A Feltre, la Venezia delle Dolomiti, apre il nuovo Museo Archeologico

Gli antichi romani vedevano Feltre come una cerniera tra montagna e pianura. Un nuovo museo archeologico, sviluppato all’insegna dell’interazione digitale, racconta la sua antichissima storia. Le foto

Feltria ambienti
Feltria ambienti

Una piccola Venezia rupestre, sul crinale del colle”, così Anselmo Bucci definiva Feltre sul Corriere della Sera, nel lontano 1955. Feltre, una Venezia «ristretta, irrobustita, semplificata» e dal carattere montanino, si arricchisce ora del nuovo Museo Archeologico. La neonata istituzione è pronta a raccontare ai futuri pubblici le origini della città, le particolarità dei suoi reperti, il passato denso di storia. Il 29 aprile 2022 apre i battenti quello che è a tutti gli effetti un museo archeologico, ma di nuova generazione. Propone infatti un percorso interattivo con videoproiettori, monitor, diffusori acustici. Si dota, inoltre, di un sistema di approfondimento digitale che, tramite QR Code, connette gli smartphone dei visitatori ad un archivio web strutturato. Si aggiunge una nuova meta per gli amanti dell’arte antica e delle bellezze arcaiche, dopo il recente opening del Museo Archeologico Nazionale di Verona e del romano Museo Ninfeo all’Esquilino. 

Feltria ambienti
Feltria ambienti

FELTRIA, IL MUSEO ARCHEOLOGICO 

Una scritta scolpita ad oltre 2000 metri d’altezza sul Monte Pergol, nella catena del Lagorai, attesta l’antica Feltria come municipium competente e punto di raccordo delle vallate comprese tra Trento e Belluno. La città, che prima dell’arrivo dei romani era un insediamento retico, ha quindi una storia quindi antichissima. Aveva un territorio vastissimo che rendeva l’attuale Feltre tra i più rilevanti centri dell’alta terraferma veneta. Entrando negli ambienti del nuovo museo sorprende la scenografica parata di capitelli ionico-italici, in pietra tenera di Vicenza. Nella seconda sala è raccolta la piccola statuaria e alcune testimonianze dei raffinati ornamenti delle opulente dimore locali, datate tra il I sec. a.C. e il II d.C. Tra queste, la fontanella – rinvenuta nel 1926 – che doveva rinfrescare l’atmosfera di un elegante giardino patrizio e una Testa di Satiro, caratterizzata da un enigmatico sorriso. La Testa è lievemente inclinata, i capelli sono a ciocche corpose e divise da una benda, con una ricca corona vegetale frammentaria. La torsione del capo doveva essere giustificata dalla presenza di un altro elemento, collocato alla sua sinistra, come un bambino, una pantera o un grappolo d’uva. 

Feltre 01/04/2022 ©Bergamaschi Marco Museo Feltre reperti
Testa di Satiro, Feltre 01/04/2022 ©Bergamaschi Marco Museo Feltre reperti

LA COLLEZIONE DEL MUSEO ARCHEOLOGICO DI FELTRE 

Ma quali sono i reperti più curiosi e pregiati del Museo Archeologico di Feltre? Innanzitutto, nella sala dei culti, troneggia la più grande rappresentazione di Esculapio, dio della medicina, di tutta l’Italia centro-settentrionale. È una statua in marmo greco, a cristalli medi traslucidi, rinvenuta durante gli scavi sul sagrato del Duomo nel 1974. Esculapio indossa l’himation, il tipico mantello greco che andava sopra la tunica o a contatto con la pelle nuda. Poi si distingue l’ara votiva per Anna Perenna, dea collegata alle origini dell’Urbe per eccellenza, Roma. Si pensa fosse venerata in qualità di personificazione femminile dell’anno e del suo perpetuo ritorno. Si tratta di una rarissima iscrizione dedicata alla “singolare (e ambivalente)” figura di divinità testimoniata a Feltre e nel quartiere Parioli a Roma dove recentemente “è stato rinvenuto un suo santuario, con una cisterna al cui interno gli archeologi hanno trovato una ventina di lamine con maledizioni e figurine antropomorfe di materiale organico entro piccoli contenitori”.
Infine, il monumento funebre dedicato a Lucius Oclatius Florentinus, pretoriano feltrino di illustre lignaggio deceduto a 24 anni, rappresenta un caso quasi unico nel suo genere. Perché? È stato “sepolto due volte”, sia a Feltre che nella capitale dell’Impero, all’imbocco della via Cassia. Per la stessa persona sono stati quindi innalzati ben due monumenti che, per la prima volta in assolto, si troveranno fianco a fianco. Il museo di Feltre ha beneficiato, per l’occasione della sua apertura, di un prestito eccezionale, da parte del Museo Archeologico Romano della Capitale. Eppure, il percorso espositivo non termina nelle sale ma si dipana, grazie agli strumenti di approfondimento urbano forniti, nelle strade della “Venezia dolomitica” tracciando una carta archeologica a cielo aperto. Il pubblico di fruitori può in tal modo rivivere, nel Ventunesimo Secolo, la “ricchezza culturale di un’area di cerniera tra montagna e pianura”. 

 

– Giorgia Basili 

 

Museo Archelogico presso Museo Civico
Feltre, via Luzzo 23
Dal 30 aprile a tutto maggio:
dal lunedì alle domendica 10.30-13.00 e 15.00-18.00 – Previste aperture straordinarie e serali  https://www.visitfeltre.info/
Ingresso con Totem card che consente l’accesso a Museo civico, Galleria Rizzarda, Museo Diocesano, Torri del Castello ed ex Prigioni
(ridotta 8 euro, intera 10, famiglia 14)

Info e prenotazioni
Società Aqua srl 327/2562682
[email protected]
Ufficio Musei:  0439/885242  

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Giorgia Basili
Giorgia Basili (Roma, 1992) è laureata in Scienze dei Beni Culturali con una tesi sulla Satira della Pittura di Salvator Rosa, che si snoda su un triplice interesse: letterario, artistico e iconologico. Si è spe-cializzata in Storia dell'Arte alla Sapienza con una tesi di Critica d'arte sul cinema di Pier Paolo Pasolini, letto attraverso la lente warburghiana della Pathosformel. Collabora con diverse riviste di settore prediligendo tematiche quali l’arte urbana e il teatro, la cultu-ra e l’arte contemporanea nelle sue molteplici sfaccettature e derive mediali. Affascinata dall’innesto del visivo con la letteratura, di tea-tro e mitologia, si dedica alla scrittura di poesie per esprimere la propria sensibilità e il proprio pensiero estetico-critico su ciò che la circonda.