Tutte le nuove scoperte archeologiche di ottobre 2026. Dal relitto romano fantasma al ricco guerriero dei Balcani
Tra l’Italia e il mondo – spesso con la presenza di archeologi italiani – si segnalano senza soluzione di continuità nuovi ritrovamenti che raccontano il passato antico. Tra necropoli, fondali marini e sotto edifici rinascimentali
Mentre alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico che si è appena conclusa Pompei vince il Premio Palmyra per la migliore scoperta del 2025 grazie alla sala da banchetto affrescata con il corteo di Dioniso emersa dagli scavi nell’insula 10 della Regio IX, le campagne di scavo in Italia e nel mondo continuano a restituire nuove testimonianze del passato, finora rimaste nascoste.
E proprio sull’importanza di investire con più solidità e continuità nella ricerca archeologica, per “assicurare che un settore nel quale l’Italia svolge un ruolo riconosciuto possa concorrere con strumenti e risorse proporzionati alla sua attività”, fa leva in questi giorni la Federazione Consulte Universitarie di Archeologia, considerando la mole di lavoro svolta dalle università e dagli enti di ricerca italiani nel settore, con una qualità riconosciuta anche fuori dai confini nazionali (benvenuta, in tal senso, è la rinascita della Scuola di Pompei, che a partire dal 2027 farà del Parco Archeologico campano un centro di alta formazione, però per un numero ristretto di tirocinanti)
Sulle rotte commerciali del vino. Le anfore romane sul fondale ligure

Si sono inabissati a oltre 40 metri di profondità, nel mare ligure al largo di Punta Chiappa (Camogli) i Carabinieri del nucleo subacqueo di Genova che hanno individuato nove grandi anfore protette per secoli sui fondali di quella che è oggi l’Area Marina Protetta di Portofino. Già alla fine degli Anni Cinquanta, l’esperto subacqueo Duilio Marcante ne aveva segnalato la presenza, ma l’indagine non si era mai concretizzata fino a raggiungere il risultato odierno. Delle anfore rinvenute, ormai inglobate al fondale roccioso, due sono state recuperate e studiate, confermando una provenienza antica: utilizzate per trasportare il vino che si commerciava nel Mediterraneo, risalirebbero a un periodo compreso tra la fine del II e l’inizio del I secolo a.C. e documenterebbero l’operosità della rotta commerciale ligure in un periodo successivo alla conquista da parte dei Romani della Gallia meridionale.
Un nuovo tempio monumentale etrusco a Cerveteri

Nella città etrusca di Cerveteri (l’antica Cisra), a nord di Roma, il lungo lavoro del Department of Classics and Archaeology della Queen’s University, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale, ha portato recentemente alla scoperta, nell’area di Vigna Marini Vitalini, di un tempio monumentale (27×42 metri) di cui ora si può tentare di ricostruire la pianta, propendendo per una somiglianza con il cosiddetto Tempio B di Pyrgi, che costituiva il porto principale della città. Il tempio di Cerveteri fu probabilmente edificato poco prima del 470 a.C., forse nell’ambito di una campagna di ammodernamento e monumentalizzazione della città, sia nell’area portuale (celebre per la presenza di un veneratissimo santuario) che nello spazio urbano. E infatti proprio nelle vicinanze dell’area oggetto di studio già insistono i resti di un altro tempio di grandi dimensioni e di un edificio di forma ellittica, forse spazio per assemblee e ludi.
Alle origini di Castiglione Olona

Castiglione Olona (Varese) deve la sua fama artistica all’iniziativa del Cardinale Branda Castiglioni, che alla metà del Quattrocento trasformò il centro di origine tardoromana secondo il modello della città ideale rinascimentale. Di quella felicissima stagione, raccontata nel Museo della Collegiata, restano innanzitutto gli affreschi del Battistero realizzati da Masolino. Negli ultimi anni, però, si è intensificata anche la ricerca archeologica sul passato più antico del sito (e della vicina Castelseprio, dove si visita uno dei parchi archeologici più importanti in Italia per approfondire il periodo longobardo). Così, il cantiere della Collegiata sta restituendo nuove scoperte: le fondazioni di un antico castrum di età tardoantica e un fonte battesimale precedente all’edificio quattrocentesco, forse riconducibile alle origini della comunità cristiana locale.
Un edificio monumentale in Pakistan

Nell’ambito di un progetto di cooperazione internazionale tra istituzioni italiane e pakistane per proteggere otto siti archeologici, gli archeologi della Missione Archeologica Italiana dell’Università Ca’ Foscari Venezia, diretta da Luca M. Olivieri, hanno identificato in Pakistan, nella città di Taxila, i resti di un edificio monumentale emerso dagli scavi di Jandial, nell’antica regione del Gandhara. Il complesso era stato segnalato nel 1864, ma non era mai stato studiato sistematicamente, e ancora non è possibile dire se si trattasse di un edificio pubblico o religioso. Di certo, però, la struttura, situata nei pressi di un tempio ionico, all’esterno delle mura dell’antica città di Sirkap, doveva essere immensa, lunga quasi 100 metri e larga oltre 50.
Memorie dal sottosuolo: il guerriero di Rasnica e la tomba di Weni

C’è il guerriero armato dei Balcani, ma anche il ricco funzionario dell’Antico Egitto, e una mamma che abbraccia il suo bambino, tra le sepolture più commoventi emerse nel cimitero medievale di Siponto. Tutti condividono l’immagine lasciata ai posteri dopo la morte, ciascuno tumulato con i propri “attributi”. Nella necropoli di Rasnica, vicino a Struga, nella Macedonia del Nord, gli archeologi diretti da Pero Ardžanliev hanno rinvenuto la tomba di un guerriero accompagnato oltre la vita da un corredo militare particolarmente ricco, testimonianza della sua elevata posizione sociale. Non solo armi, ma anche recipienti di bronzo, una fibula d’argento, perle d’ambra e di vetro, un anello d’oro. Accanto allo scudo, una sottile lamina d’oro potrebbe essere ciò che resta di una maschera funeraria aurea che doveva coprire il volto del defunto, secondo una pratica diffusa nelle necropoli aristocratiche dei Balcani durante l’età arcaica. La sepoltura risalirebbe, infatti, a 2.600 anni fa. Nella necropoli di Saqqara, a sud della piana di Giza, invece, la missione archeologica egiziana del Consiglio Supremo delle Antichità, cerca di ricostruire il profilo di Weni, alto funzionario dell’Antico Egitto, di cui è stata recentemente rinvenuta la tomba (con iscrizione identificativa), corredata di una serie di strumenti in bronzo, forse riconducibili alla pratica medica. Mentre lo scheletro della donna con bambino nel cimitero medievale di Siponto, a pochi chilometri da Manfredonia, fa parte di un gruppo di trenta sepolture allineate, appena rinvenute dagli archeologi. La donna, di età compresa tra i 30 e i 40 anni, stringeva a sé con il braccio destro il figlio, presumibilmente di età tra i 4 e i 5 anni.
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