Dall’Archivio Viafarini. Intervista con Simone Monsi

Il ciclo di conversazioni tra Progetto /77 e alcuni degli artisti incontrati nell’ambito del progetto “Portfolio Review Re-enactment”, in collaborazione con Viafarini, stavolta cede la parola a Simone Monsi, impegnato in un’indagine sul legame tra strumenti digitali e creatività.

Simone Monsi, CAPITOLO FINALE. Let’s Forget About It Let’s Go…, 2016 – installation view at MFA Fine Art Degree Show, Goldsmiths, London, Courtesy the artist
Simone Monsi, CAPITOLO FINALE. Let’s Forget About It Let’s Go…, 2016 – installation view at MFA Fine Art Degree Show, Goldsmiths, London, Courtesy the artist

Il lavoro di Simone Monsi (Fiorenzuola d’Arda, 1988) esplora la sensibilità delle culture giovanili e la loro rappresentazione su piattaforme di microblogging, dalle quali estrapola immagini e contenuti virali. Il blog diventa metodo per indicizzare collezioni dinamiche composte di popolari frasi melanconiche, fermi immagine di Evangelion e gif porno; mentre la scultura, l’installazione e i social network sono momenti di un unico processo che porta le opere a diventare esse stesse immagini virali una volta ripostate online. Ha da poco concluso un MFA alla Goldsmiths University di Londra e ha partecipato alla 16a Quadriennale di Roma. In occasione del Degree show in scena lo scorso luglio presso l’ateneo londinese, Monsi ha presentato una grande installazione composta da tre elementi: i Transparent word banners, una serie di frasi sentimentali fra le più banali e popolari di Tumblr, realizzate con letterine di plexiglass semitrasparente e appese al muro come dei festoni di compleanno; I’m tired of being myself! I’m so tired of being young!, due poster, uno di Shinji e uno di Rei, protagonisti adolescenti di Neon Genesis Evangelion; e CAPITOLO FINALE: Let’s Forget About It Let’s Go Forward – From Meaning To Intensity, il ventiseiesimo episodio di Mani!! I Love Holding Hands – It’s okay for me to be here!, quattro sculture tappezzate di immagini di tramonti e dalle quali fuoriescono piccoli tentacoli.

Simone Monsi, CAPITOLO FINALE. Let’s Forget About It Let’s Go Forward…, 2016 (detail), Courtesy the artist
Simone Monsi, CAPITOLO FINALE. Let’s Forget About It Let’s Go Forward…, 2016 (detail), Courtesy the artist

I tre lavori interagiscono fra di loro rimandando ai reciproci immaginari e creando nuove connessioni. Puoi raccontarci dell’installazione nel suo complesso?
Al Degree show volevo fossero presenti gli elementi che erano stati centrali nella mia ricerca degli ultimi due anni. Pensavo che a fianco di lavori appena prodotti fosse importante mostrare anche lavori meno recenti, che però dessero una sensazione di continuità nella produzione; in particolare mi riferisco ai banners, che avevo già esposto singolarmente in altre occasioni, ma che al Degree show avrebbero avuto visibilità come un corpo di lavori completo e coerente.

Quali aspetti hai preso in considerazione?
Lo show era anche autobiografico. Il capitolo finale di un percorso, appunto. Pensavo ai tre lavori come a tre momenti della mia ricerca: per me i banners rappresentano l’inizio del mio interesse nel collezionare frammenti decontestualizzati dalla dashboard di Tumblr; le manone, invece, erano il punto raggiunto in quel momento nella mia indagine sulla funzione delle mani nell’era “post-slide to unlock”; mentre i poster mi piace pensarli come un semino che potrebbe germogliare nel mio lavoro futuro, o meglio, un punto dal quale ripartire introducendo nuove idee: Shinji e Rei che parlano con le parole di Bifo Berardi, una presa di coscienza dello stato attuale del dibattito attorno al tema del “post-workerism”, e un’apertura verso alternative al nostro presente del capitale digitale e post-globale. E poi, a parte tutto, era anche un modo per salutare Goldsmiths, letteralmente: CIAO CIAO!

Simone Monsi, Transparent word banner (I am sometimes not in touch with my feelings), 2016 (detail), Courtesy the artist
Simone Monsi, Transparent word banner (I am sometimes not in touch with my feelings), 2016 (detail), Courtesy the artist

Parte del tuo lavoro si sviluppa dalla frequentazione di comunità online come Tumblr per indagare l’accelerazionismo tecno-sociale e le sue implicazioni. Durante lo studio visit ci hai raccontato della corrispondenza fra la coscienza collettiva degli utenti e il pensiero di Franco Berardi. Puoi parlarcene?
Sì, un bel domandone! Sono temi molto attuali e in pieno svolgimento, che animano il dibattito accademico. Quel che ti posso dire è come questo dibattito accelerazionismo vs Bifo abbia influito sulla mia ricerca. Mentre preparavo la mia tesi di laurea, stavo leggendo Heroes di Bifo e trovai intrigante come nel libro utilizzasse espressioni simili, o a volte addirittura identiche, a frasi malinconiche molto popolari che da anni girano sui social in forma di meme. Era come se la frustrazione derivata dall’introduzione sempre più veloce di nuove tecnologie e dall’ibridazione di vita online e offline, avesse raggiunto il dibattito accademico e, facendolo, non avesse neanche cambiato forma più d tanto, ma era stato contestualizzato in un discorso storico-sociale più ampio. In Heroes, Bifo utilizza un punto di vista che trovo interessante, perché prende in considerazione l’effetto dell’evoluzione tecno-sociale sugli adolescenti, in particolare quelli che poi sono stati protagonisti di casi di omicidi di massa.

Hai all’attivo cinque blog: Congratulations!, Peacocks Inside My Head Forever, Alone is the new together, #wildsimo e Stills from Evangelion. Che ruolo svolgono all’interno della tua ricerca?
In realtà al momento i blog sono 14, non tutti attivi, un paio ancora da iniziare. Quelli che hai citato, però, nel tempo hanno avuto più influenza sulla mia produzione artistica.
Mi piace tantissimo collezionare, o meglio, archiviare. Le collezioni mi piacciono perché sono il risultato di un processo di archiviazione. Il blog è una piattaforma dinamica che utilizzo per archiviare, attraverso gli hashtag, le immagini che potrebbero diventare rilevanti nell’ideazione di nuovi lavori, per la documentazione di un testo da scrivere, o la cover picture del mio Facebook… A volte alcuni blog molto attivi in passato sono poi diventati veri e propri lavori o, al contrario, è capitato di dover trasformare un lavoro in un blog per poter tenere traccia della sua diffusione online, come per Yesterday my Flight was Pretty Boring. Inoltre, spesso e volentieri, nella fase di brainstorming per l’ideazione di un nuovo lavoro, stampo immagini o interi post dai miei blog, li appendo al muro, si mescolano, la frase triste va vicino al palloncino, il palloncino vicino all’emoji, un pizzico di Rei e il prossimo mostro è servito!

/77

www.viafarini.org
http://progetto77.tumblr.com/

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AutoreSimone Monsi
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/77
/77 è un collettivo di artisti composto da Giulia Ratti, Alessandro Moroni, Nicole Colombo e Luca Loreti. L'intento del collettivo è di realizzare collaborazioni e progetti che coinvolgano giovani artisti, senza esperienze espositive importanti alle spalle. Il nostro interesse principale è quello di stimolare un dibattito collettivo sul lavoro e la ricerca dei singoli artisti anche e soprattutto al di fuori dell’ambito espositivo. /77 si propone di essere il miglior contesto possibile in cui mostrare, documentare, progettare, confrontarsi e discutere del proprio lavoro. Il nostro interesse principale sono la sperimentazione e la ricerca. Lo spazio fisico diviene un luogo in cui le opere sono ancora in potenza, un laboratorio dove le idee sono in fase di sviluppo. Con il nostro lavoro stiamo creando un network fra artisti, opere, nonché istituzioni che mantengano sempre vivo il dibattito sull’arte contemporanea e sull’attualità. La nostra pratica consiste nel comprendere ed andare incontro alle esigenze dei giovani artisti offrendo loro la possibilità di sviluppare progetti che gli permettano di approfondire in modo significativo la loro ricerca.