Il cantiere del termovalorizzatore di Roma fermato dai ritrovamenti archeologici? I Comitati contrari tentano la carta delle “importanti scoperte”
Dopo anni di polemiche, a maggio 2026 ha preso avvio, a Santa Palomba, alla periferia sud di Roma, il cantiere per la realizzazione dell’inceneritore dei rifiuti voluto dalla giunta Gualtieri. Ma l’area ha anche una conosciuta importanza archeologica. E nuovi ritrovamenti riaccendono il fronte di chi si oppone al progetto
Da molti anni, ormai, Roma attende la realizzazione di un termovalorizzatore per superare la dipendenza della città dalla discarica di Malagrotta, ed efficientare il processo di smaltimento dei rifiuti, chiudendo il ciclo in autonomia attraverso la trasformazione dell’indifferenziato in energia elettrica.
Il progetto per il termovalorizzatore di Santa Palomba a Roma
Di un progetto pubblico-privato per la zona di Santa Palomba, alla periferia sud della Capitale, si iniziò a parlare nei primi Anni Duemila, ma tra ostacoli burocratici e polemiche fu accantonato. Nel 2022 l’iter ha ripreso corpo, grazie al nuovo piano rifiuti varato dal sindaco Roberto Gualtieri con i poteri commissariali per il Giubileo. Obiettivo: costruire un impianto con capacità di 600mila tonnellate annue che possa entrare in funzione a partire dal 2029. Ma le polemiche per l’impatto ambientale dell’opera – da realizzarsi su terreni acquistati dall’Ama alla fine del 2022, in un’area a destinazione agricola e industriale del Municipio IX, adiacente alla discarica di Roncigliano ad Albano (a 9 chilometri dal centro abitato di Pomezia, a soli 3 da quello di Pavona – non si sono mai placate.

L’avvio del cantiere per il termovalorizzatore di Santa Palomba
Nonostante ciò, a metà maggio 2026 il cantiere ha preso avvio, tra le proteste di opposizioni (Fratelli d’Italia e MS5) e comitati, intenzionati a intentare ricorsi e a cavalcare battaglie giudiziarie. La contestazione muove tanto dall’impatto sui quartieri coinvolti nella logistica (con il Campidoglio assicura che il trasporto dei rifiuti avverrà solo su rotaia e nelle ore notturne) che dai dubbi sulla gestione amministrativa e finanziaria dell’operazione.
L’area archeologica di Santa Palomba: i Comitati contro l’inceneritore chiedono l’abbandono del progetto
E interviene, ora, anche la causa della tutela del patrimonio culturale: “Nel cantiere” spiega in una nota l’Unione dei Comitati contro l’inceneritore “sta venendo alla luce un autentico giacimento archeologico che impone l’abbandono dell’intervento come previsto dallo stesso Provvedimento autorizzatorio unico regionale”. In allegato, anche le foto degli ultimi ritrovamenti, di cui non c’è da stupirsi, considerando l’ubicazione dell’area nel contesto dell’Ardeatina, il cui tracciato collegava nell’antica Roma la città con Ardea. “È necessario ricordare che a fine 2022 l’acquisto del terreno da parte di Ama e l’inopinata ordinanza di Gualtieri del 1° dicembre 2022, che individuava quel sito per realizzarvi l’inceneritore, sono atti posti in essere in assenza di adeguata valutazione archeologica” prosegue la nota “pur essendo universalmente nota la straordinaria importanza archeologica dell’intera area di Santa Palomba. I due atti si fondano sulla famigerata relazione Geco commissionata da Ama che al riguardo avvertiva: ‘Dall’esame emerge che il sito di interesse è interessato da numerosi vincoli di natura archeologica’”.
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I nuovi ritrovamenti nell’area di Santa Palomba
Non solo i Comitati tirano in ballo la conoscenza pregressa di siti di particolare importanza nell’area, come il Santuario arcaico Ibm-Semea, la cui presenza è stata omessa nell’elaborato progettuale (“in tale contesto e dato il rischio archeologico medio-alto,la mancata predisposizione di saggi archeologici preventivi da parte della Soprintendenza speciale è inspiegabile”), ma riportano, a sostegno della richiesta di bloccare il cantiere, anche nuove importanti scoperte.Nello specifico, “resti di strutture murarie legate alla strada basolata per un’estensione di 550 mq, il ritrovamento di una vasca di forma ovale e un giacimento archeologico molto esteso ancora da indagare per una superficie stimata di circa 2.500 mq”.Ecco perché,“chiediamo l’immediata sospensione del cantiere per evitare ulteriori danneggiamenti ma anche l’apertura dello stesso alla cittadinanza con la modalità cantiere aperto. E l’abbandono dell’intervento come previsto dalle prescrizioni previste”.
Gli accertamenti della Soprintendenza sui nuovi ritrovamenti di Santa Palomba
Il riferimento è ai ritrovamenti annunciati alla metà di giugno scorso, poco meno di un mese dopo l’avvio dei lavori, subito circoscritti dal Campidoglio: “Durante le operazioni di scavo al cantiere, alla presenza dell’archeologo incaricato delle attività di supervisione, è stata rinvenuta una porzione di strada basolata. Come previsto dalle normative in materia e come concordato con gli enti competenti e la Soprintendenza Speciale di Roma Archeologia, Belle Arti e Paesaggistica, sono state effettuate le attività di pulizia del ritrovamento al fine di poter effettuare i rilievi del caso. In attesa delle relative determinazioni ed eventuali prescrizioni in quel punto del cantiere, un’area molto limitata e perimetrale, i lavori sono temporaneamente sospesi”.
L’abbandono del progetto, quindi, sembra fuori discussione, sebbene i Comitati abbiano presentato, in data 3 luglio 2026, istanza diretta al Ministro della Cultura Alessandro Giuli, “ai sensi dell’articolo 118, comma 4, della Costituzione finalizzata alla dichiarazione dell’interesse culturale per la vasta area catastale interessata dai continui ritrovamenti”. L’istanza è stata indirizzata anche al Presidente della Regione Lazio e inviata in copia conoscenza al Presidente della Repubblica e al Presidente del consiglio. Un atto, spiegano i Comitati, necessario “per arrestare la distruzione di beni dolosamente proseguita, considerata la limitata porzione di sito oggetto della sospensione dei lavori”.
Livia Montagnoli
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