Gigantesco, seducente, incombente. Il monolite di zucchero è opera di un artista, che ha scelto un sito industriale abbandonato per innescare alcune riflessioni sulle condizioni di un quartiere di Baltimora. E torna in mente un’altra nota scultura di zucchero…

Ci sono volute 7.000 libbre di zucchero Domino, 2.520 chili di sciroppo di mais e 282 chili d’acqua per partorire il colosso che oggi si erge al 2200 di Asquith Street, a Baltimora. Un monolite variopinto, incombente, minaccioso nonostante l’aspetto appealing: l’innocente caramella è diventata, nel progetto dell’artista Matthew Gray (1969, Baltimora, USA), una scultura colossale straniata nel contesto. Contesto che è, a proposito di inquietudine, un covo di rovine postindustriali.
Siamo infatti nella parte Est della città, dentro un ex magazzino in rovina destinato alla demolizione, che nel 2014 fu travolto da un devastante incendio. Da allora lo spazio, semi sventrato e zeppo di macerie, è in stato di abbandono. Per Gray si tratta di un luogo “ferito, drammatico, veramente epico”, perfetto per giocare sull’enfasi del contrasto: di qua la seduzione di un obelisco zuccheroso, di là il degrado di un’architettura che collassa, lentamente. Effetto perturbante garantito. E il senso del tempo diventa centrale: mentre si consumerà, pian piano, quel set malinconico consegnato all’incuria, così si dissolverà la scultura. A dare una mano gli agenti atmosferici, la pioggia, ma soprattutto gli insetti, attirati dallo zucchero e dagli aromi di ciliegia selvatica, mandarino e banana.

Matthew Gray, God Bless the Child (2017). Courtesy of Matthew Gray
Matthew Gray, God Bless the Child (2017). Courtesy of Matthew Gray

FABBRICHE DISMESSE, SCULTURE DI ZUCCHERO E OPERE D’ARTE

La riflessione sulla condizione dei quartieri poveri americani, sulle fabbriche in disuso, sulla carenza di progetti di riqualificazione e sulle eventuali speculazioni edilizie, è una conseguenza diretta.
E a guardare un poco indietro c’è un’altra installazione monumentale che torna alla mente. Nel 2014 Kara Walker aveva usato 4 tonnellate di zucchero Domino – prodotto anche in un importante stabilimento di Baltimora – per realizzare una mega sfinge bianca, piazzata dentro la Domino Sugar Refinery, nel quartiere di Williamsburg, a Brooklyn. Fu un ultimo omaggio a un importante impianto industriale – tra i maggiori al mondo per il settore – attivo dal 1882 e spentosi nel 2002. Subito dopo la mostra iniziò il processo di demolizione: oggi in quell’area è in costruzione un lotto immobiliare con 104 appartamenti e circa 87mila richieste di acquirenti registrate fino allo scorso febbraio. Una trasformazione urbana che ha spazzato via ogni traccia di un vecchio tempio della grande tradizione manifatturiera americana.

– Helga Marsala

http://graycreates.com

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove è anche responsabile dell'ufficio comunicazione. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. Dal 2018 lavora come Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana e dell'Assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana.