Vienna e la bellezza. Al via l’Art Week austriaca

Vienna alla prova della Art Week 2016, in programma dal 14 al 20 novembre. Un’onda anomala di situazioni artistiche sotto il segno della Schönheit, la bellezza, parola mistica e magica di questa edizione. In arrivo, ospiti internazionali e critici italiani. Il nastro si taglia alla casa d’aste Dorotheum, la quale fa da madrina mettendo in mostra opere che, finita la “settimana”, andranno all’incanto. Il vero inizio? La solita festa, sempre lì, ma al pianterreno: chiasso, musica live, luci strobo e lampi di proiezioni video.

In voller Blüte! ©Viennaartweek
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SULLE TRACCE DELLA BELLEZZA
Troppo bello per essere vero”. Una frase fatta, certo. Ma anche una formula senza frontiere linguistiche, visto che viene citata e messa in evidenza in tedesco/inglese dal team scientifico della Vienna Art Week per introdurci al tema di questa edizione. È specificamente di Bellezza che la kermesse intende occuparsi in ambito concettuale e artistico, con un titolo dal tocco secco e deciso: Seeking Beauty, cercando la bellezza, o giù di lì. Una dichiarazione d’intenti che francamente è una trappola. Ricordate le stupidaggini che diceva “il bello e sapiente” Ippia, l’interlocutore di turno di Socrate, quando il “nostro” gli chiedeva una definizione di bellezza? Una definizione, non l’esempio di un oggetto bello. Perché se poi – poniamo – l’oggetto bello cade e va in frantumi, non sarà più tale, e amen, osservava sempre il “nostro”, con buona pace di Ippia che fallirà miseramente tutti i tentativi di dare una risposta sensata. Rivelandosi così, non un uomo colto secondo l’opinione comune, ma un imbecille. Con tutto il rispetto per la categoria degli imbecilli, una inattesa categoria estetica evidentemente, se il filosofo Maurizio Ferraris, già docente di estetica e tuttora direttore dell’ottima Rivista di Estetica, vi ha dedicato un pamphlet, freschissimo di stampa, intitolato L’imbecillità è una cosa seria. Infatti si scoprirà che ci vuole talento, fascino, e forse bellezza, per essere dei veri imbecilli. Da leggere assolutamente, primo perché non è per nulla banale e si legge d’un fiato, secondo perché c’è tutto da imparare se si aspira a far parte della categoria, ed eventualmente essere citati in una futura edizione del libro, riveduta e ampliata. Tornando al dialogo platonico (Ippia maggiore), Socrate concluderà di non avere lui stesso una definizione certa e stabile della bellezza, lasciando intendere che essa è un sentimento soggettivo e mutevole nel tempo.

Orlan, Successful Operation (4th Operation-Surgery-Performance) © Courtesy Orlan
Orlan, Successful Operation (4th Operation-Surgery-Performance) © Courtesy Orlan

L’ARTE E IL BELLO
Ma allora, che cos’è il bello? Come cercarlo? Come nasce nell’uomo il sentimento della bellezza e che funzione ha nella vita individuale e collettiva, nella sfera pratica e spirituale? Sono duemilacinquecento anni che la questione, con annessi e connessi, è stata posta e ci assilla. E l’arte? Che relazione ha la bellezza con l’arte? Ci fa piacere vedere che il team curatoriale della manifestazione viennese prenda in considerazione Die Geschichte der Schönheit di Umberto Eco, ossia quella sua interessante Storia della bellezza, per testimoniare quanto il concetto sia complesso e sfaccettato, ma senza dar peso, almeno nei presupposti, al fatto che il bello si sia legato all’arte per un periodo storico, tutto sommato, relativamente breve, come dice Eco.

VOCI INTERNAZIONALI
Per la settimana viennese dell’arte sono in arrivo ospiti che hanno senz’altro voce in capitolo. Davvero in tema, la presenza dell’artista e performer francese Orlan, esponente della Body art, nota per la sua personale ricerca di una bellezza ideale, sperimentata in maniera estrema sulla propria carne, sottoponendosi a una serie di interventi chirurgici, documentandoli in video, per farsi impiantare delle protesi al viso. Terrà una lezione al Mak (il Museo delle arti applicate), nell’ambito di una Interview Marathon. Atteso anche un plotone di curatori italiani per una tavola rotonda incentrata sul confronto tra gli spazi d’arte romani e quelli viennesi o stranieri in generale. In effetti, alcuni dei partecipanti sono impegnati in istituzioni fuori dai confini nazionali, come Luca Lo Pinto (Kunsthalle, Vienna) e Francesco Stocchi (Museum Boijmans Van Beuringen, Rotterdam); e gli altri in istituzioni romane, come Flavio Ferri (Fondazione Arte), Bartolomeo Pietromarchi (Maxxi) e Pier Paolo Pancotto (curatore indipendente). Modera il confronto Maria Alicata, critica d’arte e curatrice romana. Questo appuntamento è per giovedì 17 al Palais Dorotheum. Luogo dove si possono esplorare le opere che la casa d’aste viennese manderà all’incanto la settimana successiva: martedì 22 e giovedì 24 novembre, il contemporaneo; mercoledì 23 novembre il moderno.

In voller Blüte! ©Viennaartweek
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FIORI DIGITALI
In attesa della festa inaugurale, ci colpisce l’immagine di facciata di questa Vienna Art Week in cui, accostato al titolo Seeking Beauty, compare un fiore – come logo della manifestazione – che della bellezza possiede molte caratteristiche formali: la simmetria, la disposizione e la proporzione aggraziata dei petali, la gradevolezza del colore rosa tenue, con tonalità lievemente sfumate, e così via. Abbiamo consultato Internet e non solo, per conoscere il nome di quel fiore, poi abbiamo indagato nelle alte sfere del festival per sapere la verità di fatto, e senza reticenza ci hanno confermato quello che sospettavamo. È un fiore creato non dalla natura, ma dall’uomo con l’aiuto di Photoshop, proprio per l’occasione. Un prodotto digitale, insomma. Che sia una metafora per annunciare che solo l’artificio mentale genera il Bello? Non la natura, dunque? Non sappiamo se volessero arrivare a tanto, ma non sarebbe certo uno scandalo, visto che in linea di massima questa tesi potrebbe accostarsi a ciò che ha affermato due secoli fa il gigante Hegel, rivoluzionando concezioni fortemente radicate: la bellezza – lui dice – concerne solo l’arte, non la natura, la quale è inferiore allo spirito, per cui l’arte non è imitazione della natura, ma imitazione dell’ideale, cioè dell’Idea, regione dello spirito assoluto; l’arte è per l’appunto manifestazione in forma sensibile dello spirito assoluto. Tesi che avrà fatto rivoltare Kant nella tomba chissà quante volte, dato che costui – in quanto ri-fondatore, dopo Baumgarten, dell’estetica – vedeva invece nella natura il modello ideale e supremo della bellezza e quindi dell’arte. Hegel, da parte sua, avrebbe rincarato anche la dose sul concetto di natura se qualche fervente partigiano del pensiero kantiano gliene avesse dato l’occasione, per esempio parlandogli della straordinaria bellezza del “cielo stellato”. Eccolo accontentato: “Un cielo stellato non è che una eruzione cutanea luminosa”, avrebbe ribattuto sarcasticamente.

Kroot Juurak & Anne Juren, Look Look ©Roland Rauschmeier
Kroot Juurak & Anne Juren, Look Look ©Roland Rauschmeier

VADE RETRO, BRUTTO
In tutto questo scompiglio di idee c’è da segnalare la mancanza di un ospite importante alla manifestazione viennese, il “sosia negativo” della bellezza, il Brutto, perché anch’esso ha il potere di attrarre. In verità, il filosofo tedesco Karl Rosenkranz a metà Ottocento aveva colmato la lacuna, conferendogli dignità con il ben noto saggio intitolato Estetica del Brutto. Ma forse sarà di nuovo Umberto Eco a rompere il ghiaccio in una futura settimana viennese dell’arte, visto che, ancora lui, ha sfornato pure la Storia della Bruttezza, e che neanche a volerlo il libro è entrato in circolazione in lingua tedesca in contemporanea con quella italiana. Insomma, in questa edizione il brutto non è all’ordine del giorno. Per lo meno non lo è nelle varie tavole rotonde, perché, sul piano fattuale dell’arte moderna e contemporanea, sappiamo bene come stanno le cose.

Franco Veremondi

www.viennaartweek.at

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Franco Veremondi
Nato a Perugia, residente a Roma; da alcuni anni vive prevalentemente a Vienna. Ha studiato giurisprudenza, quindi filosofia con indirizzo estetico e ha poi conseguito un perfezionamento in Teoretica (filosofia del tempo) presso l’Università Roma Tre. È giornalista pubblicista dal 1994 occupandosi di arti visive, di architettura e di estetica dei nuovi media. Nell’ambito delle arti ha svolto periodicamente attività curatoriale e didattica. Collabora con quotidiani e riviste di area europea.