo scopo è differente: se quest’ultima punta a sensibilizzare sul tema del risparmio energetico, l’iniziativa del WWF è un gesto simbolico contro le alterazioni climatiche e ambientali.

Andrea Caretto e Raffaella Spagna, (Real) False Fruits, 2015
Andrea Caretto e Raffaella Spagna, (Real) False Fruits, 2015

RISCHIO ESTINZIONE. ANCHE L’ITALIA ADERISCE ALLA PROTESTA

Con uno switch improvviso migliaia di interruttori trasformano il buio in una protesta indirizzata ai governi, troppo spesso insensibili al tema: basti pensare alle posizioni del neo presidente Donald Trump, che nella sua prima ipotesi di bilanci ha tagliato del 31% i fondi per l’ambiente, con circa 38 programmi da far saltare, inclusi quelli sulla salvaguardia delle risorse idriche e quelli per gli scienziati che catalogano le specie a rischio (il tutto a fronte di un aumento del 10% delle spese militari). Eppure il fenomeno ha una portata enorme. Si parla già di una possibile “sesta estinzione di massa”, che minaccerebbe le specie animali e vegetali. Un caso anomalo, non legato a fattori geologici naturali, ma di cui è responsabile un’unica specie, prevalente e prepotente. Quella umana.
In Italia sono oltre 400 i comuni coinvolti da Earth Hour, con centinaia di palazzi istituzionali, edifici, musei e monumenti: tutti al buio venerdì 25 marzo, dalle 20.30 alle 21.30. A Roma aderiscono tra gli altri il MAXXI, il Colosseo e la Basilica di San Pietro. A Torino tocca invece alla Mole Antonelliana, mentre a Verona si spegne l’Arena e a Venezia Piazza San Marco.

Joseph Beuys, 7000 querce, Documenta VII, Kassel, 1982
Joseph Beuys, 7000 querce, Documenta VII, Kassel, 1982

L’ARTE E L’IMPEGNO PER L’AMBIENTE

E gli artisti? Quando e quanto si espongono per temi climatici e ambientali? Con una breve gallery passiamo in rassegna alcuni casi, tra ricerca estetica e scientifica, sguardo sul paesaggio e analisi sociale, riflessioni su processi economici, riserve energetiche e rapporto uomo-natura. Dalle 7000 querce di Joseph Beuys, la cui piantumazione – come un rito corale – venne predisposta nel 1982 dinanzi al Museo Federiciano di Kassel, allo spettacolare Ice Watch di Olafur Eliasson, un sistema di blocchi di ghiaccio a cielo aperto, con cui misurare il tempo dello scioglimento: metafora visiva di un preoccupante fenomeno in corso, legato al riscaldamento globale.
Oppure l’albero orizzontale di Pascale-Marthine Tayou, sui cui rami fioriscono sacchetti di plastica; il dispositivo ecologico per la produzione di gas, progettato da Superflex sulla base del consumo medio di una famiglia africana; le specie fantastiche di Pinar Yoldas, cresciute in coltura dentro ecosistemi artificiali; le macchine processuali di Jorge & Lucy Orta, pensate per occuparsi di biodiversità, emergenza acqua e cibo, inquinamento, clima; le contaminazioni di Michel Blazy, che lasciano germinare frammenti organici tra materiali di scarto, vecchi abiti, oggetti tecnologici; i sistemi sperimentali, tra agricoltura, sociologia, scienze naturali e studio del territorio, di Andrea Caretto e Raffaella Spagna; le sculture e le installazioni interattive di Piero Gilardi, per una biopolitica che unisca resistenza e pensiero ecologico.
E poi due tra i vincitori dell’Environmental Photographer of the Year 2016: Sara Lindström, che con uno scatto apocalittico ha catturato una coltre di fumo sospesa sui boschi di Alberta, in Canada, nel corso di un devastante incendio, e Luke Massey, che ha immortalato un piccolo falco pellegrino (specie estirpata dall’Illinois nel 1960), appollaiato sul balcone di un condominio di Chicago, dove aveva nidificato: uno spunto per richiamare l’attenzione sulla situazione della fauna selvatica in pericolo.

– Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critica d'arte, giornalista, editorialista culturale e curatrice. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove è stata anche responsabile dell'ufficio comunicazione. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatorice dell’Archivio S.A.C.S (Sportello Artisti Contemporanei Siciliani) presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. Dal 2018 al 2020 ha lavorato come Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana e dell'Assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana.