In cima alla Mole Antonelliana. Insieme ad Alvaro Urbano e Treti Galaxie

Una mostra durata un solo giorno e vista da un solo spettatore. È il terzo esperimento del collettivo Treti Galaxie, che stavolta ci porta in cima alla Mole Antonelliana. Grazie al progetto di Alvaro Urbano. Qui trovate una nutrita gallery firmata Delfino Sisto Legnani.

Alvaro Urbano, I, 2016, Installation view, Mole Antonelliana - courtesy of Treti Galaxie and Museo Nazionale del Cinema di Torino - photo Delfino Sisto Legnani
Alvaro Urbano, I, 2016, Installation view, Mole Antonelliana - courtesy of Treti Galaxie and Museo Nazionale del Cinema di Torino - photo Delfino Sisto Legnani

Ci sono almeno tre piccole storie da raccontare per capire cosa è stata la mostra I. In primo luogo, la storia di Treti Galaxie, progetto da poco sbarcato sulla scena dell’arte torinese e guidato da Matteo Mottin. Quella alla Mole Antonelliana è la sua terza mostra, dopo il solo show di Valerio Nicolai (con uccellini) in uno stabile nel quartiere San Salvario e la doppia personale (per semplicità di espressione) di Michele Gabriele e Alessandro Di Pietro a Barriera, spazio che ha sede per l’appunto in Barriera di Milano, sempre nel capoluogo piemontese. Fil rouge finora seguito, la questione della spettatorialità nell’arte contemporanea: una forma altamente creativa, riflessiva e poetica di institutional critique. Il secondo racconto è relativo alla modalità di fruizione che è stata scelta per questa mostra, allestita all’interno della guglia della Mole Antonelliana: non sino alla punta estrema, però ben oltre la quota raggiungibile dal pubblico grazie all’ascensore installato al suo interno all’inizio del millennio. A poterla visitare, oltre a un ristrettissimo gruppo di addetti ai lavori (artista, curatore, fotografo, addetto alla sicurezza e una mezza dozzina di giornalisti), un unico spettatore. Si badi bene: non uno spettatore alla volta, ma uno e soltanto uno spettatore, scelto aleatoriamente fra i quaranta che si erano precedentemente prenotati. Ognuno ha ricevuto una tavoletta di cioccolato, e all’interno di una di esse era contenuto un biglietto d’oro che avrebbe garantito l’accesso – con evidente riferimento a Charlie e la Fabbrica di Cioccolato di Roald Dahl.

Alvaro Urbano, I, 2016, Installation view, Mole Antonelliana - courtesy of Treti Galaxie and Museo Nazionale del Cinema di Torino - photo Delfino Sisto Legnani
Alvaro Urbano, I, 2016, Installation view, Mole Antonelliana – courtesy of Treti Galaxie and Museo Nazionale del Cinema di Torino – photo Delfino Sisto Legnani

LE LETTERE DI ALVARO URBANO
E infine c’è la storia di questa strana personale di Alvaro Urbano (Madrid, 1983; vive a Berlino). A partire dal titolo, I, che è la prima persona singolare in inglese e l’1 della numerazione romana – e fin qui è tutto chiaro. Ma è altresì “l’ultima lettera del crittogramma, scritto con un alfabeto di antiche rune islandesi, trovato dal Professor Otto Lidenbrock, il personaggio principale del romanzo ‘Viaggio al centro della terra’ di Jules Verne”, spiega Mottin. “Nel racconto il messaggio, una volta decifrato, contiene le indicazioni per raggiungere il centro del pianeta”. A partire da questo crittogramma, l’artista ha elaborato il progetto My Boy, with Such Boots we may Hope to Travel Far, che consiste nel “trasformare le lettere del messaggio in gruppi scultorei distribuiti in vari luoghi del mondo e realizzati con materiali caratteristici delle zone in cui vengono installati”. E se le prime quindici lettere sono state installate in forma permanente fra Merano e Tirolo, alla Mole Antonelliana sono state esposte tutte temporaneamente, conferendo alla giornata del 5 novembre una ulteriore unicità e peculiarità puntuale.
Per i tanti che in cima alla Mole non sono potuti salire, vi regaliamo qui una nutrita gallery fotografica. L’autore è Delfino Sisto Legnani, un altro valore aggiunto a questo mostra durata poche ore ma degna della massima attenzione. In una settimana, quella di Artissima a Torino, che ha saputo coniugare grandi eventi e microesperienze in maniera matura e proficua.

Marco Enrico Giacomelli

Torino // 5 novembre 2016 ore 11
Alvaro Urbano – I
a cura di Treti Galaxie
in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema di Torino
MOLE ANTONELLIANA
Via Montebello 20
011 8138560
www.museocinema.it

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.