A Brescia arrivano 15 milioni per il recupero del Teatro Romano. Serviranno a realizzare il progetto di David Chipperfield?
Per il restauro e la rifunzionalizzazione dell’importante sito archeologico della Brixia romana, l’architetto Pritzker Prize, incaricato da Fondazione Brescia Musei e Comune di Brescia, presentava nel 2025 un progetto ambizioso. Ora il Ministero della Cultura ne riconosce la qualità con un finanziamento da 15 milioni di euro
Il decreto di approvazione per lo stanziamento di 15 milioni di euro, che il Ministero della Cultura destinerà al recupero e alla rifunzionalizzazione del Teatro Romano di Brescia, data al 30 settembre 2026 (Piano Grandi Progetti Beni culturali 2025-2027). Ed è firmato dai ministri Alessandro Giuli e Giancarlo Giorgetti.
15 milioni di euro per il recupero del Teatro Romano di Brescia
Solo nelle ultime ore, però, la Fondazione Brescia Musei ha reso noto il traguardo raggiunto, primo di una serie di step che dovrebbero portare, nei prossimi anni, alla realizzazione del progetto firmato David Chipperfield, incaricato già nel 2024 di presentare un piano per la valorizzazione del sito archeologico, e nel 2025 al lavoro sul campo, con il suo studio milanese, per delinearne i contenuti architettonici e di indirizzo.
La storia del Teatro Romano di Brescia
Insieme al Capitolium e al Foro, il Teatro Romano è il fulcro civico, religioso e culturale della Brescia di età romana. Edificato nel I secolo d.C, in piena Età Flavia, è in pietra calcarea di Medolo, marmo e laterizio e sfrutta il pendio del colle Cidneo. Danneggiato nel tempo da terremoti e crolli, e interessato da diverse trasformazioni urbanistiche in epoca paleocristiana, dopo il X secolo fu inglobato in nuove architetture residenziali, tra cui Palazzo Maggi Gambara. E al Novecento risalgono gli scavi che l’hanno riportato alla luce, inaugurando un lungo processo di restauro e valorizzazione.
Il recupero del Teatro Romano di Brescia
E il finanziamento appena ottenuto si muove in questa direzione. I 15 milioni di euro saranno destinati al completamento degli scavi archeologici, al restauro delle strutture antiche e al miglioramento dell’accessibilità del complesso monumentale, con l’obiettivo di restituire al Teatro piena fruibilità e di valutarne la riapertura alla funzione di spazio per lo spettacolo e le attività culturali. Un progetto molto atteso in città e letto come ideale completamento del percorso di valorizzazione dell’area archeologica di Brixia, già interessata negli ultimi anni dagli interventi al Capitolium, al Santuario repubblicano e dal nuovo allestimento museale della Vittoria Alata. Al sostegno pubblico si sommano i contributi già stanziati da A2A e Camera di Commercio di Brescia e da Fondazione Cariplo (quest’ultima con 5,2 milioni di euro per il programma di restauro e rifunzionalizzazione del complesso).

Il progetto di David Chipperfield per il Teatro Romano di Brescia
L’applicazione dello studio preliminare fornito da David Chipperfield Architects Milano – un approccio che “mette insieme storia, archeologia e memoria in dialogo con il presente. Affrontando l’incompletezza dei resti del Teatro Romano, abbiamo esteso il nostro compito oltre l’archeologia convenzionale per consentire una continuità di scopo che ci riporta alla funzione storica del sito come infrastruttura urbana”, dichiarava nel 2025 Chipperfield – sarà però subordinata a ulteriori accertamenti, dovuti a importanti ritrovamenti archeologici emersi negli ultimi mesi, e ai necessari passaggi amministrativi e progettuali. Certo, “avere 15 milioni di euro a disposizione cambia le prospettive”, sottolinea la sindaca Laura Castelletti. Sempre con l’obiettivo di fare del Teatro Romano uno spazio vivo per la città, in cui la valorizzazione del patrimonio archeologico possa incontrare lo spettacolo, la partecipazione e nuove forme di fruizione pubblica, in dialogo con il Teatro Grande e il Centro Teatrale Bresciano e nel quadro dell’offerta culturale cittadina.
Dunque il progetto di Chipperfield, articolato su tre elementi principali (il Teatro come sito archeologico, come manufatto architettonico e come spazio originariamente destinato alla rappresentazione), non punterà a ricostruire, ma a rileggere, ristabilendo l’ordine dell’emiciclo, valorizzando la geometria perduta, dando coerenza ai frammenti e restituendo senso e funzione al luogo. Nell’azione è compreso anche Palazzo Maggi Gambara, che dovrebbe assumere la funzione di accesso principale all’area archeologica e centro tecnico per le attività teatrali.
Livia Montagnoli
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