Centrale Fies. Un palco atipico

Independents è la sezione più frizzante di ArtVerona. E prevede un premio, che lo scorso ottobre è andato a Centrale Fies per il progetto Collezione Fies. Premio che è consistito in 2mila euro messi in palio da AMIA e in due pagine pubblicate su Artribune Magazine. Occasione perfetta per raccontare e raccontarsi. Ora anche sul web.

Collettivo Cinetico - courtesy Centrale Fies
Collettivo Cinetico - courtesy Centrale Fies

ARTI PERFORMATIVE E CENTRALI IDROELETTRICHE
Centrale Fies_Art Work Space è un esempio di salvaguardia, recupero e reinvenzione di un bene collettivo e spazio adibito alla produzione di nuove forme di creatività, fra le più importanti testimonianze di archeologia industriale del Trentino. Inaugurata quindici anni fa, all’interno di una centrale idroelettrica a Dro, Centrale Fies appare improvvisamente sulla strada che da Riva del Garda porta a Trento, un castello dove gli stendardi recitano “things are made to happen”. All’interno lo spazio è stato trasformato senza mutarne l’essenza originaria: la produzione di nuove energie.
L’Art Work Space nasce come centro di produzione per le arti performative e residenza speciale per artisti, ai quali non solo viene aperto uno spazio fisico in cui lavorare (cinque sale per un totale di 3mila mq) e uffici dai quali far partire progetti e ricerche, ma anche uno spazio di co.working e co.thinking dove intrecciare visioni e opportunità. Ad oggi l’Art Work Space lavora a un festival di arti performative (Drodesera), a una free school estiva per performer e ricercatori, a una piattaforma dedicata alla performance art assieme a curatori interni ed esterni alla struttura (Live Works), a una collezione privata di performance art. Inoltre segue progetti dedicati al territorio, coordinando un team di project developer che mettono in atto modalità di co.working con start up e professionisti dai progetti liminali, sviluppando uno spin off atto a lavorare con aziende e pubbliche amministrazioni sotto il claim di “Culture is a Tool” – utilizzando, per l’appunto, la cultura come strumento (Fies Core). 
Da quest’anno la struttura è stata riconosciuta ufficialmente dal Ministero come uno dei centri di residenze creative individuati dall’accordo di programma tra le Regioni e il MiBACT: il dipartimento di sviluppo attività di residenza per artisti e creativi lavora per stimolare l’incontro tra loro, giovani professionisti, imprese e territorio. Inoltre, il dentro e il fuori si compenetrano con il progetto Augumented Residency Box, un kit contenente tutte le possibilità di azione al di là dei cancelli di Fies: dal rafting al tandem B.A.S.E., dal climbing alle passeggiate tra le orme dei dinosauri, dai migliori produttori di vino locali ai posti più speciali e nascosti dove poter mangiare, passando anche per i punti sicuri e segreti del fiume dove potersi bagnare. Un modo per raccontare a chi arriva fin qua l’unicità di questi luoghi.
È anche di questo attaccamento al luogo, dall’architettura alla natura circostante, che l’architetto Luca Ruali scrive: “Perché Centrale Fies parla di sé usando il nome di un edificio. Perché la Centrale è tanto un centro di produzione artistica quanto un fabbricato abbandonato. Perché tra la sua crew si registrano istinti predatori”.
Da anni Centrale Fies lavora sulla propria identità, che deve risultare fiammante e stabile per poter contenere liberamente le moltitudini che l’attraversano, e spinge sul far uscire un immaginario in continuo dialogo con tutto ciò che la circonda. Interviste, social network, performance, identità visiva: tutto lavora per mettere in circolo ogni immagine, pensiero, riflessione o azione attuata.

Loredana Longo - courtesy Centrale Fies
Loredana Longo – courtesy Centrale Fies

COLLEZIONARE PERFORMANCE
All’interno di Centrale Fies prende forma una collezione privata, una collezione non museale e non statica ma in continua costruzione, perfetto correlativo oggettivo del centro di produzione in cui nasce. La particolarità di Collezione Fies è che non fa ricerca unicamente sui contenuti ma anche sul processo di acquisizione, e basando sempre il suo lavoro sull’esclusività rispetto al medium, ossia solo performance e solo live.
In questa pratica si intende dare particolare attenzione a non trasformare l’opera/oggetto in un feticcio di quello che è precedentemente accaduto durante l’azione performativa, proponendolo invece come svelamento dell’azione stessa o, addirittura, come congegno riattivatore. Tale dispositivo – aperto e tramite le opere trasformate dalla collezione in “casi-studio” – può creare molteplici possibilità di sperimentare e studiare il concetto di performance.
Una parte distaccata della collezione, invece, è aperta anche alla Performing Art, per tracciare la storia legata alla nascita di una generazione performativa che ha visto in Fies il maggior catalizzatore per la sperimentazione. Attraverso il Festival Drodesera – organizzato dagli Anni Ottanta prima nelle piazze e strade di Dro, poi dal 2002 in sede stabile alla centrale idroelettrica di Fies – si è sviluppato un sistema insolito nel nostro Paese per il sostegno degli artisti, attraverso l’organizzazione di residenze dedicate puramente alla creazione e alla sperimentazione. Ecco perché, dopo dodici anni di spettacoli, residenze, esperimenti creativi e performance, si è deciso di iniziare a scrivere metaforicamente la storia della centrale attraverso una collezione dedicata alla performance e all’arte performativa. Le opere che compongono questa parte della collezione sono scelte tra le produzioni più significative degli ultimi anni e sono il frutto di uno scambio intenso tra lo spazio, la direzione artistica e l’artista stesso.

Pathosformel - courtesy Centrale Fies
Pathosformel – courtesy Centrale Fies

CULTURE IS A TOOL
Il futuro di Centrale Fies è anche il suo presente, dal momento che ogni idea, progetto, esperimento cerca di trovare una sostenibilità sia economica che “di pensiero”. Ogni progetto si intreccia con gli altri portando avanti un pezzo di ricerca, in modo che ogni singola azione/progetto abbia poi un senso nel collettivo.
Oltre alla nuova edizione del festival di arti performative (ultima settimana di luglio) e del bando Live Works-performance act award (aprile), Centrale Fies apre uno spin off che ne amplia lo spettro d’intervento sia lavorando con quelle realtà imprenditoriali animate dalla volontà di interrogare, sperimentare e progettare il proprio lavoro alla luce di un “culture based thinking”, sia elaborando progetti transettoriali e transdisciplinari proprio per sperimentare nuovi format di prodotti e servizi culture based.
È l’approdo naturale di un percorso trentennale di esplorazione del contemporaneo che, a partire dall’arte, estendendosi ai settori della creatività, indaga oggi le potenzialità della dimensione culturale applicata a qualsiasi contesto di produzione e di esperienza. È un luogo unico immerso nella natura più selvaggia e sconosciuta del Trentino, ideale per isolarsi e (ri)connettersi, per accogliere chi è in cerca di altre domande, per affiancare chi progetta nuove risposte.
Lo spettro di intervento di Fies Core è ampio: dal supporto a imprese culturali che vogliono costituirsi intorno a un’idea, alla collaborazione con realtà commerciali che intendono sviluppare un profilo culturale dei propri servizi o aprirsi vie alternative di progettazione e di visioning per dare un diverso respiro all’azienda, fino alla creazione di concept o al supporto di progetti innovativi in grado di ridefinire le attuali categorie di sostenibilità, innovatività e di contribuire a creare nuovi mercati e far maturare quelli esistenti. Centrale Fies pensa che l’inserimento di una riflessione culturale (intesa come incrocio tra diversi sguardi e discipline che si fanno strumento: Culture is a Tool) all’interno dei processi di produzione possa rivelare nuove strade possibili di sviluppo.

Filippo Andreatta
Filippo Andreatta

I COLPEVOLI
Virginia Fies Sommadossi si occupa di comunicazione e innovazione culturale. Project developer nel mondo della cultura contemporanea, da quindici anni cura l’identità visiva e lo sviluppo dei progetti liminali di Centrale Fies, ossia di tutto ciò che non tocca direttamente la produzione artistica.
Barbara Boninsegna ha fondato Centrale Fies insieme a Dino Sommadossi e si occupa di promuovere le nuove urgenze artistiche all’interno delle live arts. Ha realizzato progetti innovativi per la curatela e l’espansione delle arti performative come Live Works e Fies Factory.
Filippo Andreatta ha fondato OHT – Office for a Human Theatre, un progetto di ricerca al limite fra teatro e arti visive. È artista-in-residenza presso Centrale Fies, dove assiste la direzione artistica e cura le relazioni internazionali dell’Art Work Space.

Centrale Fies

www.centralefies.it
www.fiescore.it

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #29

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Centrale Fies
Centrale Fies_Art Work Space è un esempio di salvaguardia, recupero e reinvenzione di un bene collettivo e spazio adibito alla produzione di nuove forme di creatività, fra le più importanti testimonianze di archeologia industriale del Trentino. Inaugurata quindici anni fa, all’interno di una centrale idroelettrica a Dro, Centrale Fies appare improvvisamente sulla strada che da Riva del Garda porta a Trento, un castello dove gli stendardi recitano “things are made to happen”. All’interno lo spazio è stato trasformato senza mutarne l’essenza originaria: la produzione di nuove energie.