Il viandante Sandro Chia. A Foligno

Centro Italiano Arte Contemporanea, Foligno – fino al 29 gennaio 2017. Sulla strada battuta da Sandro Chia si fanno incontri: figure massicce incedono con passo lento e sereno, nella calma assorta di un paesaggio accennato a dense pennellate. E l’“Italia di mezzo” ritrova se stessa.

Sandro Chia, Ritratto pittore astratto quasi geometrico, 2000
Sandro Chia, Ritratto pittore astratto quasi geometrico, 2000

Non c’è dramma nell’aria, ma un pacato tepore che sublima i colori della terra in tinte vivaci e brillanti, dove al posto della campagna c’è uno sfacciato scenario di cromie, macchie e contorni. Incedono uomini e animali, figure maschili che si librano in un ossimoro fatto di corpi massicci e spiriti leggeri, assorti, stanchi e dignitosi nella sospensione delle loro attività, tanto è chiaro il rimando alla poetica del lavoro, nei campi e non solo, dato che il viandante che si riposa è a volte anche pittore. Il viandante è autorappresentazione (come confermato dalla riflessione firmata in catalogo dall’autore, accanto ai testi del curatore Italo Tomassoni e di Achille Bonito Oliva), letterale e simbolica, ma è anche la rappresentazione di un principio maschile, parte attiva, contrapposta alle figurazioni femminili, nude, modelle e vestali, soggetti contemplativi in un universo vivo e immutabile. Tra l’incedere (o il riposare) e lo stare si consuma il rito archetipico che tanto contenuto ha dato alla Transavanguardia.

UN ARTISTA IN CAMMINO
Tra le enormi tele e i piccoli lavori su carta, tutto relativamente recente (a partire dal 2000, ma con una grossa componente di opere nuove e inedite, concepite per l’esposizione), da cui emerge l’identificazione di Sandro Chia (Firenze, 1946) con il viandante, si incontrano anche, in una sequenza struggente e profonda, i ritratti, in grande formato e quasi tutti postumi, realizzati sul filo della memoria e dell’affetto, dei compagni di viaggio di una vita: Mario Schifano, Alighiero Boetti, Enzo Cucchi, Tano Festa, e l’“immortale” Gino De Dominicis, di cui nella città di Foligno aleggia, irriverente e magnetico, lo spirito (ricordiamo che la sua Calamita Cosmica ha trovato requie in pieno centro storico della città).

Sandro Chia, Gino Immortale, 2000
Sandro Chia, Gino Immortale, 2000

UNO SPAZIO FUNZIONALE
Nell’esplosione controllata della vitalità cromatica che caratterizza l’esposizione, si distingue la discreta funzionalità dello spazio: l’interno del CIAC è un immenso e luminoso parallelepipedo bianco, classico nel linguaggio contemporaneo, ma piuttosto inconsueto in una terra anticamente antropizzata come l’Umbria. È un centro di produzione culturale oggi come non mai necessario, in una zona martoriata dagli eventi sismici: nato esso stesso dopo il terremoto del 1997 su una struttura industriale preesistente, riesce a condurre in una “Italia di mezzo”, definizione del presidente e ideatore della struttura Giancarlo Partenzi, una cultura del contemporaneo che può contribuire a superare il disorientamento riservato dalla natura del territorio ad abitanti e visitatori, garantendo identità e continuità culturale e valoriale.

Valeria Carnevali e Sara Bonfili

Foligno // fino al 29 gennaio 2017
Sandro Chia – Il Viandante
a cura di Italo Tomassoni
Catalogo Skira
CIAC
Via del Campanile 13
0742 481222
[email protected]
www.centroitalianoartecontemporanea.com

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/55703/sandro-chia-opere-recenti/

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Valeria Carnevali
Marchigiana, dopo la laurea in Lettere Moderne conseguita a Urbino nel 1999 con una tesi in Storia dell’Arte Contemporanea, si stabilisce a Milano lavorando per diversi anni nel settore dell’editoria d’arte e collaborando con gallerie e spazi espositivi. Tornata a Fabriano nel 2007, si laurea in Scienze della Formazione Primaria, continuando a occuparsi di arte e cultura del presente, con particolare interesse per la didattica e l’educazione all’arte (e attraverso l’arte) contemporanea. È attualmente insegnante nella scuola primaria e curatore artistico. Nel 2016 fonda l’associazione Art comes to Town. Scrive per Artribune dal 2012.