Lui si chiama Luis Caminitzer ed è un pioniere dell’arte concettuale. Il suo ultimo progetto è una petizione per convincere Trump a commissionare una nuova Running Fence a Christo. Dove? Tra Messico e Stati Uniti, naturalmente

Caro Presidente Donald Trump: per favore commissioni all’artista Christo la creazione di una nuova versione della sua Running Fence che separi gli Stati Uniti dal Messico. Il suo primo progetto a Sonoma fu completato nel 1976 ed ebbe un grande successo. Allora era lungo solo 24.5 miglia, ma oggi, in tutta la sua lunghezza, trasformerebbe un progetto razzista in un evento di arte pubblica, aiutando a migliorare l’immagine dell’America dando all’iniziativa una patina culturale”. È questo il breve testo della petizione appena lanciata da Luis Camnitzer sulla piattaforma Change.org e già sottoscritta da oltre 700 persone. Camnitzer, artista concettuale quasi ottantenne nato in Germania, cresciuto in Uruguay e poi trasferitosi negli States, non è nuovo a questo genere di tematiche e ha più volte affrontato nei suoi lavori questioni delicate come l’immigrazione, la tortura, la repressione e l’ingiustizia sociale.
Il progetto, che rappresenta l’ennesimo atto di protesta che il mondo dell’arte rivolge al neo-eletto Donald Trump per la sua politica non inclusiva e intollerante nei confronti delle minoranze, utilizza l’ironia per mettere a nudo questioni cruciali. Primo su tutti il tema delle frontiere, siano esse fisiche, sociali o burocratiche, ma anche la discussione sul ruolo della cultura e dell’arte nella società contemporanea. Gli artisti possono ancora influenzare le dinamiche sociali e sensibilizzare l’opinione pubblica oppure il loro ruolo si è ridotto a mero strumento per le pubbliche relazioni? “Cultural veneer” (patina culturale), l’espressione utilizzata nel testo della petizione-provocazione di Camnitzer, non è infatti casuale e spinge a riflettere sull’utilizzo della cultura come veicolo di maquillage istituzionale, una dinamica sempre più tristemente diffusa che neutralizza la potenza del linguaggio artistico riducendolo a elemento di marketing.

Valentina Tanni

www.change.org/p/donald-trump-commission-christo-with-an-orange-running-fence-that-separates-the-u-s-from-mexico

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016, Lubiana 2017). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.

2 COMMENTS

  1. L’idea è divertente ma poi se si riflette un attimo dimostra che il sistema dell’arte è molto strabico, domandiamoci un attimo chi è che compra opere d’arte? chi sostengono le grandi fondazioni americane dei musei… quel sistema che tanto viene criticato è poi in buona parte lo stesso che compra opere d’arte

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